
Quanto è lontana l’America da noi?
Quanto dista Minneapolis da Roma Eur?
A Minneapolis, un Agente di polizia, con fredda determinazione, impugna la pistola, infila la mano dentro l’abitacolo di una vettura e pianta tre proiettili in testa ad una donna che tentava di sfuggire al controllo rischiando di investire altri poliziotti.
Le immagini fanno rabbrividire, ma sostanzialmente la normativa americana prevede che la forza letale possa essere usata se l’Agente abbia fondati motivi per ritenere che il sospetto rappresenti una minaccia immediata e grave di morte o lesioni serie per lui stesso o per altre persone.
E tali motivi devono essere valutati dal punto di vista dell’Agente sul posto.
Senza il senno di poi.
A Roma, invece, un Vicebrigadiere dei Carabinieri insieme ad un collega si apposta nei pressi di un edificio dalle parti di Roma Eur per sorprendere dei ladri, nel mentre altri colleghi circondano l’obiettivo.
Alla vista del ladro, i due Carabinieri in appostamento gli intimano la desistenza, ma per tutta risposta costui aggredisce il collega del Vicebrigadiere perforandogli il torace con un oggetto appuntito.
Poi si scoprirà trattarsi di un clandestino Siriano, socialmente pericoloso, pluripregiudicato, destinatario di ben 4 fogli espulsione mai eseguiti, con una lunga esperienza militare e specifiche abilità nelle tecniche di combattimento.
Abbattuto il “nemico”, il Siriano si lancia verso l’esterno dell’edificio, dove sono posizionati gli altri Carabinieri ignari dell’accaduto.
E’ a questo punto che il Vicebrigadiere, avendo visto la micidiale pericolosità del soggetto e temendo per l’incolumità dei propri colleghi, estrae la pistola e spara due colpi con l’intento di ferirlo alle gambe.
Sarà la stessa consulenza balistica a certificare l’inclinazione della direzione di tiro verso il basso.
Ma il fuggitivo, come dimostrano i video delle telecamere di videosorveglianza, per offrire minor bersaglio, non corre in posizione eretta ma raggomitolato.
Fatto sta, che uno di quei proiettili si rivela fatale e ne causa la morte.
Si è trattato di una «una reazione non proporzionata» sentenzia il giudice della decima sezione del Tribunale di Roma, che lo condanna a ben 3 anni di reclusione per eccesso colposo nell’uso legittimo di armi.
E a nulla vale la constatazione che non si trattava di colpi esplosi contro un soggetto inerme in fuga, ma all’indirizzo di un soggetto che aveva appena gravemente ferito un collega e stava correndo armato verso altri.
Per il giudice il punto vista dell’Agente in quella convulsa situazione, con le urla del collega che gli rimbombavano nelle orecchie, il timore per il pericolo incombente per gli altri colleghi e l’adrenalina che scorreva vorticosamente nelle vene, non aveva alcuna rilevanza.
A suo avviso, egli avrebbe dovuto limitarsi a rimanere inerte lasciando libero il Siriano di accoltellare chi volesse pur di assicurarsi la fuga.
Ne è così’ convinto che non ha neanche riconosciuto le attenuanti generiche e lo ha addirittura condannato all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Per non parlare del pagamento immediato di una provvisionale di 125.000 euro in favore di moglie e figli che si sono subito presentati al capezzale del padre.
Un padre così amorevole tanto che gli era stata tolta la patria potestà.
Quanto è lontana l’America da noi?
Una distanza siderale se rapportata all’uso delle armi da parte delle Forze di Polizia.
Lì, infatti, è sufficiente opporre una resistenza tale da paventare un ipotetico rischio per l’incolumità degli Agenti per essere ammazzati senza pietà.
Da noi, invece, si può mettere concretamente a rischio la vita degli Agenti senza che questi possano reagire.
I latini dicevano “in medio stat virtus”: la virtù sta nel mezzo.
Forse la virtù non la troviamo nel trucidare a sangue freddo una donna in mezzo ad una strada americana, potendo fermare il suo tentativo di fuga in maniera meno cruenta.
Ma indubbiamente la virtù non alberga di certo nei tribunali italiani.





