Home Opinioni Sovversivi a spese nostre

Sovversivi a spese nostre

0
Sovversivi a spese nostre

A pagare sono tutti gli italiani

Un miliardo di euro. Tanto sono costate agli italiani in due anni le sommosse dell’area antagonista, che gravita nell’orbita della sinistra radicale.

Un miliardo bruciato in strade devastate, scuole occupate, cantieri bloccati, ferrovie sabotate e agenti presi a martellate, feriti con bombe carta e bastoni, poi finiti in ospedale.

Un miliardo che non ha costruito un asilo, non ha riparato una scuola, non ha assunto un medico. Un miliardo estratto dalle tasche di ogni contribuente, ventisette euro a testa, per finanziare l’industria permanente della sommossa: No TAV, centri sociali, antagonisti, pro-Pal, No Olimpiadi, anarchici e altre sigle varie.

A cui si aggiungono gli incomprensibili scioperi della CGIL per Gaza, per la Flotilla e per Maduro, centocinquanta milioni di impatto economico scaricati su quegli stessi lavoratori che Landini dice di rappresentare.

Settantacinque milioni di euro solo di danni materiali diretti: il prezzo delle occupazioni scolastiche, dell’arredo urbano devastato, dei ripristini.

Le occupazioni: quel rito stagionale che non produce un grammo di cultura, ma sforna somari calzati e vestiti, con l’unico risultato misurabile di garantire fatturato alle ditte di manutenzione chiamate a riparare ciò che è stato sfasciato.

Aule vandalizzate, laboratori distrutti, palestre rese inagibili, il tutto nel nome di una “lotta” che non sa nemmeno spiegare per cosa combatte. E i presidi tacciono, i provveditorati girano la testa, i genitori giustificano i figli vandali con lo stesso entusiasmo con cui poi contestano un sei in pagella.

A pagare sono tutti i cittadini italiani.

C’è però qualcosa di peggio del conto. C’è la natura di ciò che lo ha prodotto. Perché le sommosse della sinistra hanno compiuto un salto di qualità che nessuno vuole chiamare con il suo nome: terrorismo.

Non si parla più di cassonetti rovesciati e vetrine sfasciate.
Si parla di ordigni piazzati sugli scambi ferroviari. Di centraline incendiate con timer. Di cavi dell’Alta Velocità tranciati da mani esperte, che conoscono l’infrastruttura, sanno dove colpire e quando, scelgono i nodi per massimizzare il danno.

Lo dice l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato: chi ha agito possiede competenze tecniche specifiche. Lo dicono i numeri del Viminale: zero sabotaggi alla rete ferroviaria nel 2023, nove nel 2024, quarantanove nel 2025. Un incremento del quattrocentocinquanta per cento. Lo dicono le rivendicazioni, firmate su un blog anarchico, che invocano “brigate ferroviarie” e inneggiano al 1977.

Ieri la fiamma olimpica si è spenta all’Arena di Verona. Ma queste Olimpiadi hanno avuto un protagonista che nessun palinsesto ha raccontato: il sabotatore. Primo giorno dei Giochi, tre attacchi simultanei paralizzano Bologna. Poi la linea per le sedi di gara in Valtellina. Poi Roma, la dorsale dell’Alta Velocità, il Paese inchiodato per ore. La campagna di sabotaggio non ha rispettato nessuna tregua olimpica.

Eppure, di fronte a tutto questo, la risposta dello Stato è un mistero che meriterebbe un’inchiesta a sé. In Italia esiste un precedente nitido di come la magistratura sa colpire la violenza organizzata quando vuole. Gli ultras del calcio.

Per i capi delle curve di Inter e Milan: associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, diciannove misure cautelari, ventiquattro DASPO, ottantanove procedimenti supplementari, la Direzione distrettuale antimafia in campo, il procuratore nazionale Melillo in conferenza stampa.

Perfino un rapper, per la sola vicinanza al mondo delle curve, finisce indagato per associazione a delinquere e colpito da tre anni di interdizione. Per rivendere biglietti a prezzo maggiorato, in questo Paese, scatta l’antimafia.

Per chi da dieci anni assalta cantieri, aggredisce agenti, devasta città e ora piazza ordigni sui binari dell’Alta Velocità, scatta l’assoluzione. Il processo ad Askatasuna, il cuore dell’antagonismo torinese, si è chiuso il 31 marzo scorso con la caduta dell’accusa di associazione a delinquere.

“Il fatto non sussiste.” La procuratrice li aveva definiti “professionisti della violenza”. Il tribunale li ha rimandati a casa. Condanne minime per singoli episodi, pena massima quattro anni e nove mesi. Hanno festeggiato fino all’alba. Tre mesi dopo, guerriglia urbana a Torino.

I trenta segnalati alla Procura? Nessun processo, al momento.

La magistratura italiana sa usare l’associazione a delinquere. Sa usare il DASPO. Sa usare le misure cautelari, le interdittive, le confische. Lo dimostra ogni sabato negli stadi. Con i professionisti della sommossa e del sabotaggio ferroviario, quegli stessi strumenti restano nel cassetto.

Ci sono voluti quarantanove attentati in un anno e le Olimpiadi sotto attacco per convincere la Procura di Bologna a ipotizzare il reato di terrorismo. Quarantanove.

Le Olimpiadi sono finite. Il sistema che le ha attaccate è ancora in piedi, intatto, impunito, già pronto per il prossimo corteo, il prossimo cantiere da bloccare, il prossimo binario da sabotare.

Un miliardo speso, zero strutture smantellate, zero organizzazioni colpite nella catena di comando. I sabotaggi ferroviari non li compie un lupo solitario con un accendino. Li compie chi conosce l’infrastruttura, chi sa scegliere il giorno, chi rivendica l’azione su piattaforme dedicate, chi invoca le “brigate ferroviarie” con la stessa disinvoltura con cui un tempo si invocavano le Brigate Rosse.

Eppure, per la giustizia italiana, tutto questo non configura un’associazione a delinquere.
Resta una domanda, e non è retorica.

Quanti miliardi deve ancora costare la sommossa permanente? Quanti ordigni devono ancora comparire sui binari? Quanti agenti devono ancora finire in ospedale? Prima che qualcuno, in una procura di questo Paese, trovi il coraggio di trattare i professionisti della violenza politica almeno come tratta i tifosi di una curva di calcio.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui