
di Giulio Galetti
Quello che mi fa rivoltar lo stomaco è lo “Stop al Genocidio” sostenuto recentemente da tal GHALI sul palco dell’Ariston, in assenza di una replica di pari portata e audience.
É lo slogan ProPal che va per la maggiore dopo esser stato lanciato da Al Jazeera su commissione di Hamas.
Nessuno che replichi al giovane virgulto e ai suoi emuli che “GENOCIDIO” è una parola precisa e importante (cit. Nanni Moretti ).
Quello che sta accadendo a Gaza non è un GENOCIDIO, anche perché se così fosse, l’operazione si sarebbe conclusa da tempo.
Si può definirlo in molti modi, diversi tra cui reazione smodata o eccesso di “Prevenzione” mirato a eliminare la minaccia Hamas, che tiene in ostaggio 136 israeliani anzi 134 (2 li hanno liberati a Rafah domenica scorsa).
Ma ostaggi di Hamas sono anche 1,6 milioni di palestinesi dominati e controllati da Hamas negli ultimi 9 anni nella striscia di Gaza.
La tirannide nero/verde é iniziata con la strage del 2015, con oltre 300 vittime dell’OLP, cercate casa per casa, e uccise sul posto, a Gaza, dopo le “Libere” elezioni che hanno determinato chi avrebbe governato i palestinesi a Gaza, con l’OLP sconfitto e Hamas vittorioso (62% dei consensi) con un programma chiaro: l’eliminazione di Israele dalla cartina geografica.
Ghali partecipava a un Festival dove si cantava, come nel Rave del deserto lo scorso 7 Ottobre 2023, curioso che non abbia detto una parola sui musicisti e i ragazzi uccisi e rapiti (380) durante l’allegra scorribanda.
Israele si è stata vittima di un autentico tentativo (riuscito) di GENOCIDIO. La sparizione degli ebrei e la cancellazione di Israele dal fiume al mare sono peraltro l’oggetto sociale, la bandiera di Hamas e le 1400 vittime di quel giorno nefasto e vergognoso sono tutte lì, allineate, a testimoniarlo.
GENOCIDIO è un termine drammatico che esplicita un programma preciso, come quello dei macellai turchi verso gli armeni. Enver Pasha e Talat, oltre a 350 piccoli-medi funzionari ottomani sanguinari, padroni delle “vilayet” (province) interessate dalla presenza armena, pensarono di risolvere nel sangue i problemi di convivenza tra Ortodossi, Musulmani, Ebrei e Cattolici in un centinaio di vilayet, in un territorio enorme, a stragrande maggioranza armena e cristiana.
E ci riuscirono brillantemente! All’inizio del ‘900… gente serie e preparata.
Genocidio è quello perpetrato in Russia durante la guerra civile prima della Rivoluzione con 1500 pogrom e 250.000 vittime (tutte ebree, ovviamente)
Genocidio è quello dei Tutsi in Ruanda.
Genocidio é quello Cambogiano dei Kmer rossi verso i loro stessi connazionali riottosi verso il regime maoista.
Genocidio é quello avvenuto in Bosnia Erzegovina ove i serbi ortodossi si scatenarono contro i musulmani a Sarajevo e in Kosovo.
Genocidio é Olocausto.
Il Genocidio consiste nell’intento di annientare, in toto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale, almeno secondo la definizione promulgata dall’ONU che accolse e diede notorietà a un termine coniato dall’avvocato ebreo-polacco, Raphael Lemkin (1900-1959), che nel 1944 descrisse le politiche e le pratiche naziste per sterminare sistematicamente gli Ebrei Europei.
Egli coniò la parola “genocidio” unendo il prefisso geno (dal greco razza o tribù) con il suffisso cidio (dal latino uccidere).
Accusare Israele di Genocidio è una grandissima menzogna
Gli arabi che vivono e lavorano in Israele sono 2.100.900 ovvero il 21% della popolazione israeliana. Gli arabi votano, lavorano, pregano, si curano e vivono in uno Stato che li tutela e non cerca di annichilirne l’identità, la lingua, la cultura e la religione
Quale Stato genocida darebbe il passaporto israeliano a una etnia che vuole annientare
Quale Stato genocida farebbe votare l’odiata etnia da estirpare
Quale Stato genocida condividerebbe scuole, ospedali, uffici pubblici, trasporti con i nemici da annichilire
Quale Stato genocida terrebbe aperti i luoghi di culto da radere al suolo
Quattro belle domande da porre a Ghali o al prossimo gioppino che alza la bandierina nera/rosso/bianca/verde con il foglietto “Stop Genocide” in favor di telecamera e sorriso a corredo ignorando che il cessate il fuoco si verificherebbe nel momento esatto in cui il 134mo ostaggio venisse liberato e restituito alla propria famiglia.
P.S. Prego notare la sigla sui primi due striscioni





