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UNA GRAVE SCONFITTA EUROPEA

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di Francesco Pontelli

La prima debacle europea si registra, per ora, nell’ambito della comunicazione. 

Partendo dal presupposto che anche un solo morto conseguentemente ad una guerra rappresenti già un costo insopportabile; tuttavia, la crisi russa ucraina in termini di vite perse rappresenta, nella sua macabra contabilità, una “guerra regionale” con circa 70.000 (*) soldati russi e 31.000 (*) soldati ucraini deceduti in due anni.

Decisamente molto lontani, anche considerando queste cifre come una   premessa, rispetto ai circa 60 milioni di morti provocati dalla seconda guerra mondiale, troppo spesso evocata a sproposito all’interno dell’Unione Europea.

In questo contesto di forte tensione va comunque considerato come, a livello di comunicazione, L’Unione Europea abbia già perso la propria guerra attraverso il proliferare dei continui appelli di tutti i vertici istituzionali, ribaditi anche i giorni scorsi, con l’obiettivo di fornire una base di consenso, necessaria per giustificare i maggiori finanziamenti per gli armamenti e preparare la popolazione europea ad un evento bellico magari di natura atomica.

La gestione di una situazione del genere dovrebbe vedere le massime cariche istituzionali lavorare in un assoluto riserbo, cercando di assicurare l’obiettivo che garantisca le condizioni per assicurare l’incolumità delle popolazioni europee, senza per questo lanciare allarmi e proclami giornalieri, finalizzati solo ed esclusivamente a giustificare le proprie opzioni belliche.

Se si considerasse la guerra con Putin, una delle possibili evenienze le massime istituzioni europee dovrebbero lavorare per l’attivazione delle contromisure militari necessarie nella più assoluta discrezione, in modo da non allarmare la popolazione e non creare un ulteriore problema ad un sistema economico già in fortissima difficoltà.

Non risulta difficile comprendere come un investitore non avrebbe alcun interesse economico e tantomeno investirebbe all’interno di un possibile scenario di guerra, avendo la possibilità di dirottare i propri progetti di sviluppo nel resto del mondo come Stati Uniti Cina India, disponibili a riceverli essendo lontani dagli scenari di guerra europei.

Questo comportamento delle massime istituzioni europee dimostra una assoluta incapacità nella gestione della crisi internazionale e, nello specifico, una assoluta inadeguatezza in relazione agli effetti delle proprie azioni, anche solo a livello di comunicazione.

Gli stessi vertici europei che avevano previsto nel 2022 solo pochi mesi l’inizio della guerra il collasso dell’economia russa, ora sostengono la necessità della creazione di un esercito europeo magari coadiuvato da un arsenale nucleare. Non avendo, tuttavia, a due anni dall’inizio del conflitto dimostrato alcuna competenza, la fornitura di ulteriori strumenti finanziari e di guerra potrebbe rappresentare un vero problema e pericolo.

La Guerra della comunicazione l’Unione Europea la sta già perdendo, perché sta ponendo le basi per rendere lo scenario economico europeo, anche se solo per ora in termini di prospettiva futura, uno scenario di guerra con tutte le conseguenze che ne derivano, semplicemente attraverso le irresponsabili dichiarazioni dei vertici istituzionali europei quanto della NATO.

(*) cifre attendibili ma frutto di una stima.

Autore

  • Redazione

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