
di Adolfo Tasinato
Da giorni sui media italiani, tra i trend più gettonati, ci sono termini quali patriarcato e femminicidio, il tutto a seguito di una grave fatto di cronaca ampiamente trattato e discusso sui media tradizionali ed in generale nell’infosfera che ci avvolge.
Cominciamo col dire che il femminicidio è l’omicidio di una donna per motivi di genere, in Italia sono 40, su 105 uccisioni di donne, dati forniti dal Prefetto di Padova. Una donna uccisa durante una rapina non è femminicidio, la madre depressa che uccide la figlia non è femminicidio. Va chiarito questo perché a certa parte politica fa gioco alimentare lo scenario di guerra tra uomini e donne, nella realtà il fenomeno in Italia è fortunatamente limitato e inferiore alla media europea anche se questo non esclude che debba esservi attenzione e sopratutto azioni utili a contrastare il fenomeno.
Purtroppo la retorica femminista ha fatto più danni alle donne che il resto, come avviene quando la politica usa i problemi delle persone per alimentare se stessa e null’altro. Le donne col femminismo hanno spesso acquisito le caratteristiche peggiori degli uomini.
La violenza ha tante matrici ed è fondamentalmente dovuta alla mancanza di rispetto per la persona sia essa donna o uomo, alla mancanza di valori e alla incapacità delle persone di gestire situazioni complesse e conflittuali che la vita presenta a tutti. E la sinistra ha le sue responsabilità anche su questo perché da anni ormai ha abdicato alla funzione di analisi della società e di proposizione di soluzioni ai problemi delle persone, per arroccarsi su rendite di posizione elargite dalle grandi lobby mondiali che governano la finanza e quindi anche i Governi nazionali, perlomeno molto più di quanto avveniva ormai molti decenni fa.
A mio parere è sbagliato oltre che superficiale metterla sul piano della sola condanna del maschilismo o su quello della contrapposizione uomo-donna come fa certa politica nostrana, bisogna soprattutto insegnare il rispetto per la Persona. Nella società fluida, la società dove i valori tradizionali non contano più, la società dove conta l’apparenza e l’apparire il valore della Persona si è ormai quasi completamente perso. Servono poi pene severe per chi compie violenze agendo inoltre sul fronte della prevenzione, con analisi del profilo psicologico delle persone segnalate o denunciate, onde evitare il più possibile gli eventi tragici, degli uomini contro le donne ma anche il contrario.
Altro che patriarcato, che non esiste più da almeno 200 anni, il bersaglio è la famiglia; le femministe scese in piazza per ricordare Giulia Cecchettin e dichiarare guerra ai maschi sono le più formidabili alleate del suo assassino. Accusandolo di essere il «figlio sano del patriarcato», di essere cresciuto in una società «intrisa della cultura dello stupro», di essere possessivo e violento come tutti gli altri uomini, le donne che urlano in piazza stanno fornendo all’assassino di Giulia una attenuante.
Non so se i magistrati che dovranno giudicarlo per il sequestro e l’omicidio di Giulia ne terranno conto, ma se anche non dovesse influire sul processo, inquadrare il delitto in un contesto sociale, fornisce appunto una attenuante delle proprie responsabilità.
Il rapporto uomo donna, già politicizzato dal femminismo, ora torna ad essere (almeno per lo spazio di un giro sui social) utile terreno di scontro per la sinistra senza argomenti. Hanno trasformato le persone in fazioni senza occuparsi del vero problema; il rispetto per la Persona, ma non credo interessi loro molto.
La sinistra e i suoi giornali di sostegno non sanno più cosa fare e dire. La colpa è del Governo in carica per qualsiasi annoso problema, ora anche per i femminicidi, inventando il patriarcato di destra tirano in ballo pure il film del momento, quello con la regia di Paola Cortellesi, omettendo di dire che è stato Franceschini del PD a negargli il finanziamento del Ministero della Cultura, lasciando invece intendere che il Ministro Sangiuliano, anche lui, sia un perfido patriarca.
Al di là delle chiacchiere da talk show e da social, serve una azione seria e intelligente che non sono le bordate di questi giorni ad opera di chi cerca visibilità, non avendo nulla da offrire di utile e realizzabile ai cittadini italiani. Come detto in apertura in Italia il fenomeno è inferiore alla media europea ma non non va trascurato. Nulla c’entra il patriarcato e roba simile, c’entrano la mancanza di educazione al rispetto delle persone indipendentemente dal genere e il ruolo sempre più passivo dei genitori nei confronti dei figli. Parlare solo di patriarcato, avere approccio da femministe anni 70, fa solo danni.
Ci pensa anche l’ideologia Woke a colpevolizzare Il maschio occidentale, reo di essere intriso di cultura patriarcale e quindi “femminicida” per patrimonio genetico. La tecnica è vecchia e conosciuta: creare senso di colpa nella gente, a prescindere.
L’ideologia Woke lo ha fatto con il razzismo, imputandolo solo al maschio bianco e lo ha fatto con le teorie sulla identità di genere, volendo cancellare persino nella lingua il maschile e il femminile, non più persone ma asterischi. La Natura ha creato ed esalta la diversità biologica. La “cultura” della nuova normalità tende ad omologare i nostri comportamenti verso un inutile conformismo.
Non si punta, denunciando il maschio patriarcale, al rispetto delle donne, ma alla scomparsa dei generi, per una società liquida, uniforme e subordinata. Una società dove la famiglia tradizionale è sinonimo di patriarcato e quindi va colpevolizzata. La società già ben descritta da Orwell.
Non si può affermare, come fanno certe femministe da salotto, che tutti gli uomini siano violenti, che il patriarcato sia la causa di tutti i mali e che la scuola sia l’unico Organo deputato all’educazione dei minori. Dovremmo piuttosto domandare ai genitori cosa vogliono trasmettere ai propri figli, quali modelli di coppia gli stanno offrendo, quali strumenti sono in grado di insegnargli per difendersi in questo mondo pieno di insidie? Noi persone quanto abbiamo lavorato dentro di noi per essere delle persone migliori e in equilibrio?
Certamente è più facile dare sempre la colpa all”esterno, alla società, a internet, alla scuola, alla politica, ecc. Noi adulti interroghiamoci su chi siamo e chi stiamo crescendo, perché non si diventa assassini un giorno all’improvviso. Ognuno si prenda le proprie responsabilità che sono equamente distribuite su più livelli dal microcosmo famigliare al macrocosmo della società.
Intanto osserviamo cosa accade intorno a noi, al mondo dell’infanzia e osserviamo bambini annoiati ai quali si fanno feste di compleanno grandiose, con torte giganti che non mangiano, con animatori che non ascoltano, con genitori che sembrano schiavi, dei figli e degli occhi della gente. Genitori attaccati agli smartphone pronti a filmare i figli che mangiano, dormono, bevono, respirano, troppo impegnati nelle frivolezze quotidiane e nel riempire i vuoti dei loro figli con montagne di giochi, vestiti, vizi inutili perdendo d’occhio quel che conta sul serio: crescere dei figli oggi per permettere loro di diventare adulti domani.
Forse dovremmo fermarci a educare e rieducare dando ai piccoli la possibilità di essere piccoli e ai grandi l’occasione di crescere finalmente!
La cosa che fa scandalo e’ che si presentino uomini e donne come se Dio li avesse fatti per combattersi e non per collaborare, vergognoso e’ che il delitto venga presentato come elaborazione culturale di classe e non come colpa del singolo. Ma questo è il teatrino mediatico tutto nostrano dove giornaliste, da decenni inchiodate alla comoda poltroncina, possono fare comizi senza contraddittorio contro il Presidente del Consiglio e se qualcuno glielo fa notare si risentono e invocano tutto, dagli ideali della Resistenza a quelli di Peppa Pig.
Ma attenzione a non criticare la signora Lilli, sareste accusati di atteggiamento patriarcale!





