Home Cronaca MANOVRE SULLA RAI CON L’IDEA DI PRIVATIZZARLA

MANOVRE SULLA RAI CON L’IDEA DI PRIVATIZZARLA

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Niente rinnovo del consiglio di amministrazione Rai prima della riforma della governance.

L’opposizione compatta, dopo il rinvio delle nomine alla ripresa dell’attività parlamentare nella seconda settimana di settembre, mette nero su bianco la propria linea, facendo capire che non sarà facile, anche al rientro dalle vacanze, trovare un accordo bipartisan, se non si avvierà una discussione più ampia sul futuro della tv pubblica. Sembra così consolidarsi il campo largo, almeno in tema di servizio pubblico. “Appare evidente l’impasse sull’assetto dei nuovi vertici di viale Mazzini.

I responsabili di tutti i partiti di opposizione nella Commissione Parlamentare di Vigilanza hanno dichiarato che non contribuiranno, secondo la legge vigente, al rinnovo del CdA Rai ritenendo preliminare la riforma della governance che secondo le indicazione dell’articolo 5 del Regolamento UE, deve essere comunque attuata entro il’8 agosto 2025, rendendo la RAI “indipendente in senso funzionale ed editoriale” e garantendo l’indipendenza attraverso un adeguato equilibrio fra mission e risorse economiche.

L’intesa con l’opposizione è necessaria in primo luogo per il raggiungimento del quorum dei due terzi in commissione di Vigilanza previsto per l’entrata in carica del presidente. Proprio l’annuncio della minoranza di voler disertare l’aula di San Macuto in caso di voto, per mettere così un freno ai possibili franchi tiratori pronti a sfruttare il voto segreto, è stato uno dei motivi che hanno impedito alla maggioranza di procedere spedita sul disegno che prevede la nomina di Giampaolo Rossi, in quota Fratelli d’Italia, come amministratore delegato, e di Simona Agnes, in quota Forza Italia, come presidente.

La maggioranza, che può contare su 24 voti nella bicamerale, faceva affidamento sul sostegno di Azione e Italia Viva per raggiungere la soglia delle 28 preferenze, ma entrambi i partiti si sono schierati con il resto della minoranza.

Ora bisognerà vedere se Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini si diranno disponibili al confronto sulla riforma.

Almeno a parole, nella scorse settimane, avevano sostenuto di essere aperti al dialogo, anche perché la legge non era stata approvata da un governo di centrodestra, ma dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi nel 2015.

Anche l’Usigrai chiede che si avvii la riforma. “Da settimane la Rai è ferma nella palude. Da settimane assistiamo a un ignobile mercato delle vacche – si legge in una nota -. La Rai è un patrimonio del Paese: va tolta dal controllo dei partiti (tutti), affidata a manager preparati e indipendenti, nell’esclusivo interesse dei cittadini”.

Dietro le quinte si agita la questione della privatizzazione, in merito alla quale il ministro Giorgetti ha detto: “Prima di arrivare a parlare di privatizzazione della Rai bisogna capire cosa si intende per servizio pubblico. Quando abbiamo definito cosa è servizio pubblico e interesse pubblico poi possiamo valutare le ipotesi di privatizzazione”.

Il tema è, ovviamente, cosa sia un servizio pubblico e se la rai, oggi, sia un servizio pubblico.

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  • Redazione

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