Home Opinioni Populismo: così parlò anche Papa Francesco

Populismo: così parlò anche Papa Francesco

0
populismo

Una malattia che può essere mortale per la società democratica

C’è un cancro nel contratto sociale di molta parte del mondo. Non è la destra che avanza, che, al più, sarebbe una conseguenza: è il populismo.

In Italia si viaggia verso record imbattibili.

Populismo non è solo un termine dispregiativo: è qualcosa di molto più grave che segnala una malattia che può essere mortale per la società democratica.

La destra reazionaria è un pericolo, ma non c’è e bisogna evitare che arrivi. Il populismo c’è: e lo applaudiamo. Cosa sia il populismo sarebbe bene capirlo.

Esaltazione del popolo, dei desideri e sentimenti collettivi, spesso in opposizione alle élite ma anche alle istituzioni considerate estranee alla società. Il governo e altre istituzioni vengono dipinti come corrotti o distaccati, e i populisti si presentano come l’unico tramite legittimo tra il popolo e il potere.

Per questo chiedono la presenza di leader carismatici o ritenuti tali che sono l’anticamera dell’uomo solo al comando; desiderio questo celato da una falsa democrazia che vede la costruzione del consenso diretto, attraverso strategie comunicative dirette, spesso mediatiche o digitali, per un rapporto immediato con le masse.

Per dimostrare di essere gli unici portatori di verità le questioni complesse vengono ridotte a messaggi semplici e altamente emotivi, creando l’impressione che solo i populisti possano risolverle e si accompagnano ad un uso indiscriminato della paura e della retorica negativa. Ho citato Treccani e Wikipedia. E qualche sociologo di sinistra.

Il populismo non è di destra o di sinistra: è lo sbocco anomalo di una società in crisi politica, economica o sociale, quando la fiducia nelle istituzioni è bassa e il fenomeno della crisi non viene contrastato. Quando la politica, cioè il dialogo e il compromesso, latitano. Quando prevale il muro contro muro.

Chiunque potrà fare esempi di populismo nell’attuale opposizione e nell’attuale Governo. Ma è il livello, talvolta asfissiante e non percepito, che fa la differenza. Personalmente ne ho in testa uno. Vomitevole. Perché da noi tutto è partito da un qualunquismo rappresentato dal “Vaffa day” e che ancora si stenta a capire quanto abbia minato i rapporti sociali.

Un cancro. I tanti precedenti storici lo dicono. Lo sbocco è quasi sempre in forme di dittatura. Dai giacobini di Rousseau e il populismo napoleonico, al peronismo, allo chavismo.

Papa Francesco affrontò il problema così: «l’esempio più tipico di populismo nel senso europeo della parola è il 1933 in Germania. Dopo Paul von Hindenburg e la crisi del ’30, la Germania era in frantumi e guardava in alto alla ricerca della sua identità, alla ricerca di una nuova guida in grado di ripristinare quell’identità. Lì c’era Adolf Hitler che diceva “io posso, io posso”. E tutti hanno votato Hitler in Germania. Hitler non ha rubato il potere, è stato votato dal suo popolo e poi ha distrutto tutto».

E noi lo ricordiamo il qualunquismo borghese degli anni 20 nell’Italia nella crisi del dopoguerra?

Oggi a me l’idea stessa che si stiano formando aggregazioni politiche che non solo contengono populismo ma ne fanno una bandiera e, anzi, un progetto di governo, spaventa.

Perché, complice media che cavalcano sentimenti e, soprattutto, odio, questo appare al popolo una soluzione, anzi una buona soluzione, anzi l’unica possibile alle crisi che stiamo vivendo.

Vedo dispregio per persone che rappresentano istituzioni; la squallida semplificazione di problemi estremamente complessi; il tentativo di far contare la piazza più del Parlamento e delle istituzioni; una campagna denigratoria verso ogni azione del Governo.

E mi domando se anche i palinsesti televisivi autoproclamatisi informazione, che per ore ogni giorno elencano cronaca nera e drammi anche passati, se anche il ritorno al vizietto di “concordare” i titoli altisonanti, che sgomentano, tra i maggiori quotidiani non sia in fondo una strategia.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui