
Prima o poi i nodi politici di fondo, anche nel mondo della sinistra come all’interno del sindacato italiano, vengono al pettine.
Le troppe contraddizioni di una doppia morale assunta come bussola di riferimento storicamente pesano e costringono questi attori della politica e dell’economia, in una situazione complessa come quella attuale, ad osservarsi e guardarsi allo specchio con spirito critico.
E pur vero che un esame di realtà è sempre salutare e molti episodi messi in fila segnano tendenze irreversibili che vanno ben elaborate.
La crisi evidente di leadership aggiunge un certo stato d’angoscia.
Questo vuol dire che sognare o politicamente imbrogliare è un alibi artificioso e infantile che non è più consentito praticare.
Lo sfilacciamento del percorso industriale in Italia è avvenuto per opera di un’operazione politica che ha visto in prima fila economisti o presunti tali per una svendita specialmente dell’industria pubblica, fatta attraverso scorpori senza mai pensare a ristrutturazioni basate su efficienza e qualità del processo produttivo con una politica di premialità del lavoro .
I riferimenti della messa a mille degli impianti industriali e la gestione della flessibilità secondo esigenze congiunturali delle richieste di mercato non sono mai state un obbiettivo perseguito strategicamente, né dalla sinistra,né dal sindacato, ma, ancor meno, da consulenti più politicizzati che professionali.
Questo è il punto!
Il discrimine di fondo sta tutto qui. Il referendum sulla scala mobile, cercato e politicamente voluto da Craxi, aveva in sé questo messaggio politico e al seguito del voto una vera opportunità da cogliere nella gestione consequenziale di quel risultato referendario .
Tutto sprecato, in nome di una liturgia dove al centro stava la mitica e vuota unita sindacale che certificava un vuoto di leadership
Tutto questo senza accorgersi politicamente che questo passaggio non era altro che la riproposizione di un mancato appuntamento storico europeo che si riproponeva in un nuovo scenario, dove l’welfare e mercato potevano trovare un comune orizzonte di reciproco rafforzamento. Era il punto culturale di riferimento e di aggancio su cui si basava storicamente la scelta del congresso socialdemocratico di Bad Godesberg.
Il gruppo dirigente di una sinistra che comprendeva quella parte del sindacato che aveva vinto la battaglia referendaria non ha capito o volutamente ha fatto finta politicamente di non capire?
Una questione volutamente rimossa che ancora oggi pesa e come pesa.
Fatta questa premessa di fondo, di fatto, con finzioni pilatesche, si è continuato nel sindacato e nel vecchio Pci a privilegiare un percorso che portava a svendere a pezzi tutto l’impianto di industrializzazione del paese con la complicità attiva di tecnici, banchieri ed economisti o presunti tali .
Ciampi, Draghi, Monti e la pletora sostenuta di loro aggregati hanno giocato una partita truccata a favore di un mondo che aveva come orizzonte l’unico progetto nella speculazione finanziaria più spregiudicata .
Di conseguenza veleni mortali si sono introdotti e hanno prodotto un depotenziamento costante del mondo industriale e produttivo italiano. Lo schema stesso su cui si basava l’intuizione di un Enrico Mattei è stato al centro per anni di un attacco concentrico non indifferente.
La stessa autorevolezza dei vari veri leader politici è stata messa costantemente sotto pressione anche sul piano internazionale, attraverso un percorso logorante in alcuni casi fino ad arrivare l’eliminazione fisica di alcuni protagonisti che stimolavano riflessioni non certo secondarie e banali.
Gli unici che si sono salvati da questa tempesta sono stati solo “gli ottimati “, soggetti di immeritato culto, soggetti ancora attivi e produttori costanti di giustificazioni insensate, mai di progetti prospettici che valorizzassero la storia di lavoro e di sviluppo del paese. Di fatto cottimisti del depauperamento costante, “abili nello scorporo e svendita “che ha sempre garantito a presunti industriali che nei fatti reali sostanzialmente si limitavano ad intermediare e ricollocare aziende pubbliche dopo averle scorporate garantendo una significativa quota di risorse economiche da allocare nel mondo dell’editoria .
Un’area consociativa ben definita e utile come strumento contundente selettivo, palestra dove allenare personale funzionale per fare killeraggio selettivo con aiuti ben intrecciati e finalizzati anche politicamente .
Oggi questo percorso politico è talmente evidente che viene ritenuto quasi un fatto maturato con naturalezza, luogo di rigenerazione di molti personaggi divenuti giornalisti, già attori di primo piano del mondo della sinistra extraparlamentare anticipatore della resilienza ricoperti di lauti stipendi e privilegi economici nel mondo della comunicazione pubblica e privata.
Oggi vediamo anche attori spregiudicatamente piagnucolanti, mentre i posti di lavoro e lo sviluppo produttivo quello vero ha preso altre strade e l’welfare e profondamente messo in discussione.
In questi giorni alcuni giornali hanno portato alla cronaca la vicenda del fondo integrativo pensionistico dei metalmeccanici italiani Cometa. Conosco la vicenda dalla sua costituzione: è il simbolo più evidente di questo percorso “di welfare di ribasso “.
Il fatto eclatante è apparso in tutta la sua simbolica portata politica in questi giorni sulla stampa : per salvare la pensione integrativa Cometa investe 58 milioni di dollari in una multinazionale Amazon da tutti conosciuta come la multinazionale più aggressiva nel mondo del commercio on-line “dove non esistono diritti e dove esistono discriminazioni “. Così si sono espressi gli azionisti di Cometa, ma l’azienda è molto redditizia i rappresentanti legali del fondo hanno ricevuto l’ordine politico di votare contro tutto il possibile, dall’amministratore delegato Jeef Bezos, al bilancio ma non di uscire “dall’affare “, perché alla fine della fiera, il tornaconto lo si ritiene più importante delle questioni di principio cioè la difesa dei “diritti minimi”.
In sostanza il sindacato si nasconde dietro una classica foglia di fico .
Va ben ricordato che Cometa è il fondo dei metalmeccanici italiani al quale aderiscono 440.000 iscritti ed è il fondo pensionistico integrativo più importante in Italia.
E’ lo specchio più palese di uno sdoppiamento politico ambiguo che permane e che usa una “lingua biforcuta “ che dimostra che un gruppo dirigente sindacale di fatto opera sospeso dal suo ruolo naturale.
E’ pur vero che una dinamica di sdoppiamento oramai è una costante anche sul piano politico istituzionale, sia italiano che europeo e di fatto tende sempre ad esclude il mandato elettorale in nome di un emergenza di comodo .
Come se fosse permanente in essere un processo dove i criteri di rappresentanza di democrazia diretta fossero considerati quasi appestati.
Il tutto per esaltare esclusivamente una sorta di sicari che rispondono esclusivamente a poteri finanziari ed economici mettendo così in piedi ostacoli artificiosi allo svolgimento di il normale e naturale percorso politico .
Il tema oggi che appare sempre più centrale è quello di come far rianimare la sfera politica come luogo per selezionare con umiltà un futuro gruppo dirigente: una questione difficile e delicata specialmente se ci troviamo di fronte ad un spregiudicato e ponderato volontà di suicidio di una ambigua sinistra .
Mentre in contemporanea intrusi cooptati, seppur moribondi, massacrano la cultura della democrazia europea e il suo civile welfare con tutti i mezzi possibili.
Ecco perché nella sinistra non si può ancora oggi non fare i conti con Craxi.





