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SE OSCURI TI OSCURANO

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di Sergio Pizzolante
 
Io a Scurati non lo faccio santo.
Il monologo è una aggressione feroce alla Presidente del Consiglio. Questo è il fatto. Non ci sono dubbi.
Andava censurato? Assolutamente no.
Se metti dei cretini a dirigere la Rai può succedere che in una trasmissione si chieda un monologo a Scurati come se non conoscessero quello che Scurati può dire e poi lo censurano per quello che dice.
L’errore è doppio.
Ma Scurati e’ una delusione. Totale.
Ho letto tutti i suoi libri su Mussolini.
Sono opere straordinarie. Le condivido a metà, ma sono straordinarie, racconti incalzanti, minuto per minuto, notevoli.
Cioè, non condivido tutto, ma tutto ha una forza narrativa potente. La dimensione letteraria e è altissima, gli argomenti,alcune volte un po’ meno.
Nel secondo libro, per esempio, mi ha colpito il tentativo di esaltare il contributo dei comunisti all’antifascismo, durante e dopo, sminuendo, anzi, alcune volte quasi irridendo quello dei socialisti. Accusati di essersi rifugiati all’estero.
Una rappresentazione urticante.
Anche perché alcuni non erano riusciti ad andare all’estero, perché ammazzati prima: Matteotti appunto.
Anche perché alcuni non potevano andare in Russia, come alcuni comunisti italiani, anche perché alcuni non hanno avuto alcuna intenzione di passare con i fascisti, come alcuni comunisti italiani.
Scurati e’ anche questo. Non un santo.
Matteotti. E il monologo.
Ha usato Matteotti per aggredire la Meloni.
Imperdonabile per me. Anche per me che non voto e non voterò la Meloni.
Ha schierato Matteotti contro la Meloni.
Ha scritto un brutto testo politico politicante.
Brutta operazione politica.
Dentro il fiume di un racconto odierno, della sinistra odierna, che vuole assimilare la Meloni al fascismo, con Scurati che si spinge sino al nazi fascismo.
Dicendo il falso anche.
Dicendo che la Meloni non ha mai preso le distanze dalla cultura nazi fascista “dalla quale proviene”.
Questo è falso. Sinceramente.
Ma la censura è stupida.
Perché rende vero il falso.
E invece bisognava fargli dire il falso e trovare qualcuno all’altezza capace di dire il vero.
Tutta la verità. Non metà verità.
Eccolo.
Matteotti è stato ammazzato dai fascisti ma mai amato dai comunisti. Che adesso lo usano.
Matteotti e i riformisti, erano odiati anche dai massimalisti e dai rivoluzionari antidemocratici e filo sovietici dai quali i comunisti italiani non hanno mai preso le distanze.
Matteotti, come Turati e Bissolati e tutti i riformisti, i comunisti li definivano social fascisti, stracci mestruati, putridi riformisti…
Dice Scurati che la Meloni( sono incazz…anche perché Scurati mi costringe a difenderla…) ha preso una distanza generica dal nazismo ma non dal fascismo perché non si dice “antifascista”.
Non è vero, nel suo discorso di insediamento ha pronunciato parole chiare contro tutti i totalitarismi, fascismo compreso.
Non pronuncia la parola antifascista?
Sbaglia. Dovrebbe farlo punto e basta per non dare più fieno da mangiare agli idioti.
Ma assimilare la Presidente del Consiglio italiana al nazi fascismo non è accettabile.
Anche per me che nulla ho a che fare con lei.
Ma c’è un’altra cosa che va detta.
L’altra metà delle cose che Scurati non dice.
Perché i comunisti italiani, i post comunisti, i non più comunisti, non si dicono anticomunisti?
Perché in Italia non c’è stato il comunismo dicono gli ipocriti.
Non c’è stato per merito dei comunisti?
E c’è, c’è stato, un partito comunista al mondo, nella storia, che preso il potere sia diventato come, dicendo il falso, dicevano lo sarebbe diventato i comunisti italiani da Togliatti a Berlinguer sino ai loro nipotini?
No. Li va il fiume. E non altrove. Mai.
Dicono che loro si possono dichiarare anti stalinisti e non anti comunisti. Bravi.
Esattamente come alcuni fascisti si dichiarano antinazisti e non antifascisti. Bravi.
Che pena l’Italia. Che pena.
Sottratti tutti gli ormai inutili, come me, come quasi tutti quelli che hanno combattuto fascismo e comunismo e che ci hanno regalato democrazia e libertà, sottratto quel poco che è rimasto, l’Italia è ancora, di nuovo, sotto una forma farsesca di lotta fra comunisti e fascisti.
O rappresentazioni inconsapevoli di essi.
Che pena.

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