
di Savino di Scanno
La vita è piena i paradossi, spesso sintesi di stupidità, avidità, negligenze, pigrizie e tanto altro.
Viviamo una realtà di profondo disagio sociale, economico r morale. I modelli culturali sono al limite della “decente sostenibilità”. Tra social e carta stampata, amene ed idiote trasmissioni televisive, si sopportano le lezioni di vita da chi da oltre 30 anni ha detto e fatto tutto ed il contrario di tutto senza alcun pudore nel sostenere le pur minime responsabilità per i danni prodotti ma con l’ardire di voler pure insegnare come fare a vivere e lavorare.
Tra una guerra in Europa dove i russi invasori della Ucraina ormai sembrano senza argine decisi ad imporre un nuovo assetto geopolitico all’antico continente, una influenza cinese senza precedenti nel settore economico, una guerra in Medio Oriente dove i macellai di Hamas continuano a trovare consensi tra le élite radical chic nostrane a differenza di chi scrive che è sempre e da sempre per Israele, ebbene assunto ciò il nostro Parlamento è impegnato a discutere la questione del “terzo mandato” con particolare attenzione al rinnovo delle cariche di governatori delle regioni che hanno contemplato anche manifestazioni folcloristiche di chi potrebbe sostenere con ampio titolo ruoli della commedia di Edoardo.
Non basta. Chi scrive, ormai avviato sulla strada dell’autunno della propria esistenza, per vari anni nella lunga esperienza professionale ultratrentennale, si è trovato ad affrontare tematiche come il “turnaround aziendale” per imprese a matrice familiare. Dato che si scrive sempre su elementi di esperienza diretta lasciando ai conferenzieri italici le dissertazioni accademiche dalle scrivanie universitarie o ministeriali, è il tema citato una questione di grande delicatezza a forte impatto economico e finanziario. Come modello tra i più duraturi nel tempo si può citare il caso aziendale della Fabbrica d’Armi Pietro Beretta s.p.a. fondata nel 1526 considerata tra le più antiche imprese al mondo tanto da far parte dell’esclusivo circolo degli “Henokies”. Caso più unico che raro è oggetto di costanti studi da parte di tutte le facoltà economiche mondiali.
Nella vita pratica solitamente le aziende a matrice familiare non sostengono al massimo il passaggio alla terza generazione.
In politica le questioni sono diverse, come sono diverse le tematiche dei processi di carriera nella pubblica amministrazione, risultati di tempi e periodi differenti, ma sembra che da noi determinate abitudini siano difficili a mutare.
Si vuole scrivere di nepotismo, clientelismo, corruzione, offesa a meriti e competenze, elevazione della mediocrità a merito pubblico?
Scriviamo che possono essere la somma di quanto sopra espresso. A questo punto sarebbe necessario anche affrontare le dinamiche della formazione scolastica, professionale, amministrativa e societaria ove negli ultimi anni divisioni di “yes man” hanno affossato processi industriali importanti basti pensare al caso limite della vicenda ILVA.
E’ un argomento vasto ed affascinante. Ma qualche approfondimento può essere interessante. Ti propongo, caro lettore, il principio della “trasmissione della conoscenza” che in antichità significava l’instaurazione del rapporto tra “maestro e discepolo”. Cosa accadeva…accadeva che ad un certo punto, quando il maestro lo riteneva pronto, allontanava il discepolo in modo che si potesse affermare grazie alle sue qualità, e spesso lo faceva” ritirandosi” perché il suo compito, appunto quello di trasmettere conoscenze, era terminato.
Quale è il compito di un Padre? Più o meno lo stesso. Educare, formare, avviare alla vita i propri figli dando loro la certezza che mai verranno abbandonati ma che “dovevano” abbandonare la domus perchè dovevano vivere in piena libertà la loro vita.
Sembra facile….
Invece, sempre nella pratica, il sistema sociopolitico è incancrenito. Le vere guerre, ferocissime a tutti i livelli ed amministrazioni, sono per le “poltrone” che una volta conquistate neanche i carri Leopard di nuova generazione sono in grado di espugnare. Sono processi così condizionanti che, sempre nella pratica, il nuovo governo ha nei fatti confermato tutta la vecchia amministrazione in tutti i settori ed in questi giorni nella Capitale è partito l’ennesimo assalto alla diligenza per le cariche in circa 500 posizioni apicali della pubblica amministrazione mettendo in serio affanno le moltitudini di centrali di ascolto delle amministrazioni proposte a verifica della “qualità” delle scelte.
Si dovrebbe avere coraggio. Si dovrebbe avere il coraggio di mandare a casa, anche perché le pensioni riconosciute permetterebbero di vivere sempre bene, buona parte degli attuali vertici iniziando ad abbassare il livello anagrafico dei dirigenti e responsabili di tutti i livelli. SI dovrebbe avere il coraggio di stabilire criteri di merito su “fatti concreti” ed obiettivi perseguibili ed importanti e non sui vantaggi derivanti dall’accompagnare dal parrucchiere l’amante di turno del potente di turno tanto per fare uno degli esempi più semplici.
Pensaci caro lettore e forse, così facendo, i nostri migliori giovani non vivrebbero il dramma di abbandonare l’Italia per vedere valorizzata la propria professione.
Basta. Ci avete stancato. Andatevene a casa. È tutto da dimostrare che valete qualcosa visto come è ridotta l’Italia. E’ tutto da dimostrare che nel Belpaese non ci siano risorse qualificate, capaci, intelligenti ed idonee a trovare soluzioni utili per il benessere di tutta la popolazione.
Basta. Andatevene in barca con i vostri amichetti ed amichette, andatevene sulla neve, oziate nei vostri appartamenti di lusso mentre la gente che lavora suda per arrivare a saldare i conti di fine mese.
Basta. Tutti siamo necessari ma nessuno ed indispensabile ed a pensarci bene Voi non lo siete mai stati né necessari né indispensabili.





