
di Giuseppe Augieri
Stiglitz, una voce “di sinistra” dell’ economia e tra i massimi nella materia, Premio Nobel nel 2001, in margine ai lavori del Forum di Cernobbio, ha detto alcune cose che fanno pensare.
Dopo aver dato giudizi poco lusinghieri sulla competenza delle persone alla guida del Governo italiano («qualunque sia la filosofia politica di questo governo, c’è il timore che le persone alla guida non siano di grande esperienza, che la qualità delle scelte non sia all’altezza»), ha confermato le preoccupazioni per la situazione economica che si va concretizzando in Italia. La politica monetaria della BCE (non solo tesa a ridurre l’inflazione ma anche ad inseguire la FED), la crisi della Cina, quella della Germania, dicono di una tendenza alla recessione in Europa ed, in questo quadro, la situazione italiana è ancor più debole perché i parametri di partenza e il come incidono le crisi in atto su di noi sono tutti più negativi di altri Pesi europei.
Condivido in gran parte le affermazioni sulla esperienza e competenza delle persone al Governo, e sono d’accordo del tutto su quelle circa la politica monetaria in atto e sui rischi per l’Italia. Ma sono rimasto colpito soprattutto dall’affermazione che «Il salario minimo è positivo per l’economia e la società, soprattutto in una fase di grandissime diseguaglianze, come quella attuale».
Ho già detto delle mie perplessità, e confermo le mie critiche, sul salario minimo come provvedimento preso per legge e “fatto cadere” su quello che c’è in Italia nel mercato del lavoro. Continuo a vederlo come elemento di ulteriore deformazione e continuo a preferire strade diverse, che peraltro ho ipotizzato. Non ho fatto invece alcuna riflessione sull’impatto macroeconomico di un tale provvedimento. Non sono convinto della sua positività, ma non ho approfondito la questione e, ovviamente, mi inchino al valore di chi lo dice. Vorrei solo capire su cosa basa Stiglitz quella affermazione, se essa deve ritenersi valida in termini generali e se è applicabile anche alla situazione italiana. Ed in quale misura e forma.
Stiglitz si era anche schierato a favore di una tassa sugli extra-profitti delle grandi aziende, e lo aveva fatto in epoca “non sospetta”. Tuttavia in Italia, forse perché il provvedimento si è limitato alle sole Banche o forse per la metodologia e la forma usate, la “teoria” si è tradotta in un “disagio” che è tutt’altro che teorico. Tutto il mondo finanziario che conta ce lo rimprovera. Il contributo ai nostri conti è effimero. La fiducia internazionale vacilla. Un errore nella tesi del grande economista o un comportamento del tutto sbagliato nella realizzazione? Può essere l’Italia un caso a se?
Poiché, a questo punto, l’interrogativo si pone anche sulla vicenda del salario minimo, confermo che sarebbe necessaria una discussione aperta e tra competenti.
Per fare politica. Che per me non è il gioco dei dispetti o di chi la spara più grossa. Ma forse mi sbaglio.





