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TOGLIERE AI RICCHI PER DARE AI POVERI?

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di Achille Nobiloni
 
Fare Robin Hood è facile: togliere ai ricchi per dare ai poveri, specialmente a parole, lo sanno fare tutti. Il punto è capire chi sono veramente i ricchi e chi i poveri.
E’ ricco chi in quarant’anni di lavoro è riuscito a comprarsi tre appartamenti? E’ ricco il professionista che lavorando dodici ore al giorno denuncia un reddito lordo di 350.000 euro l’anno? E’ ricco chi lavorando in proprio ha costruito un laboratorio con una decina di dipendenti e fattura 2,5 milioni di euro? E’ ricco chi ha messo in piedi una fabbrica, o gestisce quella avviata dal padre o dal nonno, con cento operai e fattura 30 milioni?
Qui in Italia è considerato non ricco ma “super ricco” chi ha uno stipendio di 100.000 euro l’anno o una pensione, rigorosamente “d’oro”, di 3.500 euro al mese… figuriamoci chi lavora in proprio o ha messo su un’impresa, piccola o grande che sia, mentre la maggior parte dei poveri è chi non ha mai lavorato o, pur lavorando, lo ha fatto in nero e non ha mai versato contributi previdenziali!
Dice: “Ma ci sono le disuguaglianze; è giusto riequilibrare; occorre togliere a chi ha troppo e dare a chi non ha!”. Ok, ma chi è che ha troppo e chi è che non ha?
Ma quando tu governo vai a bloccare l’adeguamento delle pensioni al di sopra dei 2.100 euro al mese (a quelle da 5.000 euro anziché riconoscere l’aumento Istat di 365 euro addirittura ne dai solo 70) e invece di prevedere aliquote fiscali più alte per i redditi più alti prendi l’aliquota marginale del 43% (cioè l’aliquota IRPEF più alta) e la applichi non più al di sopra dei 75.000 euro di reddito annuo ma al di sopra dei 50.000, non stai facendo redistribuzione dei redditi e della ricchezza… stai semplicemente facendo un allineamento verso il basso. Poi ci lamentiamo se l’industria e il commercio stagnano, i consumi non aumentano e fabbriche, laboratori e negozi sono in crisi o chiudono.
Il fatto è che se la coperta è troppo stretta non serve tirarla di qua o di là: occorre una coperta più grande ma procurarsi un coperta più grande (rilanciare la crescita economica) è più difficile e allora si è sempre preferito fare i Robin Hood: togliere a chi ha di più per dare a chi ha di meno.
Insomma anziché cercare di far crescere il Paese è più facile fare i buoni con i soldi degli altri: dei non ricchi fatti passare per ricchi e di quella piccola borghesia – classe media che va progressivamente sparendo.
Giorni fa ho letto un articolo sul Corriere della Sera in merito al funzionamento dei banchi di pegni o monti di pietà o come si chiamano e la cosa che mi ha colpito di più era lo stupore degli stessi impiegati che vi lavorano di fronte al crescente uso che ne fanno impiegati, quadri, professionisti, cioè proprio la classe media di cui vediamo e temiamo la progressiva scomparsa.
E’ davvero così che si combattono le disuguaglianze o non sarà che in questo modo si finisce con l’accentuarle?
Ora al governo c’è il centrodestra che promette grandi riforme ma da quel che leggo negli scritti di amici che ne sanno più di me mi sembra non ci sia da aspettarsi granché di buono, specialmente nella lotta all’evasione su cui però anche i governi precedenti non mi sembra abbiano brillato poi molto.
Insomma comunque la si metta mi pare di capire che la materia fiscale, da una parte e dall’altra, più che come leva di rilancio dell’economia sia stata e sia usata principalmente a fini di propaganda politica in cerca di sostegno elettorale, con buona pace di quelle classi medie e mediopiccola borghesia sparite le quali allora sì che il Paese risulterà diviso tra poveri veri e veri ricchi e tutto, nella politica come nell’economia e nel sociale, risulterà veramente più difficile.

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  • Redazione

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