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Manine inglesi: “Recommendation X”, Interdoc e l’ENI

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L’Inghilterra e la Shell contro la logica di Mattei – Le manine inglesi sull’Italia – Il colonnello Merryl, l’ANSA, Interdoc e il Ceses

Nel 1960 prese forma, attorno a George Sinclair e Shell, un progetto di guerra informativa denominato Recommendation X, sviluppato in stretta collaborazione con l’IRD (Information Research Department) del Foreign Office e seguito dagli apparati MI5 e MI6.

“Recommendation X”, elaborata nell’ambiente dell’intelligence britannica, era collegata a Shell, al Foreign Office e all’Information Research Department (IRD).

Nel 1960 Shell incaricò Sir George Sinclair, ex funzionario del servizio coloniale britannico e convinto anticomunista, di studiare le attività comuniste che potevano danneggiare gli interessi delle compagnie petrolifere occidentali nei Paesi in via di sviluppo.

Sinclair elaborò progressivamente un progetto denominato “Recommendation X”, con la collaborazione dell’IRD del Foreign Office. Il progetto fu sviluppato tra il 1960 e il 1962 e venne formalizzato il 5 febbraio 1962 in un documento di 52 pagine.

L’aspetto particolarmente significativo è che MI5 e MI6 erano informati dell’operazione.

Nell’ottobre 1960, Sinclair incontrò il direttore generale dell’MI5, Roger Hollis, per discutere il suo nuovo incarico e le possibilità di assistenza dell’MI5. Le informazioni sull’incontro furono quindi trasmesse a “C”, cioè il capo dell’MI6, Sir Dick White.

Il punto centrale: una rete di guerra di informazione

Recommendation X proponeva qualcosa di molto moderno per l’epoca: creare una struttura di propaganda finanziata dal grande capitale privato occidentale, destinata a contrastare la propaganda comunista e a difendere gli interessi dell’economia occidentale.

Il documento partiva dall’idea che il capitalismo occidentale fosse diventato un bersaglio strategico dell’Unione Sovietica e che esistesse una sorta di “vuoto” nel campo dell’informazione che doveva essere colmato.

Per questo il progetto prevedeva una vera e propria unità di propaganda-informazione, finanziata dal mondo industriale, con una struttura, personale, funzioni e costi definiti.

Non siamo davanti semplicemente alla propaganda statale. Il modello è piuttosto guerra politica anticomunista consistente in: intelligence, apparato diplomatico, grandi imprese, produzione di informazione uguale.

La scoperta è particolarmente importante perché dimostra documentalmente l’esistenza di un’interazione tra interessi economici privati e apparati britannici di guerra psicologica.

Recommendation X non rimase un semplice rapporto teorico. Il progetto mirava alla costituzione concreta di una struttura permanente di propaganda del mondo industriale occidentale.

Il documento redatto da George Sinclair

Il documento Recommendation X fu elaborato da Sir George Sinclair, ex funzionario del servizio coloniale britannico e fortemente anticomunista. La versione definitiva fu completata il 5 febbraio 1962 ed era composta da 52 pagine.

L’obiettivo era creare una struttura finanziata dal grande capitale privato britannico per combattere sul terreno delle idee l’espansione comunista e, più in generale, difendere gli interessi dell’impresa occidentale nei Paesi in via di sviluppo.

Sinclair lavorò in stretto collegamento con l’Information Research Department (IRD) del Foreign Office. Il capo dell’IRD, Donald Hopson, e il suo predecessore Ralph Murray parteciparono alla preparazione del progetto. Anche il funzionario del Foreign Office Leslie Glass fu coinvolto.

E c’è un passaggio ancora più importante. Nell’ottobre 1960 Sinclair incontrò il capo dell’MI5 Roger Hollis per discutere del suo nuovo incarico e delle possibilità di collaborazione. Le informazioni sull’incontro furono trasmesse al capo dell’MI6, Sir Dick White.

Questo non significa che Recommendation X fosse «un progetto dell’MI6». Significa però che l’apparato d’intelligence britannico era informato e coinvolto nel contesto istituzionale nel quale il progetto veniva elaborato.

La struttura proposta per una «war of ideas»

Sinclair immaginava due divisioni interdipendenti: Assessment (analisi delle minacce economiche e politiche al sistema occidentale); Projection (produzione e diffusione di un’immagine favorevole dell’impresa privata occidentale in Africa, Asia e America Latina).

Questa seconda componente è particolarmente interessante perché il progetto prevedeva espressamente l’utilizzo di materiale non attribuibile, commissionato indirettamente attraverso soggetti terzi.

In altre parole: non propaganda ufficialmente britannica, ma comunicazione apparentemente indipendente finanziata dal settore privato.

Sinclair suggeriva inoltre di utilizzare organizzazioni collegate all’apparato anticomunista occidentale, fra cui Economic League, Interdoc e Latin America Information Committee, per distribuire il materiale.

Questo è il punto che rende Recommendation X molto interessante per la tua ricerca sulla guerra culturale.

Shell avrebbe dovuto essere il principale finanziatore, ma non l’unico.

Il progetto prevedeva di coinvolgere: Shell, BP, Unilever, ICI, Barclays Bank of London and South America, altre grandi imprese petrolifere, chimiche, farmaceutiche e finanziarie.

Il progetto prevedeva un costo di circa £134.350 nel primo anno, destinato a salire a oltre £410.000 nel terzo anno.

Ma qui emerge una cosa ancora più significativa. Hopson, capo dell’IRD, scrisse che l’organizzazione avrebbe consentito di utilizzare il denaro delle grandi imprese per colmare il divario tra i finanziamenti pubblici e quelli segreti disponibili per la guerra fredda.

E indicò esplicitamente come destinatari anche partiti d’opposizione, sindacati e organizzazioni studentesche ostili che erano difficilmente raggiungibili attraverso gli strumenti ufficiali dello Stato.

Sinclair definiva esplicitamente l’obiettivo come una sorta di «war of ideas».

Il progetto non era dunque semplicemente: difendere i pozzi petroliferi. Era: difendere l’idea stessa del capitalismo occidentale. E questo avrebbe dovuto essere fatto creando nei Paesi del Terzo mondo un «climate of ideas favourable to the survival and expansion of the free enterprise system».

Qui tocchiamo il punto che si collega alle tue precedenti ricerche sull’IRD, sulla guerra culturale e sulle reti transnazionali.

Il campo di battaglia diventa: informazione, cultura, università, sindacati, studenti, partiti, élite locali, opinione pubblica.

La documentazione mostra che Shell e BP avevano già fornito finanziamenti segreti all’IRD per operazioni di propaganda legate alle aree nelle quali operavano, in particolare Medio Oriente e Africa.

Recommendation X rappresentava il tentativo di istituzionalizzare e ampliare questo rapporto, trasferendo una parte della guerra culturale anticomunista dal settore pubblico a una struttura apparentemente privata.

Lo stesso archivio che ha portato alla luce Recommendation X documenta separatamente il finanziamento di Shell e BP alla macchina propagandistica dell’IRD.

L’Italia era un Paese strategicamente molto importante

Nel 1962 l’Italia era uno dei principali terreni della Guerra fredda europea: presenza di un PCI molto forte; governo stabilmente inserito nel campo occidentale; DC come principale forza anticomunista; presenza del PSI, che proprio in quegli anni si stava spostando verso il centro-sinistra; sindacati molto potenti; università e movimenti studenteschi; forte conflitto ideologico; posizione strategica nel Mediterraneo.

Perciò l’Italia rientrava certamente nel tipo di ambiente politico per il quale una macchina di guerra culturale anticomunista sarebbe stata rilevante.

Ma questo non significa che Recommendation X sia stata utilizzata in Italia. Il collegamento più concreto è l’IRD.

Recommendation X nasce in stretta relazione con l’Information Research Department del Foreign Office.

Hopson spiegava che l’IRD aveva bisogno di nuovi canali per finanziare e diffondere propaganda anticomunista, perché i fondi pubblici erano insufficienti e perché alcuni destinatari erano difficilmente raggiungibili dall’apparato ufficiale.

L’idea era dunque: Foreign Office / IRD, finanziamento privato, organizzazione apparentemente indipendente, produzione e distribuzione di materiale anticomunista, partiti, sindacati, studenti, media e opinione pubblica.

Per verificare un eventuale collegamento italiano bisogna cercare i canali attraverso i quali l’IRD operava in Italia.

Fra le organizzazioni indicate nei documenti di Recommendation X compare Interdoc.

Interdoc è particolarmente interessante perché era una rete internazionale di specialisti e strutture anticomuniste, nella quale convergevano funzionari, esperti di intelligence e organizzazioni provenienti da diversi Paesi occidentali.

Interdoc (International Documentation and Information Center) fu costituito all’Aia il 7 febbraio 1963, quindi praticamente subito dopo la Recommendation X di Shell del febbraio 1962. Nacque dalla collaborazione tra ambienti dell’intelligence olandese, francese e tedesca occidentale, con contatti e partecipazione di britannici, italiani, svizzeri, belgi, americani e altri.

Non era semplicemente un think tank universitario. La ricerca storica di Giles Scott-Smith[i] lo descrive come una rete transnazionale situata tra lo Stato segreto e il pubblico, finalizzata a costruire una risposta occidentale alla propaganda e all’influenza sovietica.

Interdoc raccoglieva e produceva: documentazione sui Paesi comunisti; analisi dell’ideologia sovietica; studi politici e sociali; pubblicazioni; conferenze; formazione; contatti con università, giornalisti, politici e imprese; reti internazionali di esperti.

L’obiettivo non era soltanto conoscere l’avversario, ma anche sviluppare e diffondere una posizione occidentale nella “battle of ideas”. Una fonte accademica della KNAW lo definisce esplicitamente come un prodotto della cooperazione tra servizi francesi, tedeschi e olandesi destinato a disseminare una concezione dei “Western values” attraverso media, imprese, università e politica.

Un documento statunitense del 1965 è ancora più interessante: descrive Interdoc come centro che forniva informazioni a dipartimenti governativi, imprese internazionali e associazioni degli imprenditori, e registra i contatti di Interdoc con organizzazioni di diversi Paesi.

Il collegamento con Shell e con la vicenda ENI – Mattei

Qui si apre una pista che vale la pena seguire. Tra i fondatori o partecipanti all’ambiente olandese di Interdoc compare Herman Jan Rijks, dirigente della Royal Dutch Shell.

Quindi abbiamo: Shell legata a Recommendation X (1962) e contemporaneamente apparati di sicurezza occidentali e industria legati a Interdoc (1963)

Recommendation X e Interdoc non erano la stessa organizzazione, ma appartenevano a un ambiente storico molto vicino: l’idea che la competizione con il comunismo dovesse essere combattuta non soltanto con diplomazia e intelligence tradizionale, ma anche attraverso informazione, ricerca, cultura, stampa, formazione e reti private.

Interdoc aveva contatti con l’Italia fin dagli anni Sessanta; la rete comprendeva infatti anche istituzioni e interlocutori italiani.

Interdoc fu pensata per affrontare la “peaceful coexistence” sovietica: non più soltanto il confronto militare Est-Ovest, ma la competizione per l’influenza sulle società occidentali e sui Paesi del Terzo Mondo.

Interdoc non era una semplice organizzazione anticomunista, ma un nodo di transito fra servizi d’intelligence, grandi imprese, apparati statali, centri di ricerca e reti internazionali. E l’Italia è effettivamente dentro questa rete.

 

La struttura di baseSchema Interdoc

Questa struttura è sostanzialmente confermata dalla ricerca storica di Giles Scott-Smith, che descrive Interdoc come il risultato di discussioni avviate già nel 1956-57 tra servizi di sicurezza occidentali, industriali e intellettuali. Il nucleo era franco-tedesco-olandese, ma britannici e italiani entrarono nella rete fin dalla fase iniziale; gli americani erano coinvolti e informati.

In Olanda il cuore della rete

Il personaggio centrale è C.C. (Cees) van den Heuvel. Era un ex funzionario del BVD, il servizio di sicurezza interno olandese. Accanto a lui c’era Louis Einthoven, già capo del BVD.

Questo è importante: Interdoc non nasce da un gruppo di accademici che decide spontaneamente di occuparsi di comunismo. Nasce da persone provenienti dagli apparati di sicurezza, che poi costruiscono una struttura formalmente separata dagli Stati. Scott-Smith descrive proprio Interdoc come un punto di incontro e di transito tra mondo ufficiale/covert e mondo pubblico/private.

Tra i fondatori olandesi troviamo Herman Jan Rijks, alto dirigente di Royal Dutch Shell.

Quindi Rijks è indicato nelle fonti come dirigente Shell e membro fondatore olandese. Shell non era semplicemente “vicina” a Interdoc. La ricerca di Scott-Smith indica che Shell fu la principale colonna del finanziamento dell’operazione Interdoc nei Paesi Bassi e che fu anche un canale importante per costruire contatti in Belgio, Francia e Italia.

Altre imprese olandesi contribuirono, tra cui Philips, Unilever e AKU; le fonti riportano inoltre che il finanziamento tedesco divenne progressivamente dominante rispetto a quello olandese.

Il secondo pilastro, infatti, è la Germania Ovest. Qui il personaggio fondamentale è Rolf Geyer, proveniente dal BND. Scott-Smith lo descrive come responsabile dello sviluppo della componente di guerra psicologica del BND e uno dei due principali architetti intellettuali di Interdoc insieme a Van den Heuvel. Il finanziamento tedesco superava quindi enormemente quello olandese. Questo produce un fatto molto interessante:

Interdoc era formalmente internazionale, ma per una parte importante della sua vita fu finanziata soprattutto dal BND. E ciò spiega perché il cambiamento politico di Bonn con Willy Brandt e l’Ostpolitik nel 1969-70 ebbe conseguenze enormi.

Nel 1970, infatti, la Germania iniziò a ritirare il sostegno e Interdoc entrò in una nuova fase.

Il nodo britannico della rete: MI6 + IRD

Qui la connessione con Recommendation X diventa davvero interessante.

La Gran Bretagna aveva due canali: MI6 e IRD – Information Research Department del Foreign Office.

L’IRD era il grande apparato britannico di propaganda/informazione anticomunista.

Interdoc cercò di costruire Interdoc UK nel 1964, ma la collaborazione britannica rimase limitata perché MI6 e IRD non volevano affidare completamente le proprie reti a Interdoc.

Questo significa che Interdoc non era una creatura controllata da MI6, ma era un ambiente comune, nel quale servizi diversi collaboravano, scambiavano informazioni e persone, mantenendo però le proprie strutture.

Quando George Sinclair propone per Shell una struttura che avrebbe dovuto analizzare le minacce agli interessi occidentali; produrre una rappresentazione favorevole dell’impresa privata; finanziare lavoro anticomunista non attribuibile, mise in essere l’idea di utilizzare organizzazioni già esistenti e, pertanto, di utilizzare Interdoc come uno dei canali di distribuzione.

Il nodo italiano della rete

L’Italia non era semplicemente un Paese periferico della rete.

Interdoc cercò esplicitamente di creare una struttura nazionale italiana.

Il risultato fu il CESES – Centro di ricerche economiche e sociologiche sui problemi dei Paesi dell’Est, associato alla figura di Renato Mieli.

La letteratura accademica sulla storia del neoliberismo italiano conferma che il centro di ricerca fu inserito nella rete Interdoc e che ricevette finanziamenti e rapporti con il mondo imprenditoriale italiano.

La documentazione mostra un tentativo di costruire un nodo italiano, con CESES come uno dei principali punti di contatto.

La ricerca di Scott-Smith mostra che Interdoc cercò di arrivare direttamente a Confindustria.

Qui compare Giorgio Barbieri, allora dirigente dell’Associazione degli industriali di Bologna e indicato come possibile futuro vertice di Confindustria.

Barbieri avrebbe dovuto mettere Interdoc in contatto diretto con la segreteria di Confindustria e con il segretario generale Melotti, bypassando il CESES.

Questo è un dettaglio straordinariamente interessante, in quanto significa che esistevano almeno due livelli italiani: INTERDOC – CESES Renato Mieli e tentativo di rapporto diretto con Confindustria.

Mieli è particolarmente interessante perché possedeva una caratteristica che Interdoc cercava: conoscenza dall’interno del mondo comunista. Era stato nel PCI e aveva avuto rapporti con l’Europa orientale; dopo il 1956 passò a un’attività fortemente anticomunista. Il CESES produceva analisi sul blocco sovietico e la rivista L’Est.

Questo si adattava perfettamente al modello Interdoc: ex conoscenza dell’avversario, ricerca, diffusione, reti imprenditoriali.

Renato Mieli, il colonnello Merryl, l’ANSA e il PWB

Renato Mieli, il colonnello Merryl, uomo del Psychological Warfare Branch (PWB), su mandato del PWB fonda alcuni giornali e nel 1945 la più grande agenzia di stampa italiana, l’ANSA.

Nel loro libro “Il golpe inglese” (Chiarelettere), Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella identificano il «colonnello Merryl» con Renato Mieli e lo collocano nel PWB (Psychological Warfare Branch) a Napoli nel 1944. Gli attribuiscono un ruolo nel sistema che autorizzava le pubblicazioni e distribuiva la carta necessaria alla stampa nell’Italia liberata.

Il nome di Mieli è inserito in una rete editoriale più ampia che il PWB britannico appronta per riorganizzazione l’informazione italiana, con giornali e giornalisti e come rete anticomunista della guerra fredda.

Tra le operazioni editoriali citate compaiono: Risorgimento Liberale, Corriere Lombardo, La Settimana Incom, SISI – Servizio informazioni stampa italiana e, soprattutto, assieme a Renato Mieli, i nomi di Mario Pannunzio, Edgardo Sogno e Luigi Barzini jr.

Mieli, però, dopo l’esperienza alleata entra nel PCI, diventa direttore dell’edizione milanese de l’Unità nel 1947 e nel 1949 assume la responsabilità dei rapporti con l’estero del PCI. La sua permanenza nel partito termina dopo il 1956.

Questa traiettoria è particolarmente interessante perché significa che l’uomo proveniente dall’apparato informativo alleato arriva al vertice di un settore importante dell’informazione comunista italiana.

Dalle fonti che riprendono Il golpe inglese emerge che gli autori individuano successivamente una rete dell’Information Research Department, struttura del Foreign Office britannico.

Nel quadro italiano vengono indicati come collaboratori dell’operazione anticomunista: Renato Mieli, Luigi Barzini jr, Paolo Brichetto e altri giornalisti e intellettuali.

Una relazione dell’IRD del 1º aprile 1952, citata nella ricostruzione del libro, afferma esplicitamente che l’attività consisteva nella produzione e diffusione di articoli, saggi e iniziative culturali finalizzati a orientare l’opinione pubblica italiana.

Questo è molto più interessante, documentalmente, dell’affermazione generica “gli inglesi controllavano la stampa”.

Questo è il passaggio che si collega direttamente alla questione Interdoc – CESES.

Dopo l’uscita dal PCI, Mieli diventa una figura importante dell’anticomunismo culturale italiano. Nel 1963 viene creato Interdoc, rete internazionale di collaborazione anticomunista. Mieli, come s’è detto, fonda a Milano il CESES – Centro ricerche economiche e sociologiche sui paesi dell’Est.

Una fonte secondaria descrive il CESES come la filiale italiana di Interdoc.

Un’altra connessione importante è Edgardo Sogno. Mieli e Sogno appartengono però a due segmenti diversi della rete. Sogno proviene dalla struttura clandestina Franchi e dal rapporto con il SOE britannico; Mieli proviene invece dal versante informazione/propaganda/PWB.

Il convegno Parco dei Principi

Arriviamo al 1965, al convegno sulla “guerra rivoluzionaria” al Parco dei Principi di Roma, dove compaiono nuovamente figure provenienti da ambienti differenti.

Tra i partecipanti vengono indicati: Renato Mieli, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giorgio Pisanò, Pino Rauti, Guido Giannettini, Stefano Delle Chiaie, Mario Merlino, Carlo Maria Maggi, Ivan Matteo Lombardo e altri esponenti militari, politici e dell’area neofascista.

Questo è interessante perché Mieli non è assimilabile politicamente agli altri partecipanti. Il suo significato nella rete è piuttosto quello di ponte fra l’anticomunismo culturale informativo e il mondo della guerra rivoluzionaria.

La documentazione consente di dire con maggiore prudenza che Cereghino e Fasanella lo inseriscono nella rete britannica di informazione e propaganda e successivamente nella rete anticomunista collegata all’IRD.

Torniamo a Interdoc

Il 16-18 ottobre 1970, Interdoc organizza al Grand Hotel di Rimini una conferenza internazionale:

“Soviet Activities in the Mediterranean”.

L’argomento è Mediterraneo, URSS, Nord Africa, Medio Oriente.

Interdoc aveva una rete di intelligence e influenza che si occupava dell’ambiente geopolitico nel quale operavano anche: compagnie petrolifere; governi; movimenti nazionalisti; URSS; Paesi mediterranei; Paesi del Medio Oriente.

Negli anni Sessanta gli americani erano presenti ma non controllavano Interdoc e la rete si riconfiguò nel 1970.

Alla fine degli anni Sessanta si verifica una separazione interessante: Shell, che aveva sostenuto Interdoc, preferisce sostenere anche il nuovo Institute for the Study of Conflict (ISC) di Crozier.

Le fonti indicano che Shell fornì al nuovo ISC £5.000 l’anno per tre anni, mentre BP contribuì con £4.000 per due anni. Successivamente arrivarono finanziamenti americani attraverso NSIC.

Questo è un passaggio importante: la rete non scompare, ma si frammenta. Una parte rimane con Interdoc, una parte confluisce nell’ISC, una parte si collega alle fondazioni americane e una parte rimane dentro i servizi.

La cosa più sorprendente che emerge ora è una rete transnazionale nella quale intelligence, grandi imprese, ricerca politica e informazione si sovrapponevano senza essere la stessa cosa. E Shell è uno dei ponti più importanti.

Nel dicembre 1962 emerge che Shell non considerava sufficiente identificare il problema con il solo comunismo sovietico o cinese.

Un funzionario dell’IRD annotò che Shell vedeva il pericolo anche nel nazionalismo marxista quando questo poteva portare a espropriazione, nazionalizzazione e anticapitalismo. Questo allarga enormemente il campo. Non siamo più soltanto davanti alla contrapposizione: Occidente vs URSS.

Il tema diventa capitalismo occidentale contro comunismo, nazionalismo marxista, movimenti anticapitalisti, nazionalizzazioni.

Enrico Mattei costituiva un problema

Il collegamento tra Recommendation X e l’ENI è quello di una strategia più ampia delle grandi compagnie petrolifere occidentali e dell’apparato britannico della Guerra fredda, dentro la quale l’ascesa dell’ENI di

Il punto interessante è che Sinclair non aveva bisogno di nominare l’ENI perché il meccanismo progettato da Recommendation X la colpisse indirettamente.

L’ENI di Mattei rappresentava infatti qualcosa di anomalo rispetto al sistema delle grandi compagnie anglo-americane. Mattei aveva trasformato l’azienda pubblica italiana in uno strumento di politica energetica autonoma: cercava accordi direttamente con i Paesi produttori, offriva condizioni diverse da quelle delle tradizionali compagnie occidentali e rompeva il sistema oligopolistico delle cosiddette “Sette Sorelle”.

Nel dopoguerra esisteva concretamente il rischio che le strutture e il mercato petrolifero italiani finissero sotto un controllo straniero e che, inizialmente, gli interessi delle compagnie anglo-americane convergessero con l’idea di liquidare l’AGIP.

Quindi il contrasto può essere rappresentato in questo modo Il sistema petrolifero occidentale poggiava su concessioni alle grandi compagnie, sul controllo delle risorse e dei mercati e sulla forte influenza politica occidentale.

Il modello ENI di Mattei era costituito da un’impresa energetica pubblica, da accordi diretti con i Paesi produttori, da maggiore quota per il Paese proprietario della risorsa, dall’ingresso dell’Italia in aree tradizionalmente dominate dalle major e da maggiore autonomia politica ed energetica.

Il punto decisivo è che Recommendation X allargava il concetto di “nemico”. Questo è probabilmente l’aspetto più importante. In una prima formulazione la minaccia era soprattutto il comunismo sovietico-cinese, ma Shell arrivò a considerare il problema in termini molto più ampi: nel dicembre 1962 un funzionario dell’IRD annotava che il pericolo per Shell non proveniva soltanto dal comunismo russo o cinese, ma anche da “nationalist Marxism”, nazionalizzazioni, espropriazioni e più in generale dall’anticapitalismo.

Ed è qui che il caso Mattei diventa particolarmente interessante.

Mattei non era comunista. Era un cattolico, atlantista, ma fautore di una politica estera ed energetica italiana autonoma. Tuttavia, la sua politica aveva un effetto oggettivo che poteva essere percepito come minaccia dagli interessi petroliferi occidentali: riduceva il controllo delle major sulle risorse e sui mercati.

Per questo è più corretto parlare di conflitto di interessi geopolitici ed economici che di una semplice contrapposizione “anticomunisti contro comunisti”.

Perché l’Iran è fondamentale

L’Iran rappresenta forse il caso più importante per capire perché un progetto come Recommendation X potesse interessare Shell e il governo britannico.

Nel 1951 Mohammad Mossadeq aveva nazionalizzato l’industria petrolifera iraniana, mettendo in discussione il vecchio sistema dominato dalla Anglo-Iranian Oil Company. Dopo il colpo di Stato del 1953, nel 1954 fu creato un nuovo consorzio internazionale.

La composizione era molto significativa: BP: 40%, Royal Dutch/Shell: 14%, cinque grandi compagnie americane: complessivamente 40%, Compagnie Française des Pétroles: 6%.

Quindi Shell aveva un interesse economico diretto e consistente nell’Iran.

Ma nel 1957 accadde qualcosa di molto importante: Enrico Mattei riuscì a far entrare ENI nel settore petrolifero iraniano al di fuori del consorzio dominato dalle grandi compagnie occidentali.

L’accordo NIOC–AGIP Mineraria/SIRIP fu concluso nel 1957. L’Archivio storico Eni conserva la documentazione dell’accordo del 3 agosto 1957 e della costituzione della SIRIP.

Il punto rivoluzionario era la “formula Mattei”: maggiore partecipazione dello Stato produttore agli utili e una società mista con partecipazione iraniana. Una valutazione dell’intelligence americana dell’epoca sottolineava che l’accordo attribuiva all’Iran il 75% degli utili netti, rappresentando una rottura con il modello 50/50 allora prevalente.

Qui c’è un collegamento forte con Recommendation X

Eni non era semplicemente “un’altra compagnia petrolifera”. Per Shell e per il sistema petrolifero anglo-americano, Mattei rappresentava un modello alternativo: non più soltanto la compagnia occidentale che ottiene una concessione dal Paese produttore, ma una partnership nella quale il Paese produttore ottiene una quota molto maggiore e partecipa direttamente.

L’Archivio ENI stesso descrive questa strategia come un ingresso in competizione con le “sette sorelle”, attraverso la collaborazione con i Paesi produttori.

La Libia rende il quadro ancora più interessante

La Libia è probabilmente il secondo pezzo fondamentale del puzzle.

Negli anni Cinquanta e Sessanta il territorio libico venne progressivamente aperto alle concessioni petrolifere. Nel 1960 circa il 70% del territorio libico era coperto da concessioni e tra i concessionari principali figuravano Esso, Mobil, Oasis, Amoseas, Gulf, BP e Shell.

Anche ENI entrò in Libia molto presto: secondo la documentazione ufficiale Eni, il gruppo è presente nell’esplorazione e produzione libica dal 1959. Mattei sintetizzò la filosofia dell’accordo con una frase famosa: “È il loro petrolio”.

Questo è molto importante perché ci permette di mettere sulla stessa mappa Shell/BP, ossia sistema petrolifero occidentale tradizionale contro ENI/Mattei, ossia modello di partnership con gli Stati produttori in un’area strategica comprendente: Iran, Nord Africa, Medio Oriente, Africa subsahariana.

Ed è precisamente l’area geografica nella quale Recommendation X voleva intervenire.

Negli anni Cinquanta e Sessanta il principale problema per le compagnie occidentali non era necessariamente che un Paese diventasse comunista, ma che un governo nazionalista dicesse: “Il petrolio è nostro e vogliamo una quota maggiore dei profitti”.

Ed è esattamente la trasformazione che si stava verificando in: Iran, Libia, Egitto, Algeria, Iraq e altri Paesi produttori. L’Archivio ENI descrive esplicitamente come la formula Mattei venisse applicata, oltre che in Iran, anche in Tunisia, Libia e Algeria, favorendo la partecipazione dei Paesi produttori.

Recommendation X nasce nello stesso contesto storico in cui Shell e le altre grandi compagnie occidentali percepiscono come minaccia la crescita del nazionalismo petrolifero e dei modelli alternativi di gestione delle risorse, mentre ENI di Mattei è uno dei principali protagonisti della trasformazione dei rapporti tra compagnie internazionali e Stati produttori.

Il Foreign Office britannico non fu semplicemente spettatore. Nel marzo 1962 un alto funzionario scrisse che non vi era “alcun dubbio” sulla volontà di mantenere un atteggiamento positivo e incoraggiante verso il progetto; il capo dell’IRD lo vedeva come un modo per utilizzare il denaro delle grandi imprese nella guerra fredda.

Sinclair non ricevette l’incarico specifico di contrastare Mattei o l’ENI

Quello che è chiaro è che la Shell commissionò il lavoro a Sinclair, che Sinclair collaborò con l’IRD e mantenne rapporti con l’apparato britannico di intelligence e che Recommendation X mirava a difendere globalmente il sistema dell’impresa privata occidentale.

Inoltre, Shell doveva essere il principale finanziatore, insieme ad altre grandi imprese e Shell considerava sempre più problematici anche i movimenti nazionalisti ed espropriatori, non soltanto il comunismo.

Quindi Recommendation X è rilevante per capire il contesto internazionale nel quale Mattei e l’ENI si muovevano, anche se non costituisce, sulla base delle carte finora rese pubbliche, la prova di un’operazione britannica specificamente progettata per eliminare l’ENI.

Il piano “Recommendation X” rappresenta uno dei casi più emblematici di cooperazione tra una grande multinazionale privata (Shell) e l’apparato di intelligence e propaganda di uno Stato (il Regno Unito) durante la Guerra Fredda.

Infine, il contesto economico e geopolitico (1960 – 1962)

Di seguito sono riportati i dettagli storici, operativi e strutturali del progetto, emersi dall’inchiesta del giornalista John McEvoy basata su documenti desecretati dai National Archives britannici.

Agli inizi degli anni ’60, il processo di decolonizzazione in Asia, Africa e America Latina procedeva a ritmo spedito. Shell e i funzionari britannici temevano che la crescente influenza dell’Unione Sovietica e dei movimenti nazionalisti locali portasse a nazionalizzazioni dei giacimenti petroliferi e perdita delle quote di mercato dell’energia per le compagnie occidentali.

Nel 1960, Shell decise di commissionare uno studio riservato sulle “attività comuniste intese a stravolgere le operazioni delle principali compagnie petrolifere”.

Per redigere il report fu scelto Sir George Sinclair, figura chiave nel sistema coloniale britannico in quanto aveva lavorato per decenni nei servizi coloniali (compresa la carica di vicegovernatore a Cipro) ed era un convinto anticomunista.

Suo fratello era il direttore generale della Burma Shell in Birmania. Tra il 1960 e il 1962 viaggiò estensivamente, sfruttando i contatti con il Foreign Office e le ambasciate britanniche nel mondo per raccogliere informazioni.

Sinclair redasse il piano lavorando a stretto contatto con l’apparato d’intelligence britannico. Nell’ottobre del 1960, Sinclair incontrò personalmente il capo dell’MI5, Roger Hollis, per discutere come il servizio segreto interno potesse supportarlo nel suo nuovo incarico.

I verbali dell’incontro con Hollis furono inoltrati direttamente a Sir Dick White, il capo (“C”) dell’MI6 (il servizio segreto estero). Sinclair collaborò soprattutto con i vertici dell’IRD, il dipartimento segreto del Foreign Office incaricato della propaganda e della guerra psicologica durante la Guerra Fredda. Tra i suoi interlocutori vi furono i direttori dell’IRD Donald Hopson e Ralph Murray.

Sinclair propose di coinvolgere altre grandi multinazionali e banche britanniche per finanziare il budget annuale (stimato in centinaia di migliaia di sterline dell’epoca): Petrolio e Chimica: BP, ICI, Unilever; Tabacco: British-American Tobacco (BAT); Banche: Barclays, Bank of London and South America.

Tuttavia, il documento ha fornito la prova storica di come le multinazionali dell’energia e i servizi segreti statali abbiano formalizzato strategie congiunte di disinformazione per preservare gli interessi petroliferi occidentali durante la decolonizzazione.

[i] Giles Scott-Smith, Western Anti-Communism and the Interdoc Network: Cold War Internationale, Palgrave Macmillan, 2012

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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