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Remigrazione e dintorni

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Remigrazione e dintorni

Urge regolamentazione della questione migratoria

Remigrazione è il termine ingegnerizzato dal think thank di Steve Bannon per fornire alle classi popolari impoverite e atomizzate uno sfogo al risentimento.

Milei, AfD, Reform UK, Vox, Vannacci sono gli aedi di questo programma nelle colonie dell’Impero.

Nel mondo euro-atlantico, l’importazione di un esercito di riserva, unitamente alla delocalozzazione delle imprese, è stato determinante per il passaggio dall’economia produttiva ed espansiva a quella finanziaria e della rendita, i confini sono stati abbattuti per far viaggiare le merci e, da che mondo e mondo, sono merce anche gli esseri umani. Va da sé che il travaso del terzo mondo nelle città del primo è un terremoto epocale.

“Remigrazione” significa “rimpatrio dei clandestini”, ergo sarebbe l’ottemperanza di una giusta legge dello stato che però non è nei mezzi né nelle possibilità di una società neoliberale. Altrimenti, tanto per fare un esempio, la Meloni l’avrebbe già ottenuta e trionfalmente sbandierata.

Vannacci e soci proveranno a aggiungervi il dispositivo distrattivo e spettacolare del rastrellamento e dell’espulsione coatta tentati da Trump nello scorso inverno, e a incanalare la rabbia popolare in una guerra fra poveri.

Chi ha ingegnerizzato questa bolla mediatica è perfettamente conscio del suo esito fallimentare rispetto a ogni fine reale, l’immigrazione clandestina è un sottoprodotto di quella regolare rispetto alla quale il sistema economico in nessun modo cambierà indirizzo.

Confindustria continuerà a richiedere flussi e la destra italiana, immersa nelle sue insanabili contraddizioni, glieli concederà.

Una regolazione della questione migratoria è assolutamente necessaria perché le nostre strutture sociali sono destinate a implodere, ma è possibile solo al prezzo di una profonda messa in discussione della natura neoliberale della nostra civiltà.

Finché il politico continuerà ad essere fagocitato dall’economico, non si potrà tentare di impostare nessuna soluzione.

La “remigrazione” senza una guerra al sistema economico, culturale, filosofico e valoriale che produce questo meltin pot anomico e nichilista è solo voglia di menare le mani contro chi è investito del disprezzo popolare.

La rabbia popolare nel veder consegnate intere porzioni urbane al degrado più assoluto è legittima, non ho mai detto il contrario. Abbiamo tutti un’aneddotica lunghissima rispetto allo sconcerto della violenza e della paura. L’anno scorso ho passato due notti in un albergo davanti alla stazione di Reggio Emilia, mi stavo sentendo male.

Il sistema non solo non ha i mezzi per contrastare questo fenomeno, ma in realtà lo produce perché ne ha intimo bisogno. Questi porti franchi risolvono molte esigenze sociali, creano la rarefazione necessaria alla compressione immobiliare capitalistica, ospitano le economie laterali dell’illegalità, contengono il disagio nelle aree non economicamente appetibili, etc.

Il problema della devianza va inquadrato tra l’anomia e lo sradicamento delle seconde generazioni e il meccanismo criminogeno di una clandestinità che è la condizione sociale di chi non ha niente da perdere, sarei curioso di capire quanto i ricongiungimenti allargatissimi cooperino a questi fenomeni.

Tornando al quid, la sovrastruttura è la società signorile di massa, la struttura è l’esercito di riserva e la deflazione salariale, l’esito è il degrado. Bisogna attaccarle entrambe.

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