
di Giuseppe Augieri
Un articolo di “Lettera43” ha attirato la mia attenzione perché esprime le stesse tesi da me propugnate: senza dialogo, con lo scontro, con ideologie utopiste (che ispirano politiche che portano alla creazione di società chiuse e autoritarie), la democrazia si affievolisce. Oggi “la democrazia è stanca” (M.J. Sandel).
La crescita di un malcontento popolare che sta peggiorando e incattivendo il mondo nasce anche dalla mancanza di un confronto vero, con una informazione, lasciata ai social, che diffonde tra la gente il peggio di un confronto relegato ormai al solo scontro. Ed allo scempio delle istituzioni. Fa di più: anche al di fuori della sfera politica insiste – quasi unicamente – su notizie drammatiche, luttuose e provoca quello che si chiama “doomscrolling”, cioè la tendenza dell’utente a soffermarsi e a informarsi solo sulle cattive notizie, in modo tale da facilitare di esprimere la propria opinione piena di frustrazione e di rancore. L’effetto è quello di creare difficoltà a distinguere il vero dal falso; l’ ansia di ricercare sempre nuove informazioni, che generano ulteriore ansia, innescando un circolo vizioso; rabbia sociale e polarizzazione del dibattito pubblico. Attenti: è una delle pratiche della propaganda di Goebbels!
Nel campo politico, il fenomeno è ancora più grave. Con il clima di aggressività e violenza che circola nelle nostre vite quotidiane, l’unica risposta che sembra essere suggerita nei confronti dell’ ascesa di un “pensiero autoritario” – che non si vergogna nemmeno di mostrarsi orribile, spietato e feroce – è quella di “vietare” l’estremismo”. Quello che Cacciari crudamente chiama “la democrazia che si spara nelle palle” suggerendo un “vietato vietare” che diventa un paradosso opposto a quello di Popper “bisogna essere intolleranti nei confronti degli intolleranti” e che è stato sinora richiamato con modalità del tutto sbagliate.
Il paradosso presenta un conflitto tra due affermazioni o condizioni che sembrano essere vere, ma non possono entrambe esserlo contemporaneamente. Dunque va chiarito bene: il rischio è che le due affermazioni siano alla fine percepite entrambe false. Occorre tornare ai concetti di intolleranza di Martin Luter King e di Bakunin: perché libertà e democrazia sono spesso sinonimi. Ed il “vietato vietare” va definito molto meglio.
L’informazione ha un ruolo essenziale in questo. Invece si sta involontariamente facendo passare l’idea che sia la destra a fare da guardiana della democrazia. Paladina di una idea di libertà vera, perché tradizionale, dunque tranquillizzante, opposta al “liberalismo degenerato” dei progressisti. Questa destra viene presentata dai media come qualcosa da vietare attraverso qualsiasi via: ma se il divieto non è in qualche modo accettato o almeno ritenuto male minore dalla maggioranza dei cittadini rischia di fare ancor più danni. Oltre a essere obiettivamente uno sfregio alla libertà.
La democrazia si difende con la democrazia. Nella situazione attuale bisognerebbe anzitutto arginare il Far Web con media indipendenti, capaci di voce autorevole. E poi è necessario che i cittadini scendano fisicamente per strada, si incontrino, si parlino, dicano di una partecipazione non formale ma avendo come priorità pacificità e regolarità delle manifestazioni sino al parossismo; infine, ma non ultimo, professare e praticare la regola che la democrazia non è di sinistra né di destra, non è a geometria variabile, ce n’è solo una e vale per tutti e per tutte le occasioni. Qualsiasi forzatura (ne stiamo vedendo di eclatanti in Europa) va respinta.
E poi c’è l’immenso capitolo dell’equilibrio dei poteri. Il sistema dei pesi e dei contrappesi, dalla basilare suddivisione tripartita di Montesquieu fino ad arrivare ai poteri come quello della stampa “cane da guardia” o della società civile, libera di organizzarsi per contrastare le forze distruttive che provengono dal suo interno. Quando questi contrappesi vengono messi in discussione, la “società aperta” deve attivarsi per “isolare” il gruppo che le porta avanti. Non con la censura, ma attraverso mezzi democratici. E ritorna qui il concetto di democrazia non a geometria variabile. Che deve essere reso chiaro, ribadito, testardamente ripetuto a tutti: informazione, informazione a ancora informazione.
Passare dalla tragedia alla commedia e viceversa è ormai questione di un attimo. La democrazia stanca può diventare morente. La dimensione pubblica della politica, in un contesto di marcata incertezza e di assoluta mancanza di leader capaci di parlare un linguaggio universale, è il terreno di questa agonia: ma deformare ulteriormente gli scarsi elementi di chiarezza è il dramma.
Sostengo da tempo che occorre che i media si allontanino decisamente dagli attuali canoni. Come sostengo che occorre “rieducare” i cittadini alla democrazia. E’ una “manutenzione” obbligata che solo il flusso giornaliero di notizie e commenti può rendere produttiva. Non risolve il problema di “cosa spalmare sul pane”: ma rende più agevole capire cosa fare. Che è il vuoto di oggi.





