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PNRR, LA VERITA’ TRA CONTE E GENTILONI

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di Gianvito Caldararo

Nel libro di Paolo Valentino, giornalista del Corriere della sera, dal titolo “Nelle vene di Bruxelles. Storie e segreti della capitale d’Europa”, il commissario Gentiloni, già ex premier del PD, ha smascherato la narrazione di Giuseppe Conte, leader del M5S, sui miliardi del PNRR. Il libro è il ritratto di una città diventata simbolo e metafora della costruzione europea.

Tra i grandi eventi del passato e gli aneddoti politici più curiosi si compone il grande affresco di una metropoli che è specchio e punto di riferimento del miracolo dell’Unione : dove dopo secoli di tragedie, l’Europa ha imparato a parlarsi e a litigare ma senza farsi la guerra. Il commissario Gentiloni, ha detto che i miliardi di euro assegnati all’Italia sono stati determinati da un algoritmo, resosi necessario quale criterio di distribuzione tra i Paesi dell’Unione Europa.

Si tratta di una verità che annienta tutta la narrazione e la propaganda che Conte ha fatto sui fondi del PNRR, attribuendosi meriti inesistenti. Ha considerato la verità di Gentiloni, come un attacco proditorio. Infatti, alla domanda sull’attacco di Gentiloni: “Insomma, la vive come un attacco del PD”? Conte risponde: “Il PD ha tante anime. Io preferisco quella nobile e limpida di David Sassoli, che all’epoca riconobbe come la delegazione da me guidata avesse “davvero fatto onore a un Paese fondatore dell’Unione”. “La non sincerità, affermava il noto scrittore e critico letterario George Henry Lewes,  è sempre debolezza: la sincerità, anche in errore, è forza”. Come pure, “il diavolo non può nascondere la coda”, oppure “che per sapere la verità bisogna ascoltare due bugiardi.

La verità è che sullo strumento finanziario Next Generation EU, per la ripresa dell’Unione europea, non vi è stato alcun protagonismo dell’Italia. La prima proposta fu quella formulata dalla Francia di Macron e la Germania della Merkel, con il tweet di Macron che dichiarava: “l’accordo franco- tedesco ha permesso questo progresso”. In tale circostanza si registrava l’intervento del ministro italiano Roberto Gualtieri, con un laconico  Well done” (ben fatto).

La proposta franco-tedesca prevedeva un piano di 500 miliardi di euro da raccogliere sul mercato con l’emissione di bond a lunga scadenza. A tale proposta, fece seguito quella della Commissione europea, con un impegno finanziario di ben 750 miliardi di euro, con il cosiddetto “Recovery fund”. La proposta incontrò la forte opposizione dei Paesi del Gruppo di Visegràd, costituitosi a seguito di un vertice dei Capi di Stato e di governo di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, tenutosi il 15 febbraio del 1991 nella cittadina ungherese di Visegràd, posta sulle rive del Danubio.

La  forte contrarietà del Gruppo dei Paesi del Visegràd, portò la trattativa alla totale paralisi, al punto che si profilava un vero e proprio fallimento. Ancora una volta, fu il protagonismo di Macron e della Merkel, cioè di Francia e Germania, che con il famoso “lodo Macron-Merkel” si giunse alla ripresa della trattativa e alla definizione della intesa. Il lodo stabiliva la riduzione della quota delle sovvenzioni, che da 500 miliardi veniva ridotta a 312,5 miliardi di euro e la quota di prestiti a 360 miliardi di euro, con un totale complessivo di ben 672,5 miliardi di euro.

Quindi, lo strumento finanziario denominato “Next Generation EU” ha visto in prima linea l’impegno di Francia e Germania e non certamente dell’Italia e di Conte. Quindi, Gentiloni ha detto la verità sull’algoritmo, nel mentre Conte, ha esagerato nell’attribuirsi eccessivamente meriti che sono stati, purtroppo, di ordinaria attività istituzionale.

Quando ad un vecchio leader socialista come Claudio Signorile, già ministro e vicesegretario del PSI, gli è stato chiesto un giudizio su Draghi e Conte, la risposta è stata la seguente: Draghi? Ha fatto quello che doveva fare. Ha una grande e sola carta: la coerenza”; Conte? Non è una cattiva persona e capisco anche che si sia montato la testa visto che gli hanno dato in mani un Paese. Ma la sua testa doveva rimanere sulle spalle, così non è stato”. E di recente, sempre su Conte, Signorile ha detto: “Conte è furbo, ma non ha strumenti culturali e programmatici” (fonte: intervista del 13 aprile 2024 a “Il Riformista”).

In realtà, Conte continua a sognare il suo ritorno a Palazzo Chigi. La verità è che non riuscendo a costruire alcuna alternativa reale al governo Meloni, il suo ritorno a Palazzo Chigi resta solo un sogno. Bisogna convincersi di un vecchio adagio: “Il vero punge e la bugia unge” (la verità fa male e la bugia è un bene finto). E se si vuole realizzare una coalizione alternativa al centrodestra, bisogna trovare un “federatore” che ama il linguaggio della verità e non della propaganda, della ipocrisia, dell’invidia e del rancore.    

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  • Redazione

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