
L’Onu, con il coretto degli indignati, condanna il fatto che le forze armate di Israele abbiano sparato contro le telecamere di Unifil, dopo aver avvertito i soldati dell’Onu di tenersi riparati.
Gli alti lamenti dell’Onu e del corifeo degli indignati, come al solito, guarda dal buco della chiave, dove il mondo ha la forma del buco della chiave.
Guardare la realtà dal buco della chiave permette di non vedere la realtà nella sua complessità e nella sua profondità e di fare prediche a forma di buco della chiave.
Savino di Scanno, con puntualità (vedi il suo articolo su questo numero del giornale) ha messo in fila i compiti assegnati all’Onu al suo contingente militare Unifil.
Uno dei compitI è accompagnare e sostenere le Lebanese Armed Forces (LAF) nel loro rischieramento nel Sud del paese, comprendendo la Blue Line.
Obbiettivo ampiamente fallito.
Altro compito: prevenire la ripresa delle ostilità, mantenendo tra la Blue Line (il confine tra Libano e Israele) e il fiume Litani (il confine naturale tra il sud del Libano e il resto del Paese) un’area cuscinetto libera da personale armato, assetti ed armamenti che non siano quelli del Governo libanese e di UNIFIL.
Compito tragicamente fallito, in quanto il sud del Libano, anche nell’area cuscinetto, è diventato il luogo dove si sono insediati gli Hezbollah, proxy dell’Iran, con un arsenale di tutto riguardo. Gli Hezbollah sono arrivati a scavare tunnel sotto la Bule Line.
Tutto questo sotto lo sguardo impotente (o distratto?) dell’Unifil, ossia dell’Onu, che è una montagna di chiacchiere impotenti.
Sguardo? Forse qualcuno ha smesso di guardare per fingere di non sapere e lasciar fare?
Domande lecite, visto che Hazbollah non è un moscerino e non sono moscerini i suoi siti si lancio di missili di varia portata e gittata.
Altro compito: mettere in atto i rilevanti provvedimenti degli accordi di TAIF, e della Risoluzione 1559 (2004) e 1680 (2006), che impongono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano.
Fallimento completo, totale. Gli Hezbollah erano e sono armati e non di pistole ad acqua.
Unifil e Onu hanno fallito.
Altro compito: nessuna arma o autorità che non sia dello Stato libanese.
Hezbollah ha superato il suo essere una milizia armata per diventare forza di governo in alcune aree del Paese.
Nessun commercio o rifornimento di armi e connessi materiali al Libano tranne quelli autorizzati dal Governo.
Da dove sono arrivate le armi di Hezbollah? Dalla cicogna?
Ecco perché è necessario aprire la porta quando si guarda la realtà e non fare i piagnoni dopo aver guardato solo dal buco della serratura.
La realtà è che l’Onu ha fallito perché l’Onu è di per se stesso un fallimento storico.
Che Israele non riconosca più l’Onu come autorità internazionale è cosa nota.
Bibi Netanyahu, parlando all’assemblea generale dell’Onu, ha chiaramente detto che finché Hezbollah sceglierà la via della guerra, Israele non avrà scelta.
Abbiamo tutto il diritto – ha detto Netanyahu – di rimuovere questa minaccia e di riportare i nostri cittadini alle loro case in sicurezza. Abbiamo tollerato questa situazione intollerabile per quasi un anno, ma quando è troppo è troppo”.
Benjamin Netanyahu, per non lasciare dubbi su cosa pensa dell’Onu, l’ha definito “una palude antisemita”, una “società terrapiattista anti-israeliana” e una “farsa sprezzante”.
Bibi con tono di sfida ha detto di avere “un altro messaggio per questa assemblea e per il mondo fuori da questa sala: stiamo vincendo”.
“Continueremo a indebolire Hezbollah finché non saranno raggiunti tutti i nostri obiettivi”, ha dichiarato Bibi all’assemblea delle Nazioni Unite.
“Ho un messaggio – ha aggiunto – per i tiranni di Teheran: se ci colpite, noi vi colpiremo. Non c’è posto in Iran che il lungo braccio di Israele non possa raggiungere. E questo vale per tutto il Medio Oriente”.
Chiaro anche il messaggio riguardo alla possibile bomba atomica iraniana: “Dobbiamo tutti fare tutto ciò che è in nostro potere per garantire che Teheran non ottenga mai armi atomiche”.
Riguardo ad Hamas Netanyahu ha detto che il movimento islamico palestinese “deve andarsene”. “Questa guerra – ha proseguito – può finire. Tutto ciò che Hamas deve fare è arrendersi, deporre le armi e liberare gli ostaggi. Se non lo farà, combatteremo finché non otterremo la vittoria, la vittoria totale. Non c’è alternativa”.
“Israele ha già fatto la sua scelta”, ha aggiunto, sostenendo che “dobbiamo continuare il percorso che abbiamo lastricato con gli accordi di Abramo, raggiungendo lo storico accordo di pace tra Israele e Arabia Saudita”.
Accordo che Hamas ha fatto saltare col suo attacco del 7 ottobre e che è la premessa per dare avvio alla Via del Cotone.
Dopo aver duramente accusato l’Onu di essere una “palude antisemita”, una “società terrapiattista anti-israeliana” e una “farsa sprezzante”, Bibi ha concluso con tono di sfida dicendo di avere “un altro messaggio per questa assemblea e per il mondo fuori da questa sala: stiamo vincendo”.
Possiamo fingere di non aver capito, di non aver sentito oppure di parametrare le affermazioni di Bibi Netanyahu sullo schema della cialtroneria ormai endemica di molte cancellerie occidentali, ma se pensiamo, anche per un solo momento, che Bibi faccia quel che dice, è ora di fare i conti con la realtà, smettendo di guardarla dal buco della chiave.
Per evitare di non capire, dopo l’attacco del primo di ottobre di Teheran a Israele con il lancio di 180 missili, lo Stato ebraico ha vietato al segretario generale dell’Onu di entrare nel suo territorio: “Persona non grata”.
Più chiaro di così.
L’Onu e l’Unifil, dimostratisi inutili per anni, sono, da punto di vista israeliano, solo degli impedimenti all’azione necessaria a debellare gli Hezbollah.
C’è un problema che riguarda il rapporto costi benefici.
Il costo della missione Unifil, alla quale partecipano decine di Paesi, è di oltre 500 milioni di dollari all’anno. L’Italia contribuisce con 150 milioni. I soldati di pace morti sono stati più di trecento.
Sul Corriere della Sera Andrea Nicastro, esperto di esteri e inviato a Beirut, ha scritto che la missione Onu in Libano è un fallimento.
La missione Unifil, prosegue, “non è riuscita ad assistere le forze armate libanesi nel ristabilire il controllo del territorio. Il Sud del Libano, dove operano gli oltre 10 mila caschi blu, è stato per anni sotto occupazione di Israele e poi di gruppi armati cristiani alleati di Tel Aviv. Quando sono arrivati i soldati di pace (1978) avrebbe dovuto tornare sotto il potere del governo ufficiale di Beirut e invece è rimasto sostanzialmente in mano a chi l’aveva liberato: le milizie del Partito di Dio Hezbollah”.
L’Unifil, inoltre, “non è riuscita a impedire che Hezbollah e Israele si sparassero attraverso il confine”, ossia la cosiddetta “linea blu”. Il terzo e più recente fallimento della missione sta nel non essere riuscita “a impedire che Israele invadesse di nuovo il Libano come aveva fatto nel 1978, nel 1982 e nel 2006”.
Analisi onesta e che mette a fuoco il fallimento dell’Onu.
Fallimento che ora presenta il conto, dal momento che se Hezbollah è arrivato ai confini di Israele e, anzi, ha scavato tunnel sotto il confine con Israele, è perché Unifil non ha fatto qual che doveva fare.
Ammettere i fallimenti, invece di piagnucolare e parlare a vanvera di crimini di guerra, aiuterebbe, probabilmente, o a ridefinire i compiti, cambiando anche le regole d’ingaggio di Unifil, oppure a stabilire che l’Onu non serve a niente, cosa ormai acclarata, e dedicarsi ad altre operazioni diplomatiche senza perdere tempo con Guterres & Co.





