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RAND: SFIDE GLOBALI? BUSINESS AS USUAL NON È PIÙ SUFFICIENTE

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Macron è pronto a inviare 20 mila francesi a dar man forte ad un’Ucraina che ne avrebbe bisogno di 500 mila, come indicano le chiamate alle armi di Zelensky. Inutile spacconata.

Giorgia Meloni gli ha detto chiaramente che nessun italiano metterà i piedi sul terreno in Ucraina. Il ministro degli Esteri Tajani ha chiarito che non siamo in guerra con la Russia.

E’ altrettanto chiaro che un esercito europeo potrà anche coordinarsi e crescere, ma dentro la Nato che, come ha detto Stoltemberg a chiare lettere, stabilisce come deve essere e quali sono i target.

In buona sostanza, al di là delle smargiassate di Macron, che punta ad essere il comandante in capo dell’esercito europeo, mentre compera il gas di Putin e lo triangola agli inglesi, il gioco rimane nelle mani degli Usa che, per quanto in confusione, non hanno alcuna intenzione di mettere i piedi in Ucraina con i propri militari.

Solo acume politico quello degli Usa? No. Anche presa di coscienza che oggi come oggi una guerra, fosse anche combattuta con armi convenzionali, con la Russia non sarebbe sicura negli esiti.

Gli Stati Uniti, infatti, cominciano a fare i conti con il tema che è posto all’ordine del giorno dalla guerra in Ucraina, ossia di come gli Usa e i loro alleati siano sostanzialmente impreparati ad una guerra simmetrica con potenze simili.

Un recente rapporto della RAND corporation, think tank statunitense assai vicino al Pentagono, sostiene che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno una finestra di opportunità per rafforzare la propria sicurezza e prepararsi alle sfide globali a venire. Ma si sta avvicinando rapidamente mentre la Cina e altri avversari costruiscono i propri eserciti. “‘Business as usual – dice Rand – non è più sufficiente”.

Il rapporto richiede cambiamenti fondamentali nel modo in cui gli Stati Uniti combattono. Dalla fine della Guerra Fredda, la loro strategia di base è stata quella di inviare una forza schiacciante in qualsiasi parte del mondo per sconfiggere in modo decisivo qualsiasi nemico. “Anni di wargame – afferma il principale redattore del rapporto, David Ochmanek – hanno dimostrato che non funziona contro la Cina, e nemmeno contro la Russia”.

Il rapporto, interessante esame di realtà che fa giustizia di tutti i chiacchieroni di un mondo politico dove ormai scarseggiano gli statisti, è stato predisposto da David Ochmanek con Anna Dowd, Stephen Flanagan, Andrew Hoehn, Jeffrey Hornung, Michael Lostumbo e Michael Mazar ed è intitolato Punto di inflessione: come invertire l’erosione del potere e dell’influenza militare degli Stati Uniti e degli alleati. (https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA2555-1.html).

Il rapporto, che risale al luglio 2023, sostiene che “la natura della guerra si è evoluta a partire dalla Guerra Fredda, ed è diventato sempre più chiaro che la strategia e l’atteggiamento di difesa degli Stati Uniti sono insolventi. La strategia di difesa degli Stati Uniti si è basata su forze militari statunitensi che erano superiori in tutti i campi a quelle di qualsiasi avversario. Questa superiorità è scomparsa. Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno più il monopolio virtuale sulle tecnologie e sulle capacità che li hanno resi così dominanti contro le forze avversarie. Gli Stati Uniti e le forze alleate non necessitano di superiorità per sconfiggere l’aggressione anche da parte dei loro nemici più potenti. Gli Stati Uniti, agendo di concerto con alleati e partner chiave, possono ripristinare posizioni credibili di deterrenza contro le principali aggressioni senza dover riconquistare il sopravvento in qualsiasi ambito operativo contro Cina o Russia”.

L’esame di realtà dice che la superiorità è scomparsa e che l’obiettivo è: deterrenza.

Il rapporto passa poi ad esaminare gli effetti delle guerra in Ucraina. “L’aggressione brutale e immotivata della Russia contro l’Ucraina – si legge nel rapporto della Rand – ha risvegliato gli alleati dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) sul rischio di una guerra più ampia nell’area euro-atlantica. Questa consapevolezza ha motivato gli alleati a realizzare aumenti significativi nella spesa e nella preparazione alla difesa, ma molto di più dovrà essere fatto nei prossimi anni per scoraggiare e difendere la regione da ulteriori aggressioni da parte delle forze militari ricostituite della Russia. Taiwan ha abbracciato la retorica della guerra asimmetrica, ma il suo budget riflette una preferenza per i sistemi legacy. Di conseguenza, esiste un divario tra gli obiettivi degli Stati Uniti e quelli di Taiwan per quanto riguarda la direzione del programma di difesa di Taiwan”.

Da qui le “raccomandazioni” della RAND, che è come se il Pentagono le facesse a se stesso.

-Equipaggiare e posizionare le forze e supportare le risorse per una risposta rapida e solida.

-Mettere in campo gli elementi di base di una griglia di rilevamento e targeting multidominio.

-Armi da campo e piattaforme in grado di fornire livelli di letalità sufficienti negli spazi di battaglia contesi per imporre un grave logoramento alle forze d’invasione nemiche nei primi giorni di un conflitto.

-Garantire che le scorte delle munizioni preferite e di altri materiali di consumo siano sufficienti per effettuare attacchi continui contro le forze nemiche.

-Articolare un breve elenco di sfide operative prioritarie per sconfiggere l’aggressione in ambienti altamente contestati.

-Incentivare l’innovazione.

-Rendere il Congresso un partner.

-Definire il futuro concetto operativo; gli sforzi saranno notevolmente migliorati se tutte le parti interessate avranno una visione condivisa di come le forze congiunte e combinate intendono combattere in futuro.

-Accelerare l’adattamento della forza.

-Taiwan dovrebbe valutare sia la sua forza esistente che tutti gli investimenti futuri per determinare la capacità di questi investimenti di sopravvivere e operare efficacemente contro un attacco su vasta scala contro Taiwan.

-Incoraggiare gli alleati della NATO a soddisfare gli obiettivi concordati di investimento nella difesa e i requisiti di posizionamento delle forze e a dedicare maggiori risorse alle capacità militari per operazioni convenzionali prolungate e di alto livello, compresi i piani quinquennali per ampliare le scorte di munizioni.

-Creare una posizione avanzata più resiliente per la difesa collettiva sul fianco orientale della NATO. Collaborare con gli alleati per portare tutti gli otto gruppi tattici sul fianco orientale della NATO a formare una brigata e migliorare la prontezza e le esercitazioni per realizzare gli obiettivi di creazione di forze del modello delle forze alleate.

-Fornire all’Ucraina garanzie di assistenza e formazione occidentale in materia di sicurezza a lungo termine e un percorso chiaro verso l’adesione alla NATO.

L’autore principale del rapporto, David Ochmanek, è un ricercatore internazionale senior nel settore della difesa presso la RAND. In precedenza ha ricoperto il ruolo di vice segretario aggiunto alla difesa per la strategia (1993-1995) e, più recentemente, come vice segretario aggiunto alla difesa per lo sviluppo delle forze (2009-2014).

In una dichiarazione resa in questi giorni sul sito della RAND, il ricercatore, a commento dello studio, sostiene: “L’approccio che abbiamo adottato per sconfiggere l’Iraq nella Guerra del Golfo, per sconfiggere la Serbia, per sconfiggere l’Afghanistan e poi di nuovo l’Iraq fallisce costantemente quando viene applicato nei giochi di guerra contro la Cina o la Russia. E fallisce per due motivi. Innanzitutto, abbiamo sempre dovuto spostare le nostre forze in posizione prima di poter intervenire. Ci sono voluti cinque mesi per rafforzare le nostre forze nella penisola arabica prima di essere pronti a cacciare gli iracheni dal Kuwait. Potremmo avere cinque giorni per posizionare le nostre forze in difesa di Taiwan di fronte a un attacco cinese”.

“In secondo luogo – continua David Ochmanek – l’approccio che ha funzionato così bene contro gli altri avversari è stato sequenziale. Tutto è iniziato con una campagna per sconfiggere le loro difese aeree e mandare in frantumi il loro comando e controllo, e poi abbiamo potuto operare quasi impunemente sul loro territorio. Una volta messo a punto questo approccio con la Cina, passiamo giorni senza riuscire a sopprimere le loro difese aeree, senza riuscire a sopprimere in modo significativo il loro comando e controllo, e in quel lasso di tempo la Cina manda 100.000 persone sull’isola di Taiwan. Utilizziamo i wargame da più di un decennio per conoscere il problema. Ora li stiamo utilizzando per esplorare nuovi approcci. E ciò che dimostrano è che dobbiamo entrare in quello spazio di battaglia contestato fin dall’inizio delle ostilità e localizzare, tracciare, identificare e ingaggiare la forza d’invasione”.

Problema: come fare per essere in grado di sostenere un eventuale conflitto?

“Acquistare – dice David Ochmanek – semplicemente più e migliori cose non sarà sufficiente. Dobbiamo posizionare la forza in modo diverso: significato, dove è basata e tempo necessario per mobilitarsi. Dobbiamo rafforzare le nostre basi aeree avanzate in luoghi come il Giappone. Possiamo ridurre le nostre vulnerabilità, ridurre le nostre perdite, ridurre i tempi di recupero investendo in cose prosaiche come il cemento per riparare le piste o i rifugi per i nostri aerei e il nostro personale. Acquistare semplicemente più e migliori cose non sarà sufficiente. Dobbiamo posizionare la forza in modo diverso: significato, dove è basata e tempo necessario per mobilitarsi. L’aeronautica americana dispone dei bombardieri più potenti del mondo e possono operare oltre la portata della maggior parte dei missili cinesi. Il problema è che non hanno le armi e le munizioni di cui hanno bisogno per essere efficaci. Hanno bisogno di armi a distanza, come i missili da crociera, che possano ingaggiare una flotta d’invasione oltre la portata delle difese aeree cinesi. Anche i sottomarini della Marina americana sono i migliori al mondo. Le imbarcazioni di classe Virginia sono letali, ma costano 2,5 miliardi di dollari ciascuna. I veicoli sottomarini senza equipaggio sono molto meno costosi e molto meno sofisticati, ma possono trasportare armi, mine e sensori sul campo di battaglia. E i sensori saranno fondamentali nelle prime ore della guerra. Dovremmo pianificare di inondare il campo di battaglia con un gran numero di veicoli aerei autonomi ed economici: i droni. Sì, ne perderemo centinaia a causa delle difese aeree nemiche. Ma le cose che i cinesi userebbero per abbatterli sono più costose di loro. Se potessi continuare a ripopolare lo spazio di battaglia, potrei stabilire una griglia di rilevamento che dica a ciascuna arma dove andare per ottenere un effetto ottimale. Ecco come si presenta il futuro della guerra”.

Come si può ben capire l’esperienza dell’Ucraina, che è una guerra vera, sta dimostrando che le dottrine che si richiamano alla prima e alla seconda guerra mondiale, con l’aggiunta di quelle relative a guerre locali asimmetriche (Iraq, Afghanistan) non sono adatte a sostenere un possibile confronto con la Cina che, a quanto pare, è e rimane la principale preoccupazione Usa.

Il futuro è di guerra di intelligence, elettronica, di droni, di missili, non di trincee e di scontri di carri, di aerei e di navi.

Il rapporto rende giustizia anche alle chiacchiere propagandistiche relative al pericolo russo, a cominciare da quelle di Joe Biden, per proseguire con tutti i politici di seconda serie che, purtroppo per noi, blaterano di una Russia che invaderà l’Europa e il mondo.

Quanto rappresenta oggi la Russia una minaccia convenzionale, date le perdite in Ucraina?

Alla domanda David Ochmanek risponde così: “Hanno perso enormi quantità di potere militare convenzionale sui campi di battaglia dell’Ucraina. Le loro unità più addestrate e altamente capaci sono state gettate nel tritacarne, e ci vorrà un bel po’ di tempo prima che ricostituiscano una minaccia militare convenzionale. Questo ci dà un po’ di tempo. Qualcuno potrebbe pensare che questo significhi che per un po’ non dovremo prestare attenzione alla Russia. Ma considerati i tempi necessari per mettere effettivamente in campo nuove capacità, è giunto il momento di iniziare a costruire una deterrenza credibile e convenzionale”.

Ecco la parola magica che riguarda la Russia: deterrenza credibile e convenzionale.

E’ questo il punto centrale che riguarda l’Europa, la Nato, gli eserciti europei da coordinare: deterrenza credibile e convenzionale.

Chiusa la vicenda Ucraina, il tema da affrontare, si chiama deterrenza. Una deterrenza che non si basi solamente sull’arma nucleare, ma anche su una capacità di intervento convenzionale aggiornata, nelle dottrina, nella strategia, nella tattica, nei mezzi e nella formazione degli uomini.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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