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NEL CONCLAVE I NODI IRRISOLTI DEL VATICANO II

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congregazioni verso il conclave logo

di Silvano Danesi

Nel conclave che si apre oggi sono presenti tutti i nodi irrisolti che si trascinano dal Concilio Vaticano II e che sono stati incarnati, in modo particolare, nei pontificati di Benedetto XVI e di Papa Francesco.

L’agenda di Papa Francesco è stata, infatti, quella del cardinal Martini, ossia della Mafia di San Gallo, così chiamata da uno dei suoi maggiori protagonisti, il cardinale Dannieels.

Ora la questione del confronto pluriennale tra progressisti e conservatori torna sotto la volta della Cappella Sistina.

Nella messa pro eligendo Romano Pontefice del 18 aprile 2005, il cardinale Ratzinger, che di lì a poco sarebbe stato eletto papa Benedetto XVI, disse: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

Una pietra miliare ben difficilmente accordabile con le posizioni del teologo del Gruppo di San Gallo Walter Kasper, il quale, nel 1967, da giovane sacerdote scrisse: “Dio che regna sul mondo e sulla storia come un essere immutabile è un’offesa all’uomo. Lo si deve negare per amore dell’uomo, poiché reclama per sé la dignità e l’onore che appartengono all’uomo per diritto… Dobbiamo resistere a un tale Dio, tuttavia non solo per amore dell’uomo ma anche per amore di Dio. Egli non è il vero Dio ma piuttosto un misero idolo. Poiché un Dio che se ne sta solo al di fuori e al di sopra della storia, che non è lui stesso la storia, è un Dio finito. Se chiamiamo Dio un tale essere, allora per amore dell’Assoluto dobbiamo diventare atei assoluti. Un Dio simile viene fuori da una visione del mondo rigida; egli è il tutore dello status quo e il nemico del nuovo”.

Kasper era estimatore di Karl Rahner, il gesuita censurato da Pio XII e divenuto un protagonista del Concilio Vaticano II, e di Karl Rahner era erede il gesuita Carlo Maria Martini, che è il fondatore della Mafia di San Gallo.

“Incatenando Dio alla storia e al cambiamento – scrive Matthew McCusker – Kasper lo sta assoggettando alle nozioni umani di progresso”. [i]

L’intreccio tra progressismo teologico e progressismo politico è, a questo punto, del tutto chiaro.

La teologia di Karl Rahner (1904-1984), uno dei più influenti teologi cattolici del XX secolo, è caratterizzata da un approccio profondamente antropologico e trascendentale, che cerca di conciliare la fede cristiana con le domande dell’uomo moderno.

In sintesi, la teologia di Rahner è un ponte tra tradizione cristiana e modernità, centrata sull’idea che ogni essere umano è già in relazione con Dio attraverso la sua stessa esistenza e che la fede cristiana illumina e compie questa apertura trascendentale.

Rahner vede la Chiesa come sacramento universale di salvezza, ma insiste sul dialogo con il mondo moderno, le altre religioni e le scienze. La teologia deve rispondere alle esigenze culturali e spirituali del tempo.

Non è certamente lo spazio di un articolo il luogo per entrare nel merito della teologia di Walter Kaspers, uno dei pochi ancora vivi del gruppo definito Mafia di San Gallo, ma vale la pena, per capire quale sia la posta in gioco nel conclave ricordarne alcuni aspetti che più riguardano l’azione recente della Chiesa.

La teologia di Walter Kasper, cardinale e teologo tedesco, è una delle più influenti nel panorama cattolico contemporaneo, caratterizzata da un approccio sistematico, ecumenico e profondamente radicato nel dialogo con la modernità.

Walter Kasper, influenzato da teologi come Karl Rahner e Hans Küng, è diventato un punto di riferimento per la teologia post-conciliare.

Hans Küng, va ricordato, è stato un teologo cattolico svizzero noto per il suo approccio critico e innovativo alla teologia cristiana. La sua teologia si caratterizza per un dialogo aperto con la modernità, un forte ecumenismo e una visione riformatrice della Chiesa cattolica.

Küng sottolinea l’importanza di ritornare al Gesù storico come fondamento della fede cristiana. Propone una cristologia “dal basso”, che parte dall’umanità di Gesù piuttosto che da dogmi predefiniti, cercando di rendere la fede accessibile all’uomo contemporaneo.

Küng è stato un critico della struttura gerarchica e autoritaria della Chiesa cattolica e ha messo in discussione l’infallibilità papa, ha promosso il dialogo tra le confessioni cristiane e tra le religioni mondiali e nel suo progetto Weltethos (Etica mondiale), ha cercato di individuare valori etici comuni alle grandi tradizioni religiose per favorire la pace globale. Inoltre ha cercato di riformulare la teologia in modo che rispondesse alle sfide del mondo moderno, come il secolarismo, la scienza e il pluralismo culturale. La sua teologia è profondamente antropologica, ponendo l’uomo e la sua esperienza al centro della riflessione su Dio.

Riguardo alla Chiesa, Küng ha invocato riforme strutturali, come l’abolizione del celibato obbligatorio, una maggiore partecipazione dei laici e una leadership più collegiale. Ha visto la Chiesa come una comunità in cammino, non come un’istituzione immutabile.

In sintesi, la teologia di Hans Küng è caratterizzata da un approccio storico-critico, un impegno per il dialogo e una visione riformatrice che cerca di riconciliare la fede cristiana con le esigenze del mondo contemporaneo.

Sulla scia dei suoi maestri, nel suo libro Gesù il Cristo (1974), Kasper propone una cristologia “dal basso”, che parte dall’umanità di Gesù per arrivare alla sua divinità, in dialogo con l’esegesi moderna e la sensibilità contemporanea.

Come presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, Kasper ha promosso il dialogo con luterani, anglicani ed ebrei, vedendo la cattolicità come communio e communicatio del Verbo e ha sostenuto una Chiesa sinodale, proponendo riforme, come una forma di “bicameralismo” ecclesiale, per bilanciare l’autorità del papa con quella dei vescovi.

Nella teologia di Kasper fondamentale è il concetto di misericordia, come evidenziato nel suo libro Misericordia (2013), citato da Papa Francesco nel suo primo Angelus. Per Kasper, la misericordia è il “nome di Dio” e il cuore del messaggio cristiano, con implicazioni pastorali, come il suo sostegno a una via penitenziale per i divorziati risposati, proposta che ha generato resistenze da parte di cardinali conservatori come Gerhard Müller e Raymond Burke.

In Per un rinnovamento del metodo teologico (1967), Kasper propone un approccio che integra la tradizione con la storicità e il dialogo interdisciplinare. La teologia, per lui, deve essere una scienza della fede che risponde alle domande del presente, mantenendo la sua identità.

La teologia di Kasper è stata oggetto di critiche, con alcuni che lo accusano di relativizzare verità dogmatiche, specialmente per le sue interpretazioni dei miracoli, della risurrezione e del concepimento verginale di Maria, considerati da lui come “aperti” sul piano biblico.

La sua proposta di riforme, come l’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati o una maggiore collegialità nella Chiesa, è vista come un tentativo di adattare la dottrina alle esigenze moderne, suscitando resistenze da parte di chi teme una perdita di ortodossia.

Alcuni critici lo accusano di un approccio teologico troppo “storico-dinamico”, che rischierebbe di subordinare la verità eterna di Cristo alla storicità.

La sua influenza è evidente nel pontificato di Papa Francesco, che ha ripreso il tema della misericordia e l’idea di una Chiesa sinodale.

E qui dobbiamo fare un passo indietro, per arrivare al 1971, quando fu fondato il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, che perseguiva la “decentralizzazione”, parola in codice per ridurre o eliminare l’autorità di Roma.

“I capi del CCEE all’epoca cercavano di stabilire una struttura parallela che sfidasse il centralismo romano, spesso senza neanche chiedere a Roma il permesso di agire”.[ii] Entro il 1974, per esempio, stavano già sondando la possibilità di ammettere alla Santa Comunione i divorziati risposati civilmente.

Nel 1981 Martini vagheggiava una Chiesa “sinodale” in cui il potere era trasferito dal centro papale a un corpo di consiglieri noto come sinodo dei vescovi. I sinodi – prendendo in prestito una frase di Ross Douthat – sembravano offrire ai progressisti un “meccanismo per cambiare le risposte della Chiesa su alcune questioni”.[iii]

A metà degli anni Novanta, Martini dà il via alla Mafia di San Gallo.

Il vescovo di San Gallo, dal 1995 al 2006 era Ivo Fürer, il quale era stato dal 1977 al 1995 segretario generale del CCEE.

La Mafia di San Gallo si riunì nel 1999 nel monastero benedettino chiamato Fischingen. Personaggi chiave erano Walter Kaspers e Karl Lehman.

A volte luoghi e oggetti si trasformano in simboli. È il caso della Svizzera, patria degli orologi a cucu e di una vicinanza del tutto casuale, ma dal potente richiamo simbolico, tra l’abbazia di Fischingen , nella quale si riunivano gli appartenenti a quella che uno di essi, il cardinale Danieels, definì la “Mafia di San Gallo” e la sede a Stein della Chiesa gnostica catholica dell’Ordo Templi Orientis.

L’orologio a cucu segna il tempo con il canto del cuculo, l’uccello che introduce le sue uova nel nido altrui, così da farlo covare ad altri in vece sua.

San Gallo a abbazia mafia

La cartina ci dice di una vicinanza, sicuramente casuale, ma altamente simbolica tra due mondi che, con modalità e logiche diverse, tuttavia hanno come obiettivo di modificare i fondamenti della religione cattolica cristiana.

Come si legge nel suo sito ufficiale (https://egc.otoitalia.it/ecclesia-gnostica-catholica.html) “l ’Ecclesia Gnostica Catholica (E.G.C.), o Chiesa Gnostica Cattolica, è la Chiesa dell’O.T.O. L’E.G.C. promuove e professa la Legge di Thelema e le sue quattro Emanazioni o Raggi di Luce, Vita, Amore e Libertà per mezzo della celebrazione della Messa Gnostica (Liber XV). Scritta da Aleister Crowley nel 1913 e.v., la Messa Gnostica è il rituale centrale, pubblico e privato, celebrato dal’O.T.O. nei 5 continenti e in 21 lingue diverse. Questa cerimonia esprime, per mezzo dei suoi sacramenti e delle dottrine mistiche della Comunione dei Santi e del Patto di Resurrezione, gli elementi più puri della filosofia di Thelema e fornisce un’opportunità collettiva di partecipazione diretta delle formule del Nuovo Eone contenute nel Libro della Legge”.

Niente a che fare con la riflessione dei teologi modernisti cattolici, ma indicazione di un fermento che, iniziato con le chiese riformate e con le varie istituzioni esoteriche, ha messo in atto linee di approccio al sacro decisamente discutibili.   Quanto meno discutibili per chi si proclama cattolico apostolico romano.

Perché ne accenno? Per il fatto che l’eccessivo decentramento della riflessione teologica, l’eccessiva apertura alle varie teorie sul divino, può anche portare a contaminazioni pericolose se il dibattito non viene poi ricondotto ad una centralità dottrinale che elimina ogni possibile influsso.

Pericolose, ovviamente, per la Chiesa cattolica apostolica romana, che ha una sua linea di pensiero dogmatico sedimentato nei secoli e che discende, come viene da secoli asserito, direttamente da Dio.

Ovviamente l’approccio al sacro e al divino non è appannaggio solo della Chiesa cattolica, ma è di questa che stiamo parlando, non di altro.

Al tramonto di giovedì 29 giugno 1972, solennità dei Ss. Pietro e Paolo, Paolo VI tenne un’omelia nella quale esprime la preoccupazione che le incertezze possano far entrare il “fumo di Satana”.

Nel resoconto ufficiale del vaticano (https://www.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1972/documents/hf_p-vi_hom_19720629.html ) si legge: “Riferendosi alla situazione della Chiesa di oggi, il Santo Padre afferma di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. Dalla scienza, che è fatta per darci delle verità che non distaccano da Dio ma ce lo fanno cercare ancora di più e celebrare con maggiore intensità, è venuta invece la critica, è venuto il dubbio. Gli scienziati sono coloro che più pensosamente e più dolorosamente curvano la fronte. E finiscono per insegnare: «Non so, non sappiamo, non possiamo sapere». La scuola diventa palestra di confusione e di contraddizioni talvolta assurde. Si celebra il progresso per poterlo poi demolire con le rivoluzioni più strane e più radicali, per negare tutto ciò che si è conquistato, per ritornare primitivi dopo aver tanto esaltato i progressi del mondo moderno. Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli. Come è avvenuto questo? Il Papa confida ai presenti un suo pensiero: che ci sia stato l’intervento di un potere avverso. Il suo nome è il diavolo, questo misterioso essere cui si fa allusione anche nella Lettera di S. Pietro. Tante volte, d’altra parte, nel Vangelo, sulle labbra stesse di Cristo, ritorna la menzione di questo nemico degli uomini. «Crediamo – osserva il Santo Padre – in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio Ecumenico, e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno della gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé. Appunto per questo vorremmo essere capaci, più che mai in questo momento, di esercitare la funzione assegnata da Dio a Pietro, di confermare nella Fede i fratelli. Noi vorremmo comunicarvi questo carisma della certezza che il Signore dà a colui che lo rappresenta anche indegnamente su questa terra». La fede ci dà la certezza, la sicurezza, quando è basata sulla Parola di Dio accettata e trovata consenziente con la nostra stessa ragione e con il nostro stesso animo umano. Chi crede con semplicità, con umiltà, sente di essere sulla buona strada, di avere una testimonianza interiore che lo conforta nella difficile conquista della verità”.

Tornando al Gruppo di San Gallo, il progetto era una successione di sinodi su temi che andavano dalla comunione per i divorziati risposati civilmente all’ordinazione di uomini sposati, ma soprattutto quello di porre la Chiesa in uno stato di sinodalità «permanente» che alcuni critici potevano chiamare «rivoluzione permanente»”. [iv]

Nel dicembre 2005 Benedetto XVI riflettendo davanti alla curia romana ebbe a dire: “Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l’uno contro l’altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede”, diceva Benedetto citando San Basilio”.

Benedetto XVI era divenuto papa nonostante l’opposizione decisa del gruppo di San Gallo, che si avvaleva, oltre che di Martini e di Kasper, anche del cardinale Godfried Dannieels, di Cormac Murphi O’Connor e di Achille Silvestrini, fondatore di Villa Nazareth, dove ha insegnato il cardinale Pietro Parolin.

Dopo pochi giorni dalla morte di Giovanni Paolo II a Villa Nazareth, quindi ospiti di Silvestrini, si erano incontrati segretamente i componenti della Mafia di San Gallo per mettere fuori gioco Ratzinger ed eleggere Martini, il quale da tempo era il candidato del gruppo.

A Villa Nazareth Martini espose il suo programma per il nuovo papa. Parlò di decentralizzare la Chiesa e di come sarebbe dovuta essere la risposta ai temi della sessualità e della comunione dei divorziati sposati.

Nel conclave le cose andarono diversamente e, secondo alcune narrazioni e indiscrezioni, poiché Ratzinger avrebbe detto a chi lo sosteneva, nel caso di un’opposizione troppo lunga, di far convergere i voti sul cardinal Camillo Ruini. Martini, che temeva un papa conservatore come Ruini fece convergere i voti su Ratzinger, che divenne papa.

Da quel momento iniziò una lunga e costante opposizione che ha portato, infine, alle dimissioni e alla nomina di Jorge Mario Bergoglio, un altro gesuita, ritenuto conservatore, ma animato da interesse per la decentralizzazione che, a quanto pare, era il vero grimaldello per scardinare la centralità del magistero petrino.

Il pontificato di Papa Francesco è stato, pertanto, la realizzazione di quanto teorizzato e deciso dalla Mafia di san Gallo e da quelle correnti progressiste che hanno avuto ed hanno nel cardinale Kasper, oggi, il loro punto di riferimento.

Non a caso, lunedi Kaspers ha dato la linea ai suoi. A 92 anni, a Roma per le congregazioni generali pre-conclave, il cardinale Walter Kasper, per anni capo del dicastero vaticano per l’ecumenismo, intervistato da Rsi, ha detto: “Una cosa mi sembra sia certa, e cioè che la profezia di Francesco non è finita e non finirà”.

“A tutti è chiaro – ha aggiunto Kasper – che i processi aperti da Francesco dovranno essere portati avanti. Non si tornerà indietro. Poi, certo, il futuro Papa non potrà essere ‘Francesco II’. Ma la sua profezia, i processi che lui ha aperti, saranno incarnati dal successore che senz’altro seguirà la scia del suo illustre predecessore».

 

[i] Citazione in: Julia Meloni, la Mafia di San Gallo, F$C

[ii] Julia Meloni, la Mafia di San Gallo, F$C

[iii] Citazione in: Julia Meloni, la Mafia di San Gallo, F$C

[iv] Julia Meloni, la Mafia di San Gallo, F$C

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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