
di Angelo Giubileo
Caro Direttore, ho letto con molta attenzione l’articolo di Vincenzo Olita pubblicato ieri con il titolo “UN CONTINENTE, UN PAESE, UNA SOCIETA’ DISTOPICA”. Conosco Vincenzo, e mi onoro di essere suo amico e pertanto so che non me ne vorrà affatto se scrivo qualche riga di commento a questa sua manifestazione inveterata di ribellione.
Nel racconto di questa Sua personale “apocalisse”, ritengo emerga il vero ed ultimo significato della rivelazione cristiana. Dal Chrestos-Salvatore dei Greci all’Agnello-Occisus dell’Apocalisse: “Tu sei degno di ricevere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato ucciso e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo, nazione; tu li hai costituiti per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra”. Nel suo splendido saggio, pubblicato postumo, Sotto gli occhi dell’Agnello, Roberto Calasso termina il cammino della propria via, così sintetizzando: “L’Agnello conosce ciò che il Veggente conosce. Ma nessun altro lo può. È l’ordine del mondo e al tempo stesso il suo destino. Non c’è nulla che vada oltre”.
In realtà, si tratta di “il tempo degli oracoli” – a differenza di quel che scrive Plutarco: eterno, che cioè è durato dura e durerà per tutto il tempo che è stato è e sarà. Così che, nella continuità dell’unica ed eterna Tradizione, non debba sfuggire ad alcuno il significato del termine aggettivale greco chresterios, -a, -on derivato di chresterion, -ou, che, nell’uso del greco antico, sta per “oracolo, responso” ma anche “vittima, sacrificio”. Tutto ciò che il Veggente sa e che serve.
Ma, anche al di qua e ben al di là di ogni detto o profezia esoterica, ecco cosa dice in ordine alla rivelazione, quella definitiva dell’Agnello dell’Apocalisse, Piero Stefani: “nell’immaginario cinematografico, come in quello comune, la parola apocalisse evoca più distruzione che guarigione, più catastrofe che salvezza, cosicché quest’ultima assume, per lo più, l’aspetto di puro scampo. La sussistenza del mondo “COSÌ COM’È”, che per la speranza apocalittica era apparsa un’inaccettabile forma di rassegnazione, rischia, ora, di apparire conseguimento supremo. Quanto all’inizio sembrava poco, alla fine appare molto”.
In proposito, non approfittando oltre dello spazio concesso, mi piace tuttavia fare due brevi cenni esemplificativi. Il primo, interrogativo, tratto dal film Il silenzio degli innocenti, allorquando Hannibal Lecter, il cannibale protagonista del film, dice all’ispettrice Clarice, una sorta di suo alterego: Coraggiosa Clarice… me lo farai sapere quando quegli agnelli smetteranno di gridare, vero? Il secondo, di risposta, tratto da internet, che parla e descrive “la Storia immobile del popolo siciliano mediante la locuzione “Munnu ha statu e munnu è”, nel senso che il mondo è sempre lo stesso, nel passato e nel presente (il futuro non è mai appartenuto ai siciliani)”.
Allora di via resta soltanto una parola che: è (Parmenide).





