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NO ALLA SOLIDARIETA’ INDISCRIMINATA

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di Gianvito Caldararo

In questi ultimi tempi assistiamo ad una vera e propria escalation di contestazioni nei confronti di ministri, scrittori e giornalisti, ai quali viene impedito di parlare. Uno dei primi casi è stato quello della ministra alla famiglia, Eugenia Roccella, contestata al Salone del libro di Torino, per la presentazione del suo libro dal titolo “Una famiglia radicale “. Un libro dove la Roccella, con sagace umorismo, racconta quella che è stata la famiglia radicale, una vera e propria fucina di intellettuali, in parte destinata a divenire classe dirigente della Prima Repubblica. È stata fortemente contestata quale espressione del governo di centrodestra guidato dalla leader di FDI Giorgia Meloni.

Poi è giunto il turno del giornalista David Parenzo, contestato alla Università “La Sapienza” di Roma, dove gli è stato impedito di parlare sul tema della parità di genere. I contestatori hanno sostenuto di aver contestato Parenzo, “per il suo ennesimo tentativo di giustificare il genocidio in Palestina”. Parenzo ha dichiarato: “staremo sempre con le vittime di soprusi e di intolleranze”.

Infine, è giunta la contestazione a Maurizio Molinari, il mite direttore del quotidiano la “Repubblica”, duramente contestato alla Università “Federico II” di Napoli, al quale è stato impedito di parlare. Nel mirino della protesta ci sarebbe l’accusa della “propaganda sionista e distorta proveniente dal suo giornale”. Sono tutti accadimenti di una certa gravità, che stanno a dimostrare di come questo clima di intolleranza è in aperta violazione dell’articolo 21 della vigente Costituzione.

L’articolo 21 sancisce quanto segue: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E assistere a certe solidarietà nei confronti di tali intolleranti comportamenti è sicuramente un grave errore. La memoria corre a quanto Carlo Tognoli, già grande sindaco di Milano, raccontava quanto accaduto nella sua città nel lontano 1968, con Craxi giovane consigliere comunale, durante un dibattito in Consiglio comunale. Ricorda l’episodio del 1968, lo sgombero dell’Hotel Commercio, abusivamente occupato da tempo da gruppi di studenti dell’estrema sinistra.

Parlando in Consiglio comunale contro un Ordine del Giorno comunista con il quale si proponeva una solidarietà indiscriminata nei confronti dei contestatori, Craxi ricordava come nel movimento ci fossero anche “umori torbidi” e provocatori di tensione. Interrotto da un comunista mentre citava gli epiteti rivolti alla giunta e ai consiglieri comunali (“socialfascisti” e “socialtraditori”) e la scritta “socialdemocrazia uguale a polizia”, Craxi rammentò a quel consigliere di aver letto sui muri anche “partito comunista uguale socialdemocrazia” e disse testualmente, quasi una profezia: “il problema ci riguarda tutti, perché se non si contrasta la riesumazione del peggiore bagaglio stalinista con l’annessa teoria del socialfascismo, si può andare verso brutte sorprese. Invece di demagogiche solidarietà dobbiamo prendere le distanze e onorare l’opinione democratica che qui rappresentiamo”.

Come noto, negli anni ’70 l’Italia dovrà fronteggiare una difficile battaglia contro il terrorismo e contro il fenomeno delle Brigate rosse. Craxi ha sempre avuto una visione lungimirante e la solidarietà l’ha sempre espressa nella giusta direzione. Fu tra i primi a rendere omaggio, nel 1973, alla tomba di Allende in Cile, guardato a vista dai militari di Pinochet. E sempre Carlo Tognoli, a ricordare che Craxi “ospitò e protesse esuli greci, cileni, sudamericani, comunisti dissidenti dei Paesi dell’Est, il cui simbolo fu Pelikan, che Craxi fece eleggere deputato europeo del PSI dal 1979 al 1984″.

La politica estera fu il campo nel quale primeggiò. Non solo per Sigonella, episodio importante nella difesa della dignità nazionale italiana, ma prima ancora per la coraggiosa decisione di consentire l’installazione dei missili a Comiso a difesa dell’occidente. Una lucida assunzione di responsabilità, che aiutò anche il premier socialista tedesco, Helmut Schmidt, ad assumere analoga decisione. Dopo 24 anni dalla morte di Craxi, è giusto che venga ristabilita la verità e di porre fine a dire cose non vere. Il prof. Canfora, ha detto che “Craxi è stato l’ultimo statista italiano”. Craxi e l’Italia un profondo legame.

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  • Redazione

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