Home Opinioni UN VUOTO POLITICO DERIVATO DALLA MANCANZA DI UN’AUTENTICO PARTITO RIFORMISTA

UN VUOTO POLITICO DERIVATO DALLA MANCANZA DI UN’AUTENTICO PARTITO RIFORMISTA

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di Antonio Foccillo

Dopo le elezioni in Basilicata, se si potesse scherzare si potrebbe dire: cercare la sinistra anche usata.

Il Pd ha fallito e non da oggi. Non è stato capace di avviare seriamente una riflessione compiuta su come ha sbagliato nel non affrontare la questione socialista.

Ha rincorso le politiche economiche imposte dalla finanza internazionale, invece di fare i conti con la storia e di difendere, con strategie e politiche, quelli che stanno peggio; quelli che non hanno lavoro; quelli che lo perdono; quelli che soffrono; quelli emarginati; quelli che muoiono sul lavoro; quelli che hanno bisogno di essere rappresentati, in quanto nessuno li aiuta.

Un Paese, il nostro, che è senza una programmazione e una strategia industriale e ha perso le sue aziende migliori, svendute dal ’92 in avanti.

Un Paese che ha la più alta tassazione, la più alta evasione e i più bassi salari. Non parliamo della situazione in cui versano le pensioni. Ancora, una sanità pubblica al disastro e la gente non si cura più, perché non ha le possibilità economiche per andare a pagamento nella sanità privata.

Un Welfare che fa acqua da tutte le parti, anche per l’incapacità di trasformare la precarietà e lo sfruttamento in contratti a tempo indeterminato per riequilibrare le sue entrate con le uscite.

Un Paese dove tutte le forme di rappresentanza sono in crisi e si parla sempre più spesso di diritti da salvaguardare o attivare, ma si ha l’impressione che tutti questi concetti siano impiegati senza dare loro il vero significato.

Pertanto, bisogna anche rispondere alle contingenze dei giorni nostri e riconoscere: il diritto al lavoro, quando ancora esistono larghe sacche di disoccupazione, sempre più ampie per la crisi economica; il diritto fondamentale alla salute, quando l’organizzazione sanitaria del paese, le condizioni ambientali e l’assetto del territorio non sono in grado di assicurarlo pienamente; il diritto allo studio, quando, di fatto, può accadere che le condizioni sociali, economiche e ambientali non consentano ai capaci e ai meritevoli di raggiungere i più alti livelli degli studi, etc.

In questi anni, inoltre, si è massificato tutto. Si è limitata la possibilità di diversificarsi con le proprie idee, imponendo il pensiero unico, determinando così un’uguaglianza fittizia, perché tutti sono costretti a ragionare allo stesso modo.

Negli ultimi decenni, il cittadino non si identifica più nella realtà socio-politica, proprio a fonte dei tanti diritti ridimensionati, perché si è rotto il cosiddetto “patto sociale” che si fondava sui principi dell’Illuminismo.

Le stesse disuguaglianze su tanti fronti non solo permangono ma si stanno allargando.

Quando questo avviene, è messo in discussione, non solo il diritto di cittadinanza, ma anche le libertà individuali e collettive che contribuiscono a sostenere il principio delle uguaglianze.

È necessario quindi partire alla ricerca dei fondamenti sociali, morali ed etici che permettono di distinguere i comportamenti umani.

Per me, questo è il campo dove deve impegnarsi la sinistra.

Deve battersi per migliorare le condizioni di tutti, per rilanciare nuovo sviluppo; per investire sul risanamento del territorio e su infrastrutture materiali e immateriali; per creare e ridistribuire nuovamente la ricchezza; per rispristinare la democrazia economica e industriale; per abbattere apatie e riproporre partecipazione e militanza.

Oggi, in Italia manca l’area laica e socialista che insieme alla cultura liberale e democristiana avevano fatto diventare il nostro Paese la quinta potenza mondiale, e avevano costruito una rete di diritti democratici, civili, politici e sociali che erano all’avanguardia.   

Da qui bisogna partire, ripristinando tutele e diritti, contemporaneamente chiedendo di rispettare i doveri, ma soprattutto creare una comunità in cui tutti si sentano cittadini e non sudditi.

E, infine, visto che stiamo avvicinandoci al 25 aprile ed al primo maggio, non dimenticare i tanti eroi caduti per la libertà e la democrazia.

Riaffermare nuovi ideali per ripristinare la centralità dell’uomo su tutto il resto e il valorizzare e il rispetto del lavoro e di chi lavora.

Qualcuno può pensare che questo mio pensiero sia fuori della storia ed sia solo utopia. Ma se si vuole realmente fare un esame di quello che avviene in ogni elezione bisogna umilmente prendere atto degli errori e programmare il futuro in modo diverso.

Non voglio dare o fare lezioni a nessuno, perché ognuno ha diritto anche di sbagliare, ma vorrei che si aprisse un dibattito vero per uscire da questa sindrome di accettazione della perenne sconfitta.   

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  • Redazione

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