L’articolo di Ugo Busatti pone un serio problema, ossia quello del rapporto tra idealità e spirito critico.
L’idealità non va confusa con l’ideologia e nemmeno con l’illusione. L’idealità è un bene prezioso, che si alimenta con la conoscenza, si confronta con lo spirito critico, con l’esame di realtà e non è nemmeno idealismo, perché tutti gli “ismi” sono il tradimento ideologico dell’idealità.
Nell’articolo si prende in esame il tema della guerra e sin dal titolo: “Morireste per la Patria?”, si pone una delle questioni attualissime, dal momento che la guerra e la morte in guerra sono entrate a gamba tesa nel nostro quotidiano dopo essere state esorcizzate per anni e, comunque, considerate lontane.
I media, che delle numerose guerre in atto nel pianeta non scrivono una riga se non quando fa comodo a qualcuno, soprattutto a chi li finanzia, ora sono costretti, dagli interessi in campo, ad occuparsi della guerra in Ucraina e di quella di Gaza.
La morte arriva sugli schermi e si presta alla solita falsa divisione tra idealisti e realisti, dove gli idealisti sono pacifisti e i realisti guerrafondai.
Falsa divisione perché non consente di coniugare, come si dovrebbe, l’ideale di pace (ecco che compare l’idealità) con la ricerca, in base all’esame di realtà e all’esercizio dello spirito critico, delle cause della guerra e del come possono essere rimosse.
Chi è davvero animato da un ideale di pace, se vuole essere un costruttore di pace, deve calarsi nella realtà con spirito critico, non di parte, non moralisticamente giudicante, per capire davvero quali siano state e quali siano le cause del conflitto e per creare le condizioni della sua risoluzione.
Ne consegue che per capire le cause di una guerra o comunque di un conflitto è necessario esercitare la conoscenza.
Oggi, più di ieri, la guerra è ibrida e asimmetrica e se tu la guardi solo nel suo aspetto cruento, di massacri al fronte (e non solo), non capirai mai nulla di cosa stia accadendo e di quali possano essere le vie d’uscita.
Un esempio classico e attualissimo è quello del conflitto tra Israele e Hamas. Gli Houthi attaccano navi che entrano nel Mar Rosso dallo stretto che lo collega al Golfo di Aden in quanto solidarizzano con i palestinesi. Non entro minimamente nel merito del conflitto israelo palestinese che si svolge a Gaza. Non è questo il tema. Il tema è che le navi commerciali abbandonano il Canale di Suez e il Mar Rosso e passano per il Capo di Buona Speranza.
L’effetto è che sono saliti i costi delle assicurazioni per i navigli e i costi per il tragitto più lungo, con una immediata ricaduta sui costi per l’Occidente.
Un blocco simile sta accadendo nel Golfo di Malacca, dove la Malesia intende impedire il passaggio delle navi israeliane (per ora) dal Mar Cinese Meridionale e dal Pacifico all’Oceano Indiano, anche qui con conseguenze immaginabili.
Se guardiamo allo scoppio improvviso della guerra di Hamas con Israele e non teniamo in considerazione che in gioco c’è la via del Cotone, in alternativa a quella della Seta, più altri numerosi interessi geopolitici, rischiamo di essere dei predicatori di pace al vento, anziché dei costruttori di pace.
La differenza tra idealismo e messa in pratica di un’idealità è tutta qui: nella conoscenza, che distingue chi predica la pace da chi costruisce la pace.
Vale per tutti, anche per chi esercita il mestiere del giornalista.
Ed ecco che quando l’articolo di Ugo Busatti si occupa dell’educazione scolastica ci suggerisce un’altra questione fondamentale: la formazione dello spirito critico, l’insegnamento di come coniugare un’ideale con la sua realizzazione, facendo i conti con la realtà, considerando che la realtà non si piega facilmente agli ideali.
Conoscere, pertanto, è lo strumento fondamentale per affrontare qualsiasi argomento e soprattutto qualsiasi azione, in quanto ogni azione, piccola o grande, deve sempre essere preceduta dalla considerazione degli effetti che può produrre.
L’ideologia woke e la cancel culture, l’insulso voler eliminare la storia e le singole storie dei singoli popoli impediscono di capire come sia possibile lavorare concretamente per eliminare i conflitti, o, comunque, per limitarli.
E’ verissimo quanto afferma Busatti che dietro le guerre ci sono gli interessi, ma se non conosciamo quali essi siano, come si sviluppano, in quale direzione si muovono, come possiamo pretendere di conoscere le dinamiche del conflitto per eliminarlo o ridurlo ai minimi termini?
In una società dove i media puntano a dividere le persone in tifoserie basate sulla superficie dei problemi e a sollecitare pronunciamenti che nulla hanno a che fare con la realtà, il gioco è quello di eliminare la conoscenza per fare dell’idealità un’ideologia da spendere sul mercato della comunicazione che, in una guerra ibrida e asimmetrica, è una delle armi più potenti, più ancora delle artiglierie e dei carri armati.
Riconquistare uno slancio ideale, pertanto, non può e non deve essere disgiunto dalla formazione di uno spirito critico, da un costante esame di realtà e deve avere come base la conoscenza.
E’ questo l’augurio di Buon Natale che mi sento di fare a lettori e collaboratori del giornale: applicatevi ogni giorno alla conoscenza, perché conoscenza è libertà.




