
di Sergio Restelli
Tra vuoto e pieno. In questa giornata di festa, cammino in solitudine lungo strade deserte che si stendono di silenzio surreale, mentre una pioggerellina leggera fa danzare le gocce nell’aria, e un fruscio di passi è solo un eco lontano. Le auto abbandonate, come se godessero di questa pausa inaspettata, mentre luci di lampioni tracciano il bagnato asfalto creando i riflessi magici di uno scenario così insolito. Il profumo della pioggia si mescola con quell’aria fresca e umida che suscita dolce nostalgia: ricordi di tempi passati e sogni da inseguire. Il rumore dei pensieri affolla la mente, un attimo di sosta, nel contemplare ogni dettaglio con occhi da poeta. La pioggia scende leggera e mi accarezza il viso, ricordandomi che la natura possiede un incanto indomito, così, passeggio in silenzio, ascoltando pensieri, guidati dalla danza delle gocce tra gli alberi. Il rumore dei miei passi crepa il silenzio, mi sento parte di un universo che si offre in comunione, e rifletto sul vuoto, non solo come è immaginato, ma anche su come viene definito in fisica e filosofia. Caro vuoto, sei una presenza enigmatica dentro di me.
Alcuni tra i più perspicaci filosofi avevano sostenuto che il pensiero umano avrebbe avuto origine da una domanda assillante: “Perché c’è l’essere e non il nulla?”, questa domanda aveva generato la ricerca della comprensione dell’essere e dell’esistere, e ora in questa solitudine, mi pongo un’altra domanda altrettanto intrigante: “Perché c’è questo vuoto dentro di me? “Perché’ chiamo questo vuoto “vuoto”, anziché “nulla”, e penso che non sia in contrapposizione all’essere, mentre il nulla rappresenta l’assenza di esistenza, tu vuoto, sei una realtà che non coincide con il nulla. In fisica, sono interessati a osservarti nelle vesti di “un vuoto quantistico”, che possiede energia e viene descritto come uno “stato di energia minima”.
Da questo tuo stato, talvolta, osservano l’emergere dal tuo dentro fluttuazioni e vibrazioni che generano particelle e da cui persino l’universo stesso. Quindi, caro vuoto, da te nasce tutto, tanto che quando raggiungo la pienezza, sperimento solo la ripetizione dell’identico, in un ciclo senza fine. È quando la tua presenza prende il sopravvento che permette la nascita del mio nuovo,e il creativo si fa inatteso e libero. Sei la condizione della mia creatività e della mia libertà. Tuttavia, purtroppo ti capita di agire a volte come un vortice che aspira continuamente, creandomi una tensione incessante e fastidiosa. La mia identità non può essere completamente definita dalle caratteristiche fisiche, psichiche o intellettuali, perché tu, vuoto col rigenerarti, mi rendi strutturalmente non-finito, indefinito, imprevedibile e quindi creativo. Tu solleciti il mio desiderare, generato dalla tua necessità intrinseca di essere riempito e io penso di identificare il desiderio come l’essenza stessa dell’essere umano, poiché posso desiderare solo perché sento la mancanza di qualcosa e allora la privazione, la mancanza, è la tua origine, caro vuoto.
Osservando i miei simili, osservo che molti sono abitati da una tensione somigliante, però presi da una ricerca costante di distrazione e occupazione, come se non riuscissero a stare tranquilli con sé stessi. Penso e sottolineo che l’infelicità deriva dal non saper rimanere in solitudine, che questo stato d’animo derivi da te, caro vuoto, che ci trattieni in una trappola strutturale dalla quale non possiamo sfuggire sino alla fine dei nostri giorni e penso che allora che la religiosità sia un come “ciò che l’individuo fa della propria solitudine. La solitudine è un altro attributo che ti confà caro mio perché la nostra religiosità comporta il vivere la tua solitudine come la presenza di qualcosa di più grande di noi stessi. In questa silenziosa giornata, ho realizzato che le mie certezze dipendono da te e quindi devo donarti cura, proteggerti dalle influenze esterne e resistere alla tentazione di riempirti a tutti i costi.
Custodirti è il cammino verso la mia indipendenza spirituale, la più grande conquista è saper essere per sé”. La partita della vita si gioca dentro di me con te, caro vuoto. Cercherò‘ di riservarci un luogo tutto nostro, indipendente, dove trovare la nostra vera libertà e solitudine. Se ti manterrò pulito e terso, diventerai il mio rifugio più sicuro, come insegnano le tradizioni spirituali. Conoscerti meglio comporterà l’imparare a stare in ascolto, a zittire la mente e a percepire il suono del tuo silenzio. È il compito più importante che abbia da intraprendere, iniziando da questa giornata in cui le strade deserte sembrano sorridere al mio intimo silenzio.





