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Non tutte le guerre fanno rumore

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Non tutte le guerre fanno rumore

Anthropic e la battaglia invisibile sull’intelligenza artificiale

Ci sono notizie che non fanno rumore, non aprono i telegiornali e non producono immagini spettacolari, ma che raccontano lo stato reale del mondo in cui stiamo entrando.

La vicenda che in queste settimane riguarda Anthropic appartiene a questa categoria.

Non parla soltanto di tecnologia, né di una singola azienda di IA della Silicon Valley, ma del punto in cui si incontrano potere politico, sicurezza nazionale e una forma di innovazione capace di modificare in profondità il modo in cui le decisioni di potere vengono prese, delegate e automatizzate.

Prestare attenzione a ciò che sta accadendo significa comprendere come, silenziosamente, si stia ridefinendo uno degli assi centrali della geopolitica contemporanea.

Negli ultimi tempi la società Anthropic è emersa come uno dei nodi più sensibili della competizione globale sull’intelligenza artificiale, non tanto per un singolo prodotto o per un avanzamento tecnico specifico, quanto per la posizione strategica che occupa.

Fondata negli Stati Uniti da ex ricercatori provenienti dall’ecosistema della Silicon Valley, Anthropic è oggi una delle principali aziende mondiali nello sviluppo di modelli avanzati di intelligenza artificiale generale, opera in un contesto che la colloca direttamente al crocevia tra interessi industriali, esigenze di difesa e interrogativi istituzionali.

Fin dalla sua nascita l’azienda ha costruito la propria identità attorno a un’idea di sviluppo controllato e responsabile dell’intelligenza artificiale, promuovendo un approccio orientato alla sicurezza, alla prevedibilità dei sistemi e alla riduzione dei rischi.

Anthropic è diventato un interlocutore privilegiato per le istituzioni statunitensi, in una fase storica in cui Washington ha progressivamente riconosciuto l’intelligenza artificiale una tecnologia strategica di innovazione militare.

Qui si crea il nodo gordiano, l’accordo di collaborazione avviato negli ultimi anni tra Anthropic e il governo degli Stati Uniti, è un’intesa che mira a esplorare l’impiego dell’intelligenza artificiale in ambiti sensibili legati alla sicurezza nazionale, alla difesa e alla protezione delle infrastrutture critiche, non una semplice fornitura tecnologica, ma un dialogo strutturato tra settore privato e apparato statale su come governare strumenti capaci di amplificare enormemente le capacità decisionali e operative.

Alla richiesta governativa di un utilizzo sempre più esteso e meno vincolato dei propri modelli in contesti militari e di intelligence, Anthropic ha progressivamente posto dei margini, rifiutando l’idea di un accesso illimitato.

Il Dipartimento della Difesa starebbe riesaminando la collaborazione con l’azienda, inclusa una commessa del valore di circa 200 milioni di dollari, ma Anthropic, storicamente rigorosa sui temi della sicurezza, avrebbe posto limiti  per escludere l’impiego in contesti operativi a carattere letale.

Nei corridoi di Washington circola l’ipotesi, tutt’altro che marginale, che l’azienda fondata dai fratelli Amodei possa finire etichettata come elemento critico per la sicurezza della filiera AI.

Una qualificazione pesante, normalmente attribuita a soggetti con legami economici o tecnologici con paesi considerati sensibili dalle autorità federali, Pechino in primis.

Qualora questa valutazione venisse formalizzata, il Dipartimento della Difesa, recentemente ridenominato in modo non ufficiale come Dipartimento della “Guerra”, sarebbe tenuto a recidere ogni collaborazione non solo diretta, ma anche indiretta, escludendo tutte le organizzazioni che impiegano soluzioni di intelligenza artificiale di Anthropic in ambiti connessi alla difesa.

Questa scelta avrebbe  un valore politico oltre che industriale perché ha reso evidente una tensione di fondo che attraversa l’intero ecosistema tecnologico occidentale, fino a che punto un’impresa privata può o deve allinearsi alle esigenze strategiche dello Stato quando la tecnologia in questione ha un potenziale dirompente sull’equilibrio dei poteri?

Il caso Anthropic non riguarda soltanto una singola azienda, ma illumina una dinamica più ampia che coinvolge la ridefinizione del rapporto tra sovranità e innovazione.

Gli Stati Uniti si trovano a dover conciliare due esigenze apparentemente contraddittorie, da un lato mantenere un vantaggio tecnologico in un contesto di competizione globale sempre più cinico, dall’altro evitare che strumenti di intelligenza artificiale sfuggano a qualsiasi cornice di responsabilità e controllo democratico.

La posizione assunta da Anthropic evidenzia come questa linea di equilibrio sia tutt’altro che stabilizzata. Non è un caso che le prese di posizione dell’azienda abbiano avuto ripercussioni immediate anche sul piano dei mercati finanziari e del dibattito pubblico.

Anthropic viene percepita sempre meno come una semplice impresa tecnologica e sempre più come un attore politico, capace di influenzare le scelte regolatorie, le strategie industriali e persino le dottrine di sicurezza.

La sua riluttanza ad accettare un’integrazione piena e incondizionata nei programmi militari statunitensi ha aperto interrogativi che riguardano l’intero modello occidentale di sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Nel 2018, Elon Musk fondatore di xAI, usci’ da OpenAI proprio perché temeva che la tecnologia fosse troppo pericolosa per essere lasciata nelle mani di aziende a scopo di lucro, lo seguirono ad agosto 2024 altri nove fondatori della società.

Il concetto era già previsto dagli anni 40 da Isaac Asimov, il quale non temeva tanto una ribellione spontanea delle macchine, quanto l’uso mal progettato o irresponsabile dell’intelligenza artificiale da parte degli esseri umani.

Proprio per questo elaborò le celebri “Tre Leggi della Robotica”, un dispositivo narrativo e filosofico pensato per impedire che i robot potessero nuocere all’uomo o sottrargli il controllo.

“Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno”.
Isaac Asimov

Le decisioni di Anthropic contribuiscono a definire non solo il futuro della tecnologia, ma anche il perimetro entro cui gli Stati potranno esercitare il proprio potere in un mondo sempre più mediato da sistemi intelligenti.

Ignorare questa dimensione significherebbe sottovalutare uno dei principali fronti su cui si sta basando l’ordine internazionale.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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