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MUSK E GLI SFORZI SPAZIALI EUROPEI

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La rivoluzione di Musk che ha sbriciolato gli sforzi spaziali europei, difficile recuperare…

C’era una volta l’Europa che si credeva regina dello spazio, con le sue missioni ordinate, le partnership istituzionali e i razzi Ariane che solcavano i cieli a cadenza regolare, ma poi è arrivato Elon Musk, l’uomo partito da un garage della Silicon Valley e capace di trasformare un sogno in un’azienda da 350 miliardi di dollari di valutazione, capace di moltiplicare i lanci annui fino a raggiungere quota 61 nel 2022.

E la vecchia Europa? Ancora ancorata al suo Ariane 5, ne faceva soltanto 3, incapace di sganciarsi da burocrazia e finanziamenti pubblici sempre in ritardo, mentre Falcon 9 e Falcon Heavy tornavano trionfanti all’atterraggio, riutilizzati come se nulla fosse. La NASA e il Dipartimento della Difesa statunitense riempivano le casse di SpaceX con contratti miliardari, e la Crew Dragon portava astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, lasciando il Vecchio Continente a inseguire con un Ariane 6 che slitta di anno in anno e con progetti futuribili come la capsula Nyx finanziata con spiccioli. 160 milioni di dollari sono noccioline se confrontate con i fiumi d’investimenti piovuti sul visionario Musk, e così l’Europa, che si immaginava avanguardia tecnologica, si ritrova a rincorrere un razzo riutilizzabile che ha già rivoluzionato il settore.

Va male anche quando si parla di costellazioni satellitari, Starlink è capace di coprire il pianeta con migliaia di piccoli satelliti per la connessione internet, mentre Iris, il piano europeo, è ancora un’idea sulla carta e i capi di governo discutono di come finanziare la prossima fase.
La verità è che dal 2004 a oggi Musk è diventato sinonimo di velocità, innovazione e marketing spregiudicato, un fenomeno che ha trasformato la corsa allo spazio in un terreno di competizione commerciale e geopolitica.

In mezzo a questa tempesta perfetta, l’Europa s’accorge d’essere rimasta indietro, schiacciata tra il trionfalismo americano e l’ascesa di nuovi attori asiatici, costretta a inventarsi una nuova politica industriale, a mettere mano al portafoglio e a riscrivere le regole di un gioco che Musk ha già vinto prima che gli altri si accorgessero di star giocando. Europa ancorata al patto di stabilità (la California sarebbe in infrazione da anni…) e in implosione a causa del dumping tedesco sul gas, oltre ad una Francia ormai al limite (nonostante sforamenti di debito continuo).

Un fallimento generale quello europeo, a tratti disarmante, uno scenario non del tutto colto dalle nostre governance europee, non adatte ad una competizione con Musk, persa in partenza.

Autore

  • Redazione

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