
di Francesco Pontelli
L’introduzione del redditometro, mai menzionato durante la campagna elettorale, permette di avviare una prima valutazione relativa agli obbiettivi raggiunti dal governo Meloni in carica ormai da più di un anno e mezzo.
Ricapitolando per sommi capi il governo In questo periodo è riuscito a centrare i seguenti obbiettivi:
1. la reintroduzione delle accise sui carburanti (o eliminazione sconti governo Draghi) i quali mantengono i costi dei trasporti alti e con loro l’inflazione specialmente nel settore alimentare;
2. la restaurazione delle “nuove” aliquote dell’Iva per le bollette del gas abbandonando quella del 5% e tornando al 22% (come per i carburanti la eliminazione degli sconti introdotti dal precedente governo Draghi);
3. l’azzeramento del mercato tutelato nelle bollette elettriche con la inevitabile esplosione delle tariffe sia per l’utenza domestica che per le imprese, mentre le altre nazioni concorrenti nazionalizzano la produzione e distribuzione dell’energia elettrica (Francia);
4.la vendita di quote azionarie di Poste Italiane perdendo la maggioranza assoluta e di Eni regalando così l’elaborazione degli obbiettivi strategici nella gestione dei diversi monopoli indivisibili ai fondi privati;
5. il riavvio del redditometro per gli accertamenti retroattivi (altro colpo alla credibilità fiscale del paese) fino al 2016 (ben oltre il limite di legge dei 5 anni), che comprenderà anche gli acquisti di abbigliamento e calzature fino agli investimenti.
Per completezza non giova, poi, certo ricordare anche i quattordici (14) decrementi consecutivi della produzione industriale, contemporaneamente al raggiungimento nel IV trimestre 2023 di una pressione fiscale pari al 50,3%.
Mai nella storia della politica italiana un governo in poco più di un anno attraverso il “conseguimento” dei punti sopra indicati aveva dilapidato in questo modo il proprio patrimonio di credibilità.





