
di Bruno Chiavazzo
Sulle pagine “culturali” di Repubblica è stato pubblicato un delirio di Alain Elkann, padre del proprietario dello stesso quotidiano, John Elkann.
Il meschino doveva andare in treno, first class of course, da Roma Termini a Foggia, a fare cosa non è dato sapere. Ebbene seduto comodamente al suo posto, accanto al finestrino come specificato, il tapino si è ritrovato nello stesso scompartimento con un gruppo di ragazzi che parlavano ad alta voce e bevevano coca cola.
Li ha definiti “lanzichenecchi”, come quelli del sacco di Roma, perché “indossano pantaloni corti, esibiscono tatuaggi, smanettano l’Iphone e dicono parolacce”. Mentre l’Infelice Benestante di casa Agnelli si dipinge così: “Io indossavo, malgrado il caldo, un vestito molto stazzonato di lino blu e una camicia leggera. Avevo una cartella di cuoio marrone dalla quale ho estratto i giornali: il Financial Times del weekend, New York Times e Robinson, il supplemento culturale di Repubblica.
Stavo anche finendo di leggere il secondo volume della Recherche du temps perdu di Proust e in particolare il capitolo “Sodoma e Gomorra”. Ho estratto anche un quaderno su cui scrivo il diario con la mia penna stilografica…”.
Grande sorpresa per il padre di Lapo quando scopre che il treno ferma a Benevento: “Non sapevo che per andare da Roma a Foggia si dovesse passare da Caserta e poi da Benevento. Pensavo di aver sbagliato treno, ma invece è così”. E, mentre il nostro eroe era immerso nella lettura di Proust: “Loro erano totalmente indifferenti a me, alla mia persona, come se fossi un’entità trasparente, un altro mondo.
Io mi sono domandato se era il caso di iniziare a parlare col mio vicino, ma non l’ho fatto. Lui era la maggioranza, uno nessuno centomila, io ero inesistente: qualcuno che usava carta e penna, che leggeva giornali in inglese e poi un libro in francese con la giacca e i pantaloni lunghi”.
Quando finalmente il treno è arrivato a Foggia, l’uomo in lino blu si è alzato e, parbleu, non li ha neanche salutati quei “lanzichenecchi” che non l’avevano neanche riconosciuto. Lo sappiamo tutti che il conformismo delle èlite è peggiore di quello delle masse, perché è saccente, borioso, sprezzante, paranoico, ma soprattutto rappresenta la quintessenza dell’irresponsabilità politica.
Detto in altri termini e, parafrasando, Nanni Moretti, se questi sono gli intellettuali “a la gauche” che elaborano le idee politiche delle varie Elly Schlein che guidano l’opposizione in Italia, allora ce li meritiamo Meloni, La Russa, Santanchè, Donzelli e Sangiuliano.
Resta un interrogativo: ma che c…o andava a fare a Foggia Alain Elkann?





