Vorrei capire chi è che riesce a spiegare al popolo perché il Giappone con un debito pubblico del 250% del PIL, una crescita del PIL che langue ed anzi tende alla recessione, l’inflazione al 3% con un calo dei consumi, il Giappone dicevo, malgrado tutto, gode di rating alti: A+ per S&P, A per Fitch e A1 per Moody’s.
A titolo di confronto, i nostri BTP con un debito pubblico poco sopra il 135% e inflazione e crescita di PIL migliori sono valutati rispettivamente BBB+/BBB+/Baa2: un paio di livelli sopra la “spazzatura” cioè soggetti a quelle speculazioni che tanto piacciono a Soros e Buffet, con una crescita nella zona di un minimo di relativa sicurezza solo nell’ultimo biennio.
Ho fatto questa premessa perché continuo a leggere critiche alla manovra di bilancio 2026. Vi sono giudizi politici espressi come tali e quelli mascherati dietro vantate conoscenze economiche. I primi li posso condividere o meno: ma sono del tutto lecite e li rispetto. I secondi li considero una vera e propria truffa.
Con conseguenze a loro volta economiche: spostano in basso l’indice di fiducia dei consumatori e dunque sono mine vaganti, come testimonierebbe ogni testo su tale scienza. E creano perplessità negli investitori. E pongono dubbi ai finanziatori del nostro debito.
La faciloneria con la quale si parla di manovra recessiva, di mancata espansività, di viaggiare verso la rovina, la recessione, il disastro, non riesco ad accettarla. Affermarlo, senza dire perché e cosa comporta in positivo oltre che in negativo la “prudenza” mi fa torcere le budella.
Quando vedo alzarsi in piedi, a comando, centinaia di parlamentare con uno stesso cartello in mano, ordinati burattini che completano l’immagine da vergogna di un Parlamento di peones, nella sostanza esautorato dalla sua prerogativa di legiferare anche e soprattutto sull’economia, capisco che ci vorrà una rivoluzione per cambiare. Ma non quella dei cortei o quella del turpiloquio.
Una rivoluzione culturale che escluda dalle sue normali attività la piazza, il populismo, la demagogia. Che ripristini la scienza da affiancare all’arte della politica. Per tornare ai livelli di cultura e vivere sociale che avevamo e che si è fatto a gara per distruggere.




