L’Italia ha il piú basso tasso di omicidi in Europa (a esclusione del Lussemburgo) con 0,51 omicidi ogni 100.000 abitanti, malgrado i dati rilasciati dall’ISTAT, parrebbe (leggendo l’infuriare del clamore di queste ore) che il nostro paese sia in preda a violenze efferate, degne di sei pagine di analisi sui principali quotidiani.
Qualche dato per comprendere la tassonomia di questa violenza:
2022 – 314 omicidi
2021 – 303 omicidi
2020 – 286 omicidi
2019 – 315 omicidi
Nel 2021 su 184 casi le vittime sono uomini (60%) e in 119 (40%) sono donne. La pausa del 2020 é in gran parte dovuta al lockdown.
E qui veniamo ai dati piú significativi: Le vittime uccise in una relazione di coppia o in famiglia sono 139 (45,9% del totale). In questo ambito il rapporto tra generi si ribalta : le vittime maschili sono 39 e quelle femminili 100.
Tutti conoscono il nome di Filippo , ben pochi quello di Raffaella Ragnoli o quello di Vita Di Bono, oppure di Alessandra Galea o Valentina Boscaro. Due mogli e due fidanzate che hanno accoltellato a morte il loro partner nel corso del 2023. Qualcuno si ricorda qualcosa dei loro casi? No, non fanno notizia, escono dai riflettori, eppure é sangue anche quello, eppure c’é una violenza omicida anche in quei casi, eppure esiste una logica di possesso e di dominio, cosa manca per scatenare la sollevazione della pubblica opinione, anche in quei casi?
Casi in cui la vittima é un maschio (piú o meno alfa).
Nel 2021 la Germania ha totalizzato il doppio di femminicidi rispetto all’Italia, la Francia ne ha il 45% in piú, eppure il dibattito sul “patriarcato” lì non ha dignità di cronaca. Un approfondimento ulteriore rivela che i femminicidi tedeschi sono spesso attuati in famiglie di immigrati turchi (oltre la metà dei casi che riguardano vittime extracomunitarie a fronte di una percentuale di residenti pari al 2,7%).
In merito al patriarcato, suggerirei un uso piú accorto dei termini. Tradizionalmente e storicamente, il patriarcato da’ al padre di famiglia completo possesso della moglie e dei figli, così come il diritto di abuso fisico e psicologico. In certi casi, la congiuntura del patriarcato come privilegio e autorità e della concezione della donna come proprietà finisce per sfociare in una “cultura dello stupro” in cui lo stupro e altre forme di violenza verso le donne sono riconosciute come la norma all’interno dell’ordine sociale.
Le società patriarcali sono radicate nelle teocrazie dittatoriali e nelle teocrazie camuffate da democrazie (Turchia docet).
In Italia siamo in questo perimetro?
Forse no, forse perché si hanno piú chiari alcuni concetti come quello della “responsabilità personale” e la tendenza a generalizzare si scontra con uno stato di diritto ben radicato nella nostra società.
*Ritengo che l’interesse granguiolesco per gli efferati omicidi sia nel DNA della pubblicistica italiana. Il sangue delle giovane neolaureanda e la crudeltà del ragazzo che dorme con l’orsacchiotto nella provincia piú profonda, tirano (e di brutto). Assecondare il voyeurismo della cronaca macabra con tutti i particolari denora lo stato comatoso in cui versa l’informazione. Oggi su un giornalone 6 pagine sul fattaccio di Vigonovo e un paio sul rilascio possibile degli ostaggi a Gaza.
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