
Nell’anniversario della nascita il 12/02/1923 del Maestro ricordiamolo con un’opera pietra miliare della sua formidabile evoluzione artistica.
I veri Maestri del Cinema e del Teatro, se realmente tali, lasciano un segno indelebile nella storia della rappresentazione sul grande schermo o nel perimetro del Quadrato senza un lato, il Palcoscenico.
Per universale riconoscimento, Franco Zeffirelli ha rappresentato una pietra miliare nella storia della messa in scena teatrale e cinematografica, riuscendo, in modo classico e senza astrazioni di dubbia validità scenica ed interpretativa, a narrare storie, dirigere interpreti estraendo da loro ogni più piccola e recondita qualità che aveva individuato nello scegliere il loro carattere di attori.
Zeffirelli è autore legato al mondo Classico, d’altronde, tutta la cultura di cui l’Umanità può ancora oggi godere è figlia della classicità antica che ha tramandato sino ai nostri tempi ogni sfumatura possibile dello scibile, dalla filosofia, al teatro, alla poesia, alla scienza.
L’Uomo contemporaneo è diretto discendente del Mondo Classico.
Se per ipotesi irrealizzabile, fosse possibile sottrarre dall’attuale conoscenza, i semi preziosi del passato remoto, le consolidate conquiste crollerebbero senza le loro basi, come un grattacielo privato delle sue fondamenta. Tutto s’inaridirebbe e presto si tornerebbe ad uno stato preistorico di inciviltà. Quindi Classico e solo Classico.
Aveva ben compreso il grande Maestro quali fossero i fermenti insiti in quel mondo da lui tanto amato e seppe rimanergli fedele in tutta la sua produzione artistica.
Una storia non reale, verosimile ma di fantasia, la coinvolgente vicenda di Romeo e Giulietta.
Anzi “Romeo and Juliet”, come William Shakespeare, volle intitolare il suo capolavoro, ambientato nella “sua” Italia.
Correvano gli anni ’60 del Novecento, epoca di fermenti e mutamenti sociali che avrebbero attraversato il secolo, lasciando le loro tracce.
La prima rappresentazione teatrale della tragedia è del 1960 e già segna un diaframma netto con il passato, non più recitazione paludata e rigidamente legata a schemi di fredda interpretazione letterale del testo, ma ricerca psicologica sui personaggi che assumevano un’umanità a tutto tondo, scandagliati sino nella loro più nascosta psicologia.
In un’epoca di contestazione, Zeffirelli ebbe il coraggio di portare in scena due giovanissimi amanti con i loro freschi sentimenti.
Sono più rivoluzionari Romeo e Giulietta d’ogni altra possibile rivoluzione.
Immenso Shakespeare, ma altrettanto grandioso Franco, capace di trasformare due adolescenti in veri rivoluzionari determinati nel violare ogni regola del loro tempo, per fare vincere il loro Amore contro ogni convenzione sociale e morale.
Zeffirelli aveva voluto esaltare la sostanza drammatica ed innovativa dei personaggi, indagando la loro natura profonda, offrendoli al pubblico sul palcoscenico come fossero figli degli spettatori.
I movimenti di ribellione giovanile degli anni sessanta, la contestazione, il libero amore, venivano superati dalla forza rivoluzionaria delle figure dei due giovanissimi simboli shakespeariani, pronti ad andare contro ogni convenzione sociale, morale, politica persino, di fronte al Signore della città di Verona, pur di fare trionfare il loro puro sentimento davanti a tutti, senza remore e falsi pudori.
Dopo il 1960, seguirà la versione teatrale del 1964 per, infine, approdare il genio del Maestro, all’intramontabile ed ormai storica pellicola del 1968. La più grande storia d’amore di tutti i tempi mai raccontata da Shakespeare,
con lo studio di una regia attenta, introspettiva, analitica della psicologia dei due giovanissimi protagonisti, come solo il grande Cineasta seppe fare, attraverso i primi piani, i piani sequenza, che scavano negli sguardi, nelle rughe espressive degli attori, che possono offrire tutta la loro anima se naturalmente dotati, ma con la stura data alla loro interpretazione solo da un Grande di tutti i tempi.





