di Giuseppe Augieri
A me sembra ci sia scarsissima attenzione alla situazione economica italiana. Ma non quella disegnata ad arte da una informazione schierata. I dati su cui ragionare sono incontrovertibili. Ma si preferisce lasciarli alla stampa specializzata. Per me, questo dipende dal fatto che su quei dati non è possibile molto gossip sia perché c’è poco appeal e sia perché discuterne significherebbe avere competenze che il bar dello sport non ha. E dunque….
Eppure il dato politico che quei numeri contengono è di grandissima rilevanza: perché rappresentano le basi per il controllo sulle politiche fatte dal Governo ed ancor più sulla correttezza delle politiche future del Governo. Troppo complicato, vero? E’ più facile e più comodo dire che il Governo non ha prospettive. E chi lo può smentire?
Parliamo di debito pubblico. Alla fine di dicembre il debito pubblico era salito a circa 2.863 miliardi di euro. Rispetto al dato di inizio anno (circa 2.758 miliardi di euro) il debito pubblico è cresciuto di oltre 105 miliardi. Ma è sceso al 137,3% del Pil, dal 140,5% del 2022. (dati Bankitalia).
Il motivo è semplice: il PIL è cresciuto più della crescita del debito. Si può dire che sia troppo poco; e però bisognerebbe dimostrarlo. Non si può invece sostenere (Conte dixit, con repetita degli aficionados) che l’Italia non sia cresciuta. Posizione quest’ultima che non indebolisce il Governo, che può fregarsene: taglia le gambe all’Italia in sede internazionale e verso la grande finanza, che non ha bisogno di alibi per le sue scalate speculative. E non serve a niente oltre che per la piazza.
Ma all’interno del debito pubblico è in atto un movimento del tutto ignorato. La campagna del MEF sul “Btp valore”, è arrivata alla terza edizione. Il Mef ha raccolto quasi 54 miliardi in nove mesi. La quota di Bot e Btp in mano a famiglie e imprese era arrivata a fine 2023 ad oltre 320 miliardi al 13,4% del totale del debito (in cospicuo aumento rispetto all’8,9% dell’ottobre del 2022). Il sistema-Italia (vale a dire Bankitalia, banche, fondi, assicurazioni e famiglie) dovrebbero ora possedere oltre il 73% del debito pubblico.
Accrescere la quota di bond governativi in mano alle famiglie è una buona notizia per la stabilità del debito pubblico: e stabilità è quella cosa che ci fa meritare un buon rating e cioè …. la possibilità di vita economica di un Paese a debito mostruoso.
Buona per tre motivi. Il primo: aumenta la quota di interessi sul debito pagata a soggetti che vivono e spendono in Italia, con effetti positivi sull’economia. Il secondo: solitamente i piccoli investitori domestici mantengono il titolo fino alla scadenza senza venderlo. Questo rende i conti pubblici meno soggetti a ondate speculativem(e quanto valga questo lo si può domandare al Giappone). Il terzo: si dipende sempre meno dalla speculazione internazionale.
Per me è scontato un plauso a questa iniziativa. Con un ma, grosso come una casa.
Se il risparmio privato diventa finanziamento allo Stato, il valore aggiunto che quei finanziamenti devono dare alla collettività diventa ancora di più obiettivo ineludibile.
La destinazione di quei fondi ad investimenti produttivi e non a mancette varie (o – nel migliore dei casi – a politiche assistenziali senza sbocchi) deve essere garantito. E deve essere controllato in questo senso.
Il depauperamento dei risparmi privati – negli ultimi tempi sempre più utilizzati per supplire alla mancanza di welfare anziché per aumentare i consumi e dunque quel pezzo di economia che da noi traballa – ha senso compiuto se il confronto di tutte le forze politiche (e senza dimenticare i corpi intermedi, tra i quali soprattutto il Sindacato) si svolgerà avendo come obiettivo proprio questo.
Anche verificando la compatibilità di questo dato con le ipotesi di ulteriore vendita dei nostri “gioielli” e con la situazione del welfare, sanità per prima: vietando ogni tentativo di aumentare le quote di “privatizzazione” dei resti di un servizio pubblico oramai quasi scomparso dai radar.
Confronto Politico, senza sconti, certo, ma supportato da analisi rigorose nella quali la strumentalizzazione di piccolo cabotaggio sia assente. Perché si discute della vita degli Italiani, non di un Governo o di una maggioranza.
A me sembra che si faccia poco; e talvolta il contrario.




