Borse asiatiche in ribasso
Le Borse asiatiche hanno aperto la giornata del 2 luglio sotto pressione, trascinate al ribasso dalla correzione dei titoli tecnologici e dai crescenti interrogativi sulla sostenibilità degli investimenti globali nell’intelligenza artificiale.
Il brusco arretramento di Tokyo e il crollo di Seul non rappresentano soltanto una fisiologica presa di profitto dopo mesi di rialzi eccezionali.
Dietro i numeri delle piazze finanziarie asiatiche si intravedono tre dinamiche profonde destinate a influenzare l’economia globale nei prossimi anni: la maturazione del ciclo dell’intelligenza artificiale, il ritorno del rischio geopolitico e l’incertezza sulla futura politica monetaria americana.
La prima riguarda proprio l’intelligenza artificiale. Negli ultimi due anni il mercato ha trattato l’AI come una nuova rivoluzione industriale, riversando capitali senza precedenti nei semiconduttori, nei data center, nelle infrastrutture energetiche e nelle reti necessarie ad alimentare la nuova economia computazionale.
Il problema è che i mercati finanziari tendono spesso ad anticipare il futuro con un entusiasmo superiore alla capacità dell’economia reale di trasformare le aspettative in profitti.
È ciò che alcuni analisti definiscono oggi saturazione finanziaria dell’intelligenza artificiale, non la fine dell’innovazione tecnologica, ma il momento nel quale gli investitori iniziano a domandarsi se i ricavi futuri saranno realmente sufficienti a giustificare le valutazioni raggiunte dalle società del settore.
La domanda è semplice e al tempo stesso decisiva, chi riuscirà realmente a monetizzare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale?
La storia dell’economia suggerisce prudenza.
Nella metà dell’Ottocento il Regno Unito fu travolto dalla cosiddetta “Railway Mania”, la gigantesca corsa agli investimenti ferroviari che trasformò la geografia economica britannica e contribuì alla costruzione della prima economia industriale globale.
Le ferrovie cambiarono realmente il mondo.
Molte delle società ferroviarie nate durante quella fase, tuttavia, scomparvero nel giro di pochi anni, travolte da aspettative finanziarie superiori alla redditività effettiva delle infrastrutture costruite.
La rivoluzione era reale ma la bolla finanziaria che l’accompagnò lo era altrettanto.
Lo stesso fenomeno si sarebbe ripetuto oltre un secolo dopo con la bolla delle società legate ad internet alla fine degli anni Novanta.
Internet avrebbe cambiato il mondo, ma non tutte le aziende che promettevano di farlo sopravvissero abbastanza a lungo per beneficiarne.
L’intelligenza artificiale potrebbe trovarsi oggi esattamente in questa fase storica, quella nella quale il mercato smette di acquistare indiscriminatamente qualsiasi società associata all’AI e inizia invece a distinguere tra chi costruisce infrastrutture, chi vende pale e picconi e chi, invece, riuscirà realmente a trovare l’oro.
La seconda dinamica riguarda il ritorno della geopolitica nei mercati finanziari.
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, la vulnerabilità dello Stretto di Hormuz e l’incertezza sul futuro della sicurezza energetica asiatica continuano a rappresentare un elemento di rischio strutturale soprattutto per economie fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche come Giappone e Corea del Sud.
La calma apparente del Golfo Persico non ha eliminato il premio per il rischio incorporato nelle quotazioni dei mercati asiatici.
La terza dinamica riguarda, infine, la Federal Reserve.
I dati sul mercato del lavoro americano attesi nelle prossime ore determineranno in larga parte le aspettative sui tassi di interesse statunitensi. Un’economia americana ancora troppo forte potrebbe costringere Washington a mantenere il costo del denaro elevato più a lungo del previsto, riducendo ulteriormente l’appetito degli investitori per i titoli tecnologici e per gli investimenti più esposti alla crescita futura.
La combinazione di queste tre forze sta producendo il primo vero stress test finanziario dell’economia dell’intelligenza artificiale.
Non significa necessariamente che la rivoluzione tecnologica sia destinata a fermarsi.
Significa piuttosto che il mercato sta entrando nella fase più difficile e selettiva di ogni grande trasformazione industriale, quella nella quale occorre distinguere tra innovazione reale, aspettative finanziarie e semplice euforia speculativa.
L’intelligenza artificiale sappiamo che cambierà il mondo, ma la domanda che sta mostrandosi concretamente nelle borse è: quali saranno le aziende ancora presenti quando questa rivoluzione avrà terminato la propria corsa iniziale e iniziato a produrre valore reale?
La storia delle ferrovie britanniche e quella della rivoluzione di Internet suggeriscono che non tutte arriveranno alla destinazione finale.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


