
Esattamente come negli anni precedenti anche per l’anno prossimo si registra una risibile “crescita economica” la quale conferma la assoluta insufficienza dell’azione governativa tanto il governo in carica quanto di quelli precedenti.
Oltre vent’anni di una imbarazzante retorica governativa vengono azzerati dall’analisi relativa all’andamento del rapporto Pil/procapite nelle maggiori aree regionali dell’Europa.
Infatti, quando la crescita economica si dimostra inferiore a quella della concorrenza, allora negli effetti reali si traforma inevitabilmente di una perdita netta di reddito disponibile e quindi in un sostanziale arretramento (*) .
Quindi un quadro sempre più allarmante che prevede tra l’altro sempre nel 2026 l’aumento del carico fiscale in campo energetico (accise) ed una crescita economica inferiore persino al tasso di inflazione e che lascia sostanzialmente invariato il problema del costo dell’energia, che rappresenta il primo fattore determinante tanto per la competitività delle imprese quanto per la qualità della vita delle famiglie.
In piu’, sembra paradossale come chi nei propri programmi elettorali aveva assicurato la necessità di una maggiore sovranità nazionale, si riveli come semplice servitore della stessa Unione Europea.
La crisi del nostro paese, come quella europea, è una crisi essenzialmente derivata dalle carenza culturale e di professionalità espresse dalle compagini governative, quanto da quelle dell’opposizione.
Basti pensare come l’Italia e l’Unione Europea non riescano a crescere economicamente mentre gli Stati Uniti registrano una crescita tre volte superiore a quelle europee e otto volte rispetto a quella italiana.
Per il 2026 lo scenario sarà uguale se non addirittura peggiore in quanto la mancanza di uno sviluppo economico (il differenziale tra la nostra e le altrui crescita)
altro non sono che arretramenti economici nei confronti dei paesi a noi concorrenti.
Come inevitabile conseguenza porteranno una recessione mascherata da bassa crescita e soprattutto una diminuzione del PIL/pro capite, che rappresenta la vera forma di ricchezza disponibile per i cittadini. In più anche all’interno della stessa Unione pur crescendo la Germania con un modesto +1,2% , tuttavia rimane superiore del +50% rispetto a quella italiana +0,8% e calcolata su un PIL quasi tre volte superiore .
In termini assoluti, come naturale conseguenza,la differenza tra il Pil italiano e quello tedesco cresce e diventa sempre più insostenibile anche in presenza di una crescita modesta.
Anche per questo diverso Trend di crescita le retribuzioni italiane non riescono a aumentare, mentre cresce il differenziale tra le prime due economie manifatturiere europee, tedesca editaliana.
Ecco allora in questo contesto anche il raddoppio della TobinTax (introdotta dal governo Monti nel 2013) ha già portato alla fuga di capitali da parte delle aziende attraverso il delisting che impoverisce il mercato finanziario italiano. Senza dimenticare poi il debito pubblico che ha raggiunto i a 3113 mld e di conseguenza per il pagamento del servizio al debito stesso saranno necessari il 3,9% del Pil nel 2026 ed il 4,1% nel 2027, quando la media Europea si attesta sul 1,7% del Pil stesso.
In altre parole si continua sia con questo governo, come hanno fatto i i precedenti, a difendere una crescita minimale che altro non è che un andamento che non introduce una necessari adisconinuità.
(*) https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/articoli-recenti/economia/26857-la-fine-della-retorica-governativa.html





