Conte vs Nordio: “Volete il primato della politica sulla magistratura”
Il più (tragicamente) lucido e chiaro di tutti è Giuseppe Conte.
È paradossale, tutti raccontano balle, lui dice la verità: la politica rivuole il suo primato.
Ecco, per lui è questo il problema, che altri più rozzi di lui, per il giustizialismo senza pochette, traducono nella balla della sottomissione della magistratura alla politica, per me, e per chi vota Sì, è invece la soluzione verso la quale andare.
Non è più una questione di giustizia, è in questione la democrazia.
Non è in questione il potere giudiziario, tanto meno l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che anche per me sono sacre, è in questione lo strapotere giudiziario, che sottomette il potere politico e l’autonomia e l’indipendenza della politica, delle istituzioni democratiche elette, dal Parlamento in giù.
Che è lo stato di fatto. Oltre le leggi e la Costituzione.
Un disequilibrio democratico che Sabino Cassese definisce Governo dei Giudici.
Cioè, gli elettori eleggono i parlamenti e le assemblee degli enti locali, ma governano i giudici, le Procure, meglio dire, per le dinamiche interne all’autogoverno della magistratura, ANM e CSM. Con la gran cassa della stampa. Complice.
È una dinamica auto distruttiva per la politica.
Che da Tangentopoli in poi si è auto inflitta, con un lungo degrado della qualità della rappresentanza politica istituzionale, dei partiti, degli eletti.
È una ragione per la quale la maggioranza degli italiani non vota. Perché votare chi non è in grado di rappresentarmi? Perché votare, a differenza del passato, non il meglio che vive in società, ma, spesso, il peggio, magari ai margini della società?
Ecco, così la politica ha ristretto il proprio spazio e ruolo e la magistratura ha allargato il suo.
Producendo, così, il crollo della qualità della rappresentanza politica. Di conseguenza.
Se la politica viene trattata come un mondo di inetti o di malaffare, di colpevoli in attesa di esser scoperti, chi fa politica?
Attenzione, non è solo frutto di dinamiche di chimica sociale. Di gomiti più robusti di altri. Anche.
Ma c’è anche un pensiero. Che si è affermato in Francia dopo la caduta del Muro di Berlino e che ha attecchito in Italia più che in Francia e altrove in Europa.
Menti raffinate.
È l’idea del primato della giurisdizione.
È pensiero ai confini di un totalitarismo intellettuale elevato.
L’idea che le elezioni, i parlamenti, devono avere limiti, sottomessi al potere del giudice. Della giurisdizione. Diritti inviolabili sui quali la parola ultima è della giurisdizione. La politica deve seguire, eseguire.
Attenzione, c’è del vero e del giusto, ma non nella visione più estesa e invadente e strapotente attuale. No.
Abbiamo una Costituzione e una Corte Costituzionale e i poteri del Presidente della Repubblica a freno dell’invadenza o della politica.
Sono questi i confini della democrazia.
Se i confini sono invece definiti dalle interpretazioni delle norme delle Procure no.
Se le Procure diventano i “difensori dei diritti”, no.
Se Procure e Tribunali diventano i pilastri della “morale pubblica”, no.
Se le Procure e i Tribunali, diventano espressione di un Csm che anziché garantire, per dovere Costituzionale, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, deve rappresentare gli indirizzi e le scelte delle correnti politiche di una associazione privata, l’ANM no.
A tutela di uno strapotere corporativo, no.
Ecco Conte ha il coraggio di dire che lui difende tutto questo. Gliene do atto.
Ecco, la partita è questa.
Se fosse contro l’autonomia e l’indipendenza della magistratura io voterei No! Senza esitazioni.
Ma si vota per ricreare un equilibrio.
Accusa, difesa, giudizio terzo.
Non sarà immediato. Perché le norme dovranno essere accompagnate da una maturazione culturale.
Ma è un nuovo equilibrio.
Un equilibrio in cui l’Accusa è comunque garantita da un proprio organismo di rilievo costituzionale.
Anche troppo. Dicono alcuni. Ma è necessario, secondo me, per buon senso. Per un equilibrio responsabile dell’azione politica. Per rifuggire da accuse di vendetta.
Ma per il No non basta.
Ed è una ragione in più per votare Sì.





