Il Belpaese degradato
Alemanno e Tortora, fotografia di un Paese che sa correre solo verso il peggio.
Potevano anche solo stare zitti e comunque quelle immagini rappresentano un Paese che non impara niente.
Niente. Che crea mostri e li santifica, che crea mostruosità e le codifica. E si ripete. Sempre in peggio.
Alemanno era già stato in galera, nello stesso carcere, nella stella cella addirittura, 40 anni prima, per un attacco all’ambasciata americana.
40 anni fa quel carcere, Rebibbia, era uno studentato dice, adesso un manicomio. In quella cella 40 anni fa erano in 4 oggi in 6.
È la fotografia di un Paese che sa solo peggiorare. Che non impara niente dal suo peggio, che sa solo farlo diventare peggiore.
Sino agli insulti alla Ministra Roccella nel momento in cui le muore il marito. Barbari.
Sino ai 5 anni di galera, e 5 anni proprio perché deve andare in galera, in queste galere, di Mauro Moretti per “responsabilità oggettive”. Barbarie.
Non c’è niente da fare.
Alemanno dice che, attenti, può capitare a tutti, ma tutti, quasi tutti, agiscono e vivono come se debba capitare solo agli altri.
Siamo anche abituati a contestare agli altri, spesso, comportamenti che, se ci guardiamo allo specchio, molto spesso, ci riguardano.
Ma non li vediamo in noi, li vediamo solo negli altri.
È un fenomeno dissociativo.
Vediamo il male in chiunque per non vedere quel che c’è in noi.
Godiamo delle sfortune altrui per non fare i conti con noi stessi.
Odiamo le fortune altrui per nascondere a noi stessi i nostri limiti.
E odiamo. Odiamo. L’odio sociale è il veleno che ci attraversa da 40 anni circa.
E il sospetto. La cultura del sospetto.
Odio sociale e culturale del sospetto dominano la nostra vita. Sino alle curve di Garlasco. Sino alla informazione dei talk che che fa diventare la paura show, spettacolo, che coltiva il peggio di noi. Che ci deprime e ci incattivisce.
Tutto questo è un percorso parallelo. A cosa?
Alla fine della politica.
Alla fine dei partiti.
Alla trasformazione dei corpi intermedi, sindacati, categorie, in apparati burocratici.
Non ci sono più luoghi dove si impara a vivere, a studiare, a dialogare, a sbagliare, a perdere e a vincere. Dove se dici stupidaggini c’è qualcuno ti dice che sono stupidaggini non “disagio sociale”.
Tutto si è trasferito sui talk e sui social e nei tribunali e tutto è degradato. Tutto.





