
Non ci voleva molto a capire che la questione aperta dal libro del generale Vannacci non era il frutto di una boutade estiva, ma era, ed è, la punta di un iceberg e la cartina di tornasole di un malessere che accomuna una vasta porzione della popolazione.
Un malessere contrastante la possibilità che, ancora una volta, in Italia prevalga la logica in base alla quale, qualsiasi sia il voto dato a qualsiasi partito, alla fine governino i democristiani, comunque camuffati e comunque travestiti, legittimati a farlo da una datata delega Usa, contestuale al piano Marshall e riconosciuti dal Partito comunista di Togliatti dopo la “svolta di Salerno”.
Partito comunista il quale, da coautore della Costituzione, è diventato sodale dei democristiani di sinistra, fino a fondersi con essi nel Pd.
Spalmati equamente in tutti i partiti, i democristiani, sopravvissuti, come i comunisti, a Mani Pulite e alla fine della Prima Repubblica, hanno fatto e fanno da collegamento trasversale al gattopardismo in base al quale che tu stia a destra o che tu stia a sinistra, le porte girevoli fanno in modo che a governare sia sempre lo stesso nucleo di potere.
Questa logica ha funzionato per decenni, ma ora è cambiato il quadro internazionale e il Pd, avendo sposato tutte le politiche del Nuovo Ordine Mondiale di Davos, tutte le logiche di George Soros (la posizione della Schlein sui migranti è emblematica), tutte le idee propalate dall’ideologia woke, ha perso la legittimazione internazionale e sta perdendo la sponda di Bruxelles, dove l’Unione Europea si è trasformata in una mucillagine green soffocante e illiberale.
Se anche il centro destra, vedi il caso Piemonte, soggiace alla logica trasformista e gattopardesca, affidandola a ex democristiani che si avvalgono di ex comunisti, tracciando una linea di continuità tra il potere ex Dc e quello della Ditta ex Pci, è del tutto naturale che nasca una reazione di chi dice basta alla trasversalità permanente.
Il caso Piemonte è emblematico dell’asservimento del centro destra alle logiche del potere di sempre. Abituati a essere dipendenti degli Agnelli, i politici piemontesi hanno dimostrato di esserlo ancora, adottando pari pari le politiche green propugnate dagli Agnelli e propagandate dalla catena dei suoi giornali.
Se il prototipo Piemonte si allargasse, il centro destra sarebbe già perfettamente bollito e pronto da servire in tavola.
Sarà un caso, ma è piemontese anche l’ex repubblicano e poi forzista ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che si commuove di fronte ad una commediante e che sembra sentire il richiamo della foresta green, come i suoi conterranei.
Non va sottovalutata la pesante frattura interna alla Chiesa cattolica governata da Bergoglio, della quale è in questi giorni un’ennesima vetrina il convegno di CL.
Frattura che impedisce che i cattolici, come è stato per tutta la seconda metà del secolo scorso, si riconoscano in un solo partito scudo crociato.
La vicenda del libro del generale Vannacci ha come protagonista il ministro della Difesa Crosetto, un cuneese che ha iniziato la propria esperienza politica nella Democrazia Cristiana e che ha come consulente per le relazioni esterne il biografo di Luigi Bersani, ossia il biografo di uno dei massimi esponenti del partito trasversale di Massimo D’Alema, fondatore con Romano Prodi (sinistra Dc), dell’Ulivo e presidente del Consiglio negli anni in cui l’Italia bombardava l’ex Jugoslavia con armi all’uranio impoverito, essendo ministro della Difesa il democristiano Sergio Mattarella.
Non è difficile capire che il progressivo intreccio tra ex democristiani ed ex comunisti si sia esteso oltre i confini del centro sinistra, associando anche aree del centro destra. È a questa trasversalità gattopardesca, tesa a mantenere in essere un blocco di potere che si ritiene l’unico legittimato a governare e che ha al proprio centro gli ex democristiani, che si oppone chi vorrebbe una chiarezza che consenta un reale esercizio della democrazia. Data la deriva del centro destra, della quale il Piemonte green è un chiaro esempio, nasce un movimento che riempie il vuoto lasciato dallo scivolamento del centro destra verso il magnete democristiano.
Cosa ne sarà del nuovo movimento lo vedremo.
Per ora un dato è certo: c’è un’Italia che non vuole più il gattopardo. Quanto questa Italia sia estesa, in termini di consenso, di voti e di attivismo politico, lo si vedrà presto. La nascita di un movimento come quello che si ispira al manifesto politico che, di fatto, è diventato il libro del generale Vannacci, ci fa capire che è in atto qualcosa di più di una boutade mediatica estiva.
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