O tempi, o costumi!
Quo usque tandem abutere, Paperina, patientia nostra? Quam diu etiam furor iste tuus nos eludet?
Patere tua, Comitis Dauni Ambigui et Franceschinii Darii Agitatoris consilia non sentis, constrictam iam horum omnium scientia teneri coniurationem tuam non vides?
Quid proxima, quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consilii ceperis, quem nostrum ignorare arbitraris?
O tempora, o mores!
Senatus haec intellegit. Consul videt; haec tamen vivit.
Vivit? Immo vero etiam in senatum venit, fit publici consilii particeps, notat et designat oculis ad caedem unum quemque nostrum. Nos autem fortes viri satis facere rei publicae videmur, si istius furorem ac tela vitemus.
Traduzione
Fino a che punto abuserai, Paperina, della nostra pazienza? Quanto a lungo questo tuo furore si prenderà gioco di noi?
Non senti che i piani tuoi, di Conte Dauno Ambiguo e di Dario Franceschino Mestatore sono svelati, non vedi che la tua congiura, conosciuta già da tutti questi, è tenuta sotto controllo?
Chi di noi ritieni che ignori che cosa hai fatto la notte scorsa, che cosa in quella precedente, dove sei stato, chi hai convocato, quale decisione hai preso?
O tempi, o costumi!
Il senato comprende queste cose. Il console le vede; questo tuttavia vive.
Vive? Anzi, viene anche in senato, diventa partecipe delle decisioni pubbliche, annota e designa con gli occhi ognuno di noi per la strage.
Invece sembra che noi, uomini forti, facciamo abbastanza per lo stato, se evitiamo il furore e le frecce di costei.





