
di Valter Vecellio
1985: Leoluca Orlando diventa sindaco di Palermo, inaugura quella che viene definita “Primavera”. Il 16 dicembre 1987 la Corte d’assise di Palermo commina 19 ergastoli «maxiprocesso». Tutto bene? Tutti si attendono che il nuovo consigliere istruttore di Palermo, al posto di Caponnetto, sia lui, Falcone: ma il Csm, il 19 gennaio 1988, sceglie Antonino Meli in omaggio al criterio dell’anzianità. A Falcone cominciano a voltare le spalle in tanti. Con Orlando un episodio scatenante: «Orlando ce l’aveva con Falcone», ricorda l’ex ministro Claudio Martelli ad Annozero, nel 2009, «perché aveva riarrestato l’ex sindaco Vito Ciancimino con l’accusa di essere tornato a fare affari e appalti a Palermo con sindaco Leoluca Orlando, questo l’ha raccontato Falcone al Csm per filo e per segno».
Lo stesso Falcone, in conferenza stampa, spiega che Ciancimino è accusato di essere il manovratore di alcuni appalti col Comune sino al 1988.
Quando Falcone accetta l’invito di dirigere gli Affari penali al ministero della Giustizia, poi, una pioggia di accuse. Durante una puntata di Samarcanda del maggio 1990 Orlando accusa Falcone di tenere documenti sui delitti eccellenti chiusi nei cassetti. Il riferimento è a otto scatole lasciate da Rocco Chinnici e a un armadio pieno di carte. «Io sono convinto», dice Orlando, «che dentro i cassetti del Palazzo di Giustizia ce n’è abbastanza per fare chiarezza su quei delitti». L’accusa viene ripetuta a ritornello anche da altri esponenti della Rete, il movimento di Orlando, tra i quali Carmine Mancuso e Alfredo Galasso. È di quei giorni uno slogan che fa epoca: «Il sospetto è l’anticamera della verità». Falcone risponde: «È un modo di far politica che noi rifiutiamo… Se Orlando sa qualcosa faccia i nomi e i cognomi, citi i fatti, si assuma la responsabilità di quel che ha detto, altrimenti taccia. Non è vero che le inchieste sono a un punto morto. È vero il contrario: ci sono stati sviluppi corposi, con imputati e accertamenti».
Orlando torna alla carica il 14 agosto 1991; rilascia a l‘Unità un’intervista titolata «Indagate sui politici, i nomi ci sono»: «Sono migliaia e migliaia i nomi, gli episodi a conferma dei rapporti tra mafia e politica. Ma quella verità non entra neppure nei dibattimenti, viene sistematicamente stralciata, depositata, e neppure rischia di diventare verità processuale… Si è fatto veramente tutto, da parte di tutti, per individuare responsabilità di politici come Lima e Gunnella, ma anche meno noti come Drago, il capo degli andreottiani di Catania, Pietro Pizzo, socialista e senatore di Marsala, o Turi Lombardo? E quante inchieste si sono fermate non appena sono emersi i nomi di Andreotti, Martelli e De Michelis?». Orlando cita espressamente, tra i presunti insabbiatori, «la Procura di Palermo» e implicitamente Falcone.
Il 26 settembre 1991, al Maurizio Costanzo Show, ad attaccare Falcone è Alfredo Galasso. Lo stesso Galasso assieme a Carmine Mancuso e a Orlando, l’11 settembre precedente, presenta un esposto al Csm: si chiedono spiegazioni sull’insabbiamento delle indagini sui delitti Reina, Mattarella, La Torre, Insalaco e Bonsignore e anche sui rapporti tra Salvo Lima e Stefano Bontate e sulla loggia massonica Diaz e poi appunto sulle famose carte nei cassetti. Così il 15 ottobre Falcone deve discolparsi davanti al Csm. Sospira: «Non si può andare avanti in questa maniera, è un linciaggio morale continuo… Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità, la cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo». Francesco Cossiga nel 2008, intervistato dal Corriere della Sera dice: «Quel giorno lui uscì dal Csm e venne da me piangendo. Voleva andar via».
Il 25 gennaio 1993, intervenendo telefonicamente a Mixer su Raidue, Maria Falcone disse a Leoluca Orlando: «Hai infangato il nome, la dignità e l’onorabilità di un giudice che ha sempre dato prova di essere integerrimo e strenuo difensore dello Stato. Hai approfittato di determinati limiti dei procedimenti giudiziari, per fare, come diceva Giovanni, politica attraverso il sistema giudiziario».





