
Le cose che non capisco….
La flottilia, oggi, dovrebbe essere in mare per una cosa davvero seria: chiedere a Israele di dichiarare che i coloni che assaltano i villaggi sono terroristi e agire di conseguenza. Oppure di dichiarare che lo fanno a suo nome. E sia il mondo a trarne le conseguenze. Tertium non datur. Ma di barche in mare non ne vedo. Di manifestazioni neanche. Di azioni politiche neppure.
Come si fa a chiamare piano di pace un piano di resa? Quello presentato da Trump è la presa d’atto – o, per meglio dire, l’esplicitazione della sua convinzione – che l’Ucraina ha perso la guerra. Non riesco a comprendere come si faccia a voler ritrovare la “diplomazia” – grande assente finora – solo nelle parole: dire resa anziché pace sembra brutto. Più comprensibile la reazione europea. Secca dirlo, ma oltre che politicamente – l’Europa non esiste: e se esistesse conterebbe come il due di coppe se la briscola è a bastoni, anzi in questo caso a denari – il suo “sforzo bellico” sembra non essere stato per niente efficace. Tranne per chi ha prodotto armi. E difatti la borsa lo segnala. Vedendoselo sbattuto in faccia, qualcuno lo capirà? Ah, saperlo.
Moody’s aggiunge il suo giudizio a quello del Financial Times. Chi conosce le regole della moderna negoziazione di borsa governata dai computer e dagli automatismi di vendita (con conseguente svalutazione) a seconda dei livelli di rating in caso di avvisaglie di crisi, forse apprezza la rivalutazione dei nostri titoli: non è solo una etichetta. Invece il mainframe è: sono tutti, fascisti ignoranti; ed hanno invece ragione Schlein, Conte e l’intera corte a contorno che ci dicono di uno sfascio in atto. E a tanti sento dire che Meloni si gloria di qualcosa che non c’è. Con questo assunto – comodissimo alibi per non entrare davvero nel cuore della questione “economia” – si continua a sommare pere con mele e si pretende che il risultato siano … arance. Giuro che non li capisco.
Ancora Moody’s. Si risale nella scala dei rating dopo 23 anni. Le motivazioni: “Il miglioramento del rating riflette un percorso coerente di stabilità e decisioni politiche che migliorano l’efficacia di riforme economiche e di bilancio e degli investimenti attraverso il Pnrr”. E poi si guarda “alla prospettiva di ulteriori azioni politiche a sostegno della crescita e del consolidamento fiscale oltre la scadenza del 2026” Vi è attesa per un debito in calo dal 2027 in poi. L’outlook stabile bilancia la possibilità di riforme che “potrebbero migliorare le prospettive di crescita dell’Italia”, ma anche del fatto che “il calo del debito dipende da una crescita robusta e deficit primari crescenti”.
Esattamente quello che sostengo da due anni ed esattamente quello che una buona opposizione dovrebbe fare: i fondamentali sono in risanamento: ora – solo ora – spazio a crescita anche con “deficit primari”. I creditori ci credono. Ora sarebbe il momento del progetto della sinistra: i panni sporchi li ha già lavati Meloni. Ma il progetto non c’è. E non capisco se ci sono o ci fanno.
Golden Power: la Ue apre la procedura d’infrazione verso l’Italia. “… tale normativa, così come applicata dalle autorità italiane, rischia di consentire interventi ingiustificati per motivi economici, compromettendo i principi della libertà di stabilimento e della libera circolazione dei capitali nel mercato unico…. “ La commissione dunque solleva obiezioni sulla norma cosiddetta Golden Power, riformata nel 2022 con il governo Draghi. “Sulla base delle valutazioni della sentenza risponderemo ai rilievi …” dice Giorgetti. Che ce ne frega? E’ un messaggio a chi immagina interventi sulle banche ai limiti ed oltre le leggi, e magari inserire elementi di freno alla “libertà di stabilimento” ovvero intaccare la libertà piena di impresa. Che cosa non capisco? Come si possa continuare a non capire.





