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L’UOMO E I SUOI CORPI – PARTE II

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di Marco Della Luna

L’UOMO E I SUOI CORPI

nel pensiero e nella pratica delle tradizioni esoteriche

IL PERCORSO INTERIORE DELL’INTELLETTO

L’inizio del percorso può essere, anzi ritengo preferibile che sia, piuttosto laico: Apriamo con una riflessione: Di che cosa è fatto il mondo, la realtà? Di materia ed energia? La materia, la materia solida, sfugge irrimediabilmente. E’ fatta di molecole, tra cui c’è il vuoto, e dentro cui pure c’è il vuoto. Esse sono composte di atomi, a loro volta composti di elettroni intorno a un nucleo, e che sono quasi interamente vuoti. Anche le singole particelle subatomiche sono sostanzialmente immateriali, vibrazioni e campi di forza, spazio. Quindi la materia solida non esiste. E l’energia? E’ definita come è ciò che permette di far muovere o riscaldare gli oggetti, cioè le cose materiali – ma abbiamo visto che la materia è svaporata. E allora, che cosa è che esiste? I soli vissuti soggettivi? Di che cosa siamo fatti? Di Erlebnisse? Di pensiero?

Veniamo ad altri paradigmi rispetto a quello del pensiero comune occidentale. Andiamo alla parola del dr Sabino Nanni, psichiatra e psicanalista di Pavia, e al suo libro di prossima uscita, Uno psichiatra visita l’Inferno – L’Inferno interiore Viaggio nell’oltretomba come modello di un percorso terapeutico – La Divina Commedia, Cantica I. – e ne riporta nuovi, idonei veicoli per trasmettere la conoscenza psicoanalitica. I versi di Dante descrivono, in termini mistici, una vera e propria cura molto vicina a come la concepiscono quegli psichiatri di oggi per i quali la terapia non si riduce ad interventi puramente sintomatici o “educativi”, ma è un opus di reintegrazione. Il “terapeuta” Virgilio, che il Poeta fiorentino evoca e costruisce con la sua immaginazione creativa, benché da lui definito “maestro”, non gl’impartisce lezioni teoriche, né pone fine al suo disagio con artifizi di vari tipo; al contrario lo accompagna in un viaggio in cui Dante può vivere l’esperienza, in ultima analisi, di aspetti di lui stesso, ossia di tracce lasciate in lui dal contatto con i personaggi che si sono dannati, poi con quelli che pongono rimedio alle proprie scelte sbagliate, poi con quelli che incontrano la beatitudine; un viaggio in cui si realizzano processi riparativi. In questo, è implicita quella concezione della mente umana, e del modo di curarla, che hanno oggi ereditato diversi terapeuti, alcuni dei quali d’ispirazione psicoanalitica.

Ah, quanto a dir era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinnova la paura!

 

Tant’è amara che poco più è la morte;

ma per trattar del ben ch’io vi trovai,

dirò dell’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

 

Io non so ben ridir com’io v’entrai,

tant’era pien di sonno a quel punto

che la verace via abbandonai.

 

        In una situazione di confusione e vuoto interiore, quindi che può essere quella del paziente dello psicoterapeuta, (probabilmente creata in Dante, secondo i commentatori e gli storici, dalla morte dell’amata Beatrice e/o dalla sconfitta nelle lotte politiche), abbandonati gli scopi più nobili che orientano la vita, riemergono gli aspetti primitivi (“selvaggi”) di cui la mente diviene prigioniera, e la coscienza di sé s’addormenta. Nella “selva” è facilmente riconoscibile l’esperienza di crisi che, di solito, spinge una persona a chiedere aiuto e ad iniziare una cura. È una situazione oltremodo spiacevole e terrificante: il paziente è completamente disorientato, spesso non saprebbe neppure dire come sia entrato in tale stato, e teme che non sia possibile uscirne. La “diritta via” è “smarrita”: è temporaneamente perso il contatto con l’Oggetto interno ideale, una “persona dentro la persona” erede delle figure genitoriali, che in condizioni sane sostiene e guida la nostra esistenza.

Tuttavia, vedendo le cose col senno di poi, è possibile riconoscere nella crisi un “bene”: si è rotto un equilibrio patologico o comunque imperfetto, e vengono poste le premesse per poter porre la propria vita su basi più solide.

 

        Il Creatore, la Fonte, continua Nanni, in quanto si manifesta come oggetto interno idealizzato, è imparentato con colei che, all’origine della vita, ci aiutò a sviluppare le facoltà che appartengono all’essere umano: innanzi tutto la coscienza e la razionalità. Come oggetto interno, continua ad alimentarle. Chi non ha più contatto col Creatore, ha perso anche tali facoltà. Le sue espressioni di sofferenza, come Dante le descrive nel suo Inferno, sono scomposte, animalesche: i “guaiti”; i suoi pianti sono fini a sé stessi, senza speranza di consolazione; la sua rabbia è impotente e irragionevole: presumibilmente gli “accenti d’ira” sono bestemmie, e non ha senso insultare Colui che, per il dannato, è sparito per sempre.

            Analoga è la vicenda di Lucio, narrata da Apuleio nelle Metamorfosi: anche là il protagonista, all’inizio, si trova a un blocco improprio e limitante della sua piena crescita umana, e deve percorrere un viaggio con una iniziale discesa a forma asinina, per poter fare certe dolorose esperienze purificanti, che lo preparano a un innalzamento non solo alla forma somatica umana, nuovamente, ma a una forma psichica transumana, attraverso l’iniziazione isiaca, i Misteri Minori, che preparano all’iniziazione maggiore, i Misteri Osiriaci.

Il pensiero e l’operatività esoterici contengono sempre pratiche di collegamento dinamico alla Fonte, al Kether o Corna (nel linguaggio Qabbalistico), al Creatore o altro suo equivalente, e spesso anche alla Terra, o Malkut (sempre per la Qabbala), cioè all’altro terminale della creazione o emanazione.

Il pensiero e l’operatività esoterici egizi sono concentrati sulla preparazione al felice compimento del viaggio verso l’aldilà, verso il paese di Amenti od Occidente, il regno di Osiri. Il succo dell’impresa di questo viaggio è la sopravvivenza della personalità ai vari passaggi di “porte” che deve compiere, ciascuno dei quali comporta potenziali mutilazioni – parti della persona che si staccano. Come nel Libro Tibetano dei Morti. Insomma, si tratta sempre di tenere insieme la psiche, pur nelle sue metamorfosi.

Il pensiero esoterico egizio, con la sua ricca simbologia e la profonda riflessione sulla natura dell’anima, concepisce infatti l’uomo come un’entità composita, consistente di diverse parti, ognuna con un ruolo specifico nel viaggio verso l’aldilà. Queste componenti, spesso rappresentate in geroglifici e raffigurazioni funerarie, sono:

  • Khat (Corpo fisico):
    • Rappresenta il corpo fisico, la forma materiale dell’uomo.
    • Era essenziale che il khat venisse preservato attraverso la mummificazione, poiché si credeva che fosse necessario per la vita nell’aldilà.
  • Ka (Forza vitale):
    • È la forza vitale, l’energia che anima il corpo.
    • È spesso raffigurato come un doppio spirituale dell’individuo.
    • Il ka necessitava di offerte di cibo e bevande per sostenersi nell’aldilà.
  • Ba (Anima/Personalità):
    • Rappresenta la personalità, l’individualità e l’anima dell’individuo.
    • È spesso raffigurato come un uccello con testa umana.
    • Il ba era libero di muoversi tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
  • Akh (Spirito/Intelletto):
    • È l’aspetto spirituale trasfigurato, la scintilla divina che si unisce agli dei dopo la morte.
    • Rappresenta la trasformazione dell’anima in un’entità immortale.
    • L’akh si manifesta solo dopo che il defunto ha superato le prove dell’aldilà.
  • Shut (Ombra):
    • L’ombra era considerata un’entità a se stante, rappresentante un aspetto dell’esistenza di una persona.
    • Era considerato una parte della persona che non poteva essere separata.
  • Ib + Hati (Cuore):
    • Il cuore era considerato la sede dell’intelletto e delle emozioni.
    • Durante il giudizio dell’aldilà, il cuore veniva pesato contro la piuma di Maat (dea della verità e della giustizia) per determinare se il defunto fosse degno di entrare nell’aldilà.
  • Ren (Nome):
    • Il nome di una persona era considerato una parte essenziale della sua identità.
    • Si credeva che cancellare il nome di una persona significasse cancellare la sua esistenza.

Queste componenti interagivano tra loro, e il loro corretto funzionamento era essenziale per la vita e per il passaggio nell’aldilà. Il pensiero esoterico egizio sottolinea l’importanza di un equilibrio tra queste parti per garantire l’armonia e la continuità dell’esistenza.

Nel pensiero egizio, il cuore rivestiva un’importanza centrale, essendo considerato la sede dell’intelletto, delle emozioni e della forza vitale. Due termini venivano utilizzati per designarlo:

    • Ib: Indicava il cuore come sede dei sentimenti, della coscienza e della memoria. Rappresentava il cuore morale, la sede dei pensieri e delle intenzioni.
    • Hati: Si riferiva al cuore fisico, l’organo anatomico. Era il termine utilizzato nei testi di medicina.

Nella concezione egizia, il cuore era il centro dell’essere, il luogo in cui risiedeva la vera essenza di una persona. Per questo motivo, era fondamentale che il cuore fosse puro e leggero per poter accedere alla vita nell’aldilà.

La pesatura del cuore

Il momento culminante del viaggio nell’aldilà era la pesatura del cuore, una cerimonia cruciale che determinava il destino del defunto. Questa scena, raffigurata in numerose tombe e papiri, si svolgeva nella Sala delle Due Verità, alla presenza di Osiride, il dio dei morti.

  • Il cuore del defunto veniva posto su un piatto della bilancia, mentre sull’altro piatto veniva posta la piuma di Maat, la dea della verità e della giustizia.
  • Thot, il dio della scrittura, registrava il risultato della pesatura.
  • Se il cuore era leggero come la piuma, il defunto era considerato giusto e poteva accedere all’aldilà.
  • Se il cuore era pesante, gravato da peccati e malvagità, veniva divorato da Ammit, una creatura mostruosa con testa di coccodrillo, corpo di leone e zampe di ippopotamo.

La pesatura del cuore simboleggiava il giudizio morale a cui ogni individuo veniva sottoposto dopo la morte. Era un momento di verità, in cui le azioni e le intenzioni di una vita venivano valutate per determinare il destino eterno.

(continua)

Autore

  • Redazione

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