
di Nino Orlandi
Gli dà un fastidio, ma un fastidio, ma un fastidio, che il libro più letto oggi sia quello di un generale. Mica di un “intellettuale” dei nostri tempi come Saviano, o Severgnini, o Augias alias Donat.
Non si danno pace: e mica per le vendite. La vera ragione è che non si rassegnano all’idea che, dopo quasi ottant’anni di martellamento da parte della loro “intellighenzia” per creare quell’ “Uomo Nuovo” che doveva liberarsi dai pregiudizi e dalle altre stupidaggini della cultura tradizionale, un signore con la divisa ha scritto che la “cultura” LGBT, globalista, metoo, cancel e via dicendo “è una cagata pazzesca”.
I 130 minuti di applausi scroscianti e ininterrotti che ne sono seguiti, li hanno annichiliti. Il tutto al di là dei contenuti e dei modi a volta rudi.
E allora che fanno, che dicono? Che loro, non essendo fascisti, non fanno i censori. E che magari lo leggeranno anche, ma dopo aver letto, o riletto, che so, “Ulisse”, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, “Guerra e Pace”, cioè dei classici che sono scritti meglio e sono senza dubbio più universali e più importanti del libro del generale.
Ma allora perché leggevano Saviano e la Murgia?





