Home Opinioni MOSCA ACCUSA L’OCCIDENTE, TRUMP RIACCENDE IL NUCLEARE: L’ASSE DEL RISCHIO GLOBALE

MOSCA ACCUSA L’OCCIDENTE, TRUMP RIACCENDE IL NUCLEARE: L’ASSE DEL RISCHIO GLOBALE

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La tensione nucleare torna a crescere su due fronti diversi ma connessi: da Mosca arrivano accuse di sabotaggio contro l’Occidente, mentre a Washington Donald Trump ordina al Pentagono di “riprendere i test nucleari”. Due mosse che riportano il mondo dentro una logica di confronto da Guerra Fredda.

Il Servizio d’Intelligence Estero russo (SVR) ha diffuso un comunicato accusando l’Occidente di preparare un “atto terroristico” alla centrale nucleare di Zaporizhzhia per poi incolpare Mosca. Nessuna prova concreta, ma un messaggio politico: spostare l’attenzione dai raid ucraini su territorio russo e alimentare l’idea di un’Europa ostile.

Zaporizhzhia è il più grande impianto atomico d’Europa: sei reattori di tipo VVER-1000, ciascuno da 1 gigawatt, per una potenza complessiva di 6 gigawatt — circa un decimo della produzione elettrica prebellica dell’Ucraina. Da marzo 2022 la centrale è sotto occupazione militare russa e tutti i reattori sono in “cold shutdown”, cioè spenti ma ancora bisognosi di alimentazione elettrica continua per mantenere attivi i sistemi di raffreddamento.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), l’impianto ha perso l’alimentazione esterna almeno dieci volte dall’inizio della guerra. In caso di interruzione, entrano in funzione venti generatori diesel d’emergenza, con autonomia di appena dieci-quattordici ore. È questo il punto debole: basta un’interruzione prolungata o un danno alle linee da 750 kV per generare una crisi.

Secondo il Dipartimento dell’Energia statunitense, non si tratta di test con detonazioni ma di prove “non critiche”: simulazioni, lanci di missili con testate inerti, analisi di componenti e sistemi. L’ultimo test esplosivo americano risale al 1992, quando il Nevada Test Site chiuse dopo oltre 1.000 esperimenti nucleari condotti dal 1945 in poi.

Gli Stati Uniti possiedono oggi circa 3.750 testate nucleari, di cui 1.770 operative, mentre la Russia ne ha circa 5.580. La Cina, in crescita rapida, è stimata a quota 500 testate entro fine anno, rispetto alle 350 del 2020.

Il bilancio 2025 della National Nuclear Security Administration (NNSA) prevede 19,8 miliardi di dollari destinati alla manutenzione e al potenziamento dell’arsenale, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. È la cifra più alta dai tempi della Guerra Fredda.

Insieme, gli Stati Uniti e la Russia controllano oltre l’87% delle testate nucleari mondiali, circa 10.000 unità. Il trattato New START, unico accordo bilaterale rimasto in vigore, scadrà nel 2026, e Mosca ha già sospeso le ispezioni reciproche.

Ma al di là della politica resta la realtà tecnica: a Zaporizhzhia basta un guasto a una linea elettrica per scatenare un’emergenza; a Washington basta un ordine politico per far tremare i mercati e i governi.

Nel 2025 il nucleare è tornato a essere un linguaggio di potere.

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  • Redazione

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