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LE INCOGNITE DELLE ELEZIONI IN SARDEGNA

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Giorno dopo giorno l’argomento che domina la scena politica sono le elezioni regionali della Sardegna. La regione è stata governata dal centrodestra e guidata dall’uomo forte della Lega, il governatore Solinas, che sulla sua riconferma ha trovato quale ostacolo il partito della premier Meloni e la premier stessa. La Meloni ha rivendicato da subito la candidatura del suo rappresentante, cioè il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu. In soccorso alla Meloni è giunto la notizia che Christian Solinas era indagato dalla Procura di Cagliari per corruzione.

Eliminato Solinas, per Giorgia Meloni è stata una passeggiata imporre il suo candidato Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari. Questo è quanto è avvenuto nel centrodestra. Per quanto riguarda il centrosinistra del ” campo ristretto “, il M5S di Conte ha imposto la sua candidata, cioè la ex viceministra Alessandra Todde, nel mentre il PD di Elly Schlein, rinunciando alle primarie, perdeva il sostegno dell’ex suo governatore, Renato Soru, che si presenta candidato presidente con il sostegno di Azione di Calenda, di Italia Viva di Renzi e di Rifondazione comunista.

Le incognite di tali elezioni sarde sono presenti sia a destra che a sinistra. A destra vi è l’incognita del comportamento che assumeranno i sostenitori di Solinas, accantonato senza alcun riguardo. Potremmo assistere al fenomeno di astenersi dal voto, di recarsi al voto e votando scheda bianca, oppure recarsi al voto ed esprimere il voto disgiunto, cioè votare la lista della Lega e votare Soru come presidente. Se lo stato d’animo delle truppe di Solinas fosse ancora di cocente delusione, potrebbero votare anche la Todde, facendo perdere la Meloni e il suo candidato Truzzu. A tal proposito, non va sottaciuto anche la sottile polemica e divisione sulla proposta della Lega per il terzo mandato, sul quale il partito della Meloni è apertamente contrario.

Una sconfitta della Meloni in Sardegna potrebbe essere anche l’inizio di una slavina. Per poi assistere alla sconfitta alle regionali dell’Abruzzo, dove il candidato del centro-sinistra Luciano D’Amico, può contare su un vero e autentico ” campo largo “.Per la Meloni, si potrebbe verificare la previsione del socialista Rino Formica, che ” la furbizia in politica dura poco. Molto poco “. E per Formica, ” Giorgia Meloni è più furba che intelligente “. A sinistra l’incognita è rappresentata da Soru, che accreditato di un 10-11% potrebbe contribuire a far perdere la Todde, accreditando così la tesi dei ” riformisti del PD”, che con il M5S non si vince.

Ma una eventuale vittoria della Todde, potrebbe avvantaggiare solo Conte e non la Schlein. Conte ne uscirebbe rafforzato e potrebbe continuare ad indossare le diverse maschere, saltando da Schlein a Salvini, da Trump a Berlinguer, da riferimento dei progressisti ai populisti, da chi finanzia la produzione delle armi e quello che invece le armi all’Ucraina, invasa dalla Russia di Putin, non vuole mandarle e gioca la carta del pacifismo. Il giornalista Fabrizio Roncone, lo descrive come ” un camaleonte spietato “, di chi un giorno abbraccia la Schlein, ma il giorno dopo ” non si presenta all’appuntamento, perché fa gli occhi dolci alla Lega di Salvini “.

Sempre secondo Fabrizio Roncone, Conte è ” abilissimo a interpretare i peggiori istinti populisti dei grillini “. Il dato veramente pazzesco, sempre secondo Roncone, “resta un altro: e cioè che uno come Conte (pupillo di Trump Oh, Giuseppi) è già stato premier addirittura due volte “. Staremo a vedere a chi porteranno fortuna le elezioni regionali della Sardegna e se sarà l’inizio di una slavina a destra e di uno sgretolamento a sinistra. Oppure, un consolidamento della destra e il declino della sinistra. Oppure la rinascita della sinistra e la sconfitta della destra. Ma di quella sinistra che ipotizza la Bonino, cioè il PD della Schlein, Azione di Calenda, Italia Viva di Renzi, i Verdi di Bonelli, la sinistra di Fratoianni e + Europa di Magi, cioè quelli che per la Bonino si definiscono ” liberali e progressisti “.   

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  • Redazione

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