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Referendum, non votare è imperdonabile

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Il 22 e 23 marzo non c’è scusa che tenga: si deve andare a votare

Mi spiace dirlo, ma le cose stanno così: ascoltando la propaganda del fronte del no mi vengono in mente le parole di Joseph Goebbels: ripetete continuamente una menzogna, alla fine molti la crederanno vera.
Da settimane che invita a votare No continua a ripetere che la vittoria dei Sì metterebbe la magistratura sotto il tallone della politica.

Si tratta di un’affermazione del tutto gratuita, slegata da qualsiasi analisi del testo della riforma, che non a caso nessuno dei sostenitori del No si azzarda a riportare.

Non danno spiegazioni, non leggono il teso né lo commentano, non cercano di dire perché mai separare le carriere di chi indaga da quelle di chi emette i verdetti dovrebbe porre la magistratura sotto il giogo della politica, o perché mai un CSM composto per due terzi da magistrati estratti a sorte dovrebbe essere meno autonomo dalla politica rispetto a un CSM composto sempre per due terzi da magistrati eletti in base ad appartenenze politiche.

Chi si aspetta spiegazioni, interpretazioni è destinato a restare deluso, sentirà solo slogan ripetuti all’infinito, al massimo vaghe affermazioni del tipo: “è possibile che un CSM con membri estratti diventi succube della politica”.

In effetti tutto è possibile, anche che domani gli asini si mettano a volare. Ciò che è certo è che oggi i membri togati del CSM sono eletti in base alle correnti politiche di appartenenza.

I propagandisti del No parlano alla pancia del paese, si rivolgono alla componente più faziosa, forcaiola, giustizialista del corpo elettorale, a quelli a cui della riforma non interessa un bel niente ma sognano che l’esito del referendum faccia cadere il governo, o lo metta in fortissima difficoltà.

A questo punto occorre essere chiari: questo tentativo potrebbe avere successo, farlo fallire dipende per intero da come si muoverà l’elettorato di centro destra. Se chi ha votato per il centro destra disertasse in larga misura le urne i No potrebbero vincere e la sera del 23 marzo dovremmo sorbirci le urla di gioia dei vari Travaglio, Scanzi, Gruber e compagnia. Ma se gli elettori e le elettrici del centro destra andranno a votare il Sì vincerà, probabilmente con un buon, forse ottimo, margine.

Il 22 – 23 marzo non si vota pro o contro il governo, anzi, la vittoria del Sì favorirebbe anche le tante persone serie di sinistra, i molti che non ne possono più di vedere il PD al traino di Conte e dei peggiori forcaioli, ma l’esito del voto dipende in larga misura da come si muoverà chi ha votato e vota centro destra. Disertare le urne sarebbe imperdonabile.

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