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SANITA’, QUANDO LA POLEMICA TE LA STRAPPANO A FORZA

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Quando la polemica te la strappano a forza….
Ho indicato, tra le materie sulle quali si vorrebbe dare l’aspirina anziché combattere il virus, anche la Sanità: per la quale so bene che liste di attesa, tempi di intervento, ricorso al privato e casi di impossibilità economica di cura sono in aumento.

Qualcuno, ripetendo la solfa di Conte, Schlein e sodali, mi dice: inutile girarci intorno e fare il “destro “. La ricetta è soldi, soldi, soldi. Confermo, per me è aspirina. Perché il male è ben più grave. E vi sono parametri chiarissimi a testimoniarlo.
Non intendo essere prolisso e dunque citerò solo alcuni numeri e farò una considerazione finale. Ma confermo di essere disponibile a fornire dati molto più estesi e relative fonti.
Il finanziamento della sanità ha avuto un ritardo rispetto al PIL solo in alcuni anni. La tabella di questi ritardi dice quando e di quanto. Non intendo fare propagande “contro” e dunque rinvio ad un esame dei dati ufficiali per capirlo. Ma dico anche che conteggiare il finanziamento rispetto al PIL mi sembra solo un espediente numerico: aumento di ricchezza e maggiore spesa per la salute non sono una correlazione di gran significato. Anzi il confronto è distorsivo. basta pensarci un attimo.
Più interessante sarebbe l’analisi dell’andamento dei finanziamenti rispetto all’inflazione. Fino al 2010 il finanziamento del SSN ha largamente superato il tasso di inflazione. Dal 2010 in poi quasi costantemente è stato invece inferiore. Con l’eccezione dei due anni di crisi del Covid. Dal 2024 si è tornati a finanziamenti sopra l’inflazione.
Ma il dato totale ed eclatante è che dal 2000 al 2025, a fronte di una inflazione cumulata del 65,91%, il finanziamento del SSN è aumentato di oltre il 116%. Quasi il doppio.
Nello stesso periodo le retribuzioni della Sanità sono aumentate mediamente meno dell’inflazione e dal 2013 il numero delle strutture sanitarie è diminuito di almeno il 10%. Il numero dei medici e degli infermieri è altrettanto diminuito. L’unico dato in aumento è il numero degli assistiti: più 1%. E forse meno. Una nullità.
Dunque, rispetto al 2013, strutture ospedaliere ed ambulatoriali, medici di base, infermieri sono in diminuzione. Le retribuzioni sono cresciute meno dell’inflazione. Se il tasso di aumento di finanziamento avesse seguito il tasso di inflazione, la situazione “di cassa” della Sanità oggi dovrebbe essere migliore. Spendo meno di prima (in valore reale) per numero di strutture, per i medici, per le retribuzioni in generale… Dovrebbe andare meglio di prima. Invece la copertura è stata del doppio dell’inflazione e la situazione è degenerata.
Di grazia, perché? Che fine hanno fatto quei tanti miliardi?
E qui la brevissima considerazione. Poiché nessuno può negare la situazione drammatica della sanità, e i numeri negano che i finanziamenti siano stati così “cattivi” come si vorrebbe far credere, nasce un “cattivo” pensiero. Ringrazio chi mi ha citato Marattin per aver posto questa domanda: «visto che nell’ultimo quarto di secolo abbiamo riempito di soldi la sanità e il servizio è peggiorato, a nessuno viene in mente che il problema non sia la quantità di soldi che viene immessa ma COME vengono spesi e come viene organizzato il servizio (a cominciare dalla mediamente fallimentare gestione regionale)?». Condivido: più soldi ma solo se si chiarisce il mistero. Che mistero non è. Leggere a tale proposito i tanti documenti delle Associazioni Medici e delle Associazioni Infermieri.
Insisto. Aumentare il finanziamento senza aver capito dov’è il gorgo mangiarisorse, non fa correre il rischio di finanziare più il malgoverno del Servizio e rendite parassitarie che lo accompagnano che non il servizio agli assistiti? Ecco. Polemica servita. Attendo controdeduzioni.

 
 

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  • Redazione

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