
di Carlo Di Stanislao
“I Falsi Samaritani dichiarano di essere mossi da sentimenti di amore e di amicizia, ma poi lavorano su vibrazioni molto poco elevate”
Sharatan ain al Rami
“Ho combattuto ed è tanto: ritenni di poter vincere… ma natura e sorte studio e sforzi repressero. Ma già è qualcosa esser sceso in lotta, poiché vedo che in mano al fato è la vittoria. Fu in me quanto era possibile e che nessun venturo secolo potrà negarmi: ciò che di proprio un vincitore poteva dare; non aver avuto timore della morte, non essersi sottomesso, fermo il viso, a nessuno che mi fosse simile; aver preferito morte coraggiosa a vita pusillanime”
Giordano Bruno, De Monade
Madre Teresa di Calcutta stata proclamata Santa a seguito della cerimonia svoltasi il 4 settembre in Vaticano. Anjezë Gonxhe Bojaxhiu – questo il suo vero nome – fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della carità è sempre stata identificata come un esempio di misericordia verso i poveri tanto da convertirla in una vera e propria icona del XX secolo.
A scalfirne il mito aveva pensato Christopher Hitchens, che nel suo libro “La posizione della missionaria”, uscito nel 1995, e nel documentario Hell’s Angel, criticava aspramente l’operato di Madre Teresa sostenendo che la futura santa non fosse tanto un’amica dei poveri quanto della povertà: “Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia”. Nel giugno del 2001, Hitchens fu chiamato da padre David O’Connor dell’Arcidiocesi di Washington a rendere la sua testimonianza nella causa di beatificazione di Madre Teresa. Nel suo intervento, Hitchens disse: “La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti”. Hitchens non fu il solo a denunciare la scarsa qualità delle cure che Maria Teresa dispensava ai malati in India.
Nel libro “Sii la mia luce”, pubblicato nel 2007, vengono raccolte 60 lettere di Madre Teresa, nelle quali la prossima santa della chiesa cattolica esprimeva dei forti dubbi sulla sua fede. Nello scambio epistolare con i suoi confessori si possono leggere queste parole: “C’è un’oscurità terribile in me, come se ogni cosa fosse morta. Ed è stato più o meno così da quando ho cominciato il mio lavoro”. E ancora: “Mormoro le preghiere della Comunità e mi sforzo per trarre da ogni parola la dolcezza che essa deve regalare, ma la mia preghiera di unione non esiste più, io non prego più”.
Nel 2013 una ricerca condotta dall’Università di Ottawa ha sfatato il “mito dell’altruismo e della generosità” che avvolge Madre Teresa, raggiungendo la conclusione che la sua santificata immagine non regge al confronto coi fatti, e rappresenta sostanzialmente il compimento di una vigorosa campagna mediatica organizzata da una Chiesa Cattolica in sofferenza.
Nonostante tutte le sue 517 missioni, che al momento della sua morte erano state organizzate in cento diversi paesi del mondo, la ricerca ha scoperto che praticamente nessuno di coloro che vi si era recato alla ricerca d’assistenza medica ne aveva poi effettivamente ricevuta. Le condizioni che vi si potevano osservare erano non igieniche, “perfino inappropriate”, l’alimentazione inadeguata, e gli antidolorifici assenti – non certo per mancanza di fondi, nei quali l’ordine di Madre Teresa, famoso in tutto il mondo, in realtà sguazzava – ma in nome di quella che gli autori della ricerca definiscono la sua “peculiare concezione della sofferenza e della morte”.
Chiamata da Paolo Villaggio “il topo albanese”, non dava farmaci ai malati, dicendo che assumere medicinali lì avrebbe fatti andare all’inferno.
Li faceva morire di stenti e dolore su pagliericci (nonostante ricevesse donazioni stratosferiche per costruire ospedali che non ha mai fatto costruire, in compenso finanziava con quei soldi campagne di vario genere della destra più relazionaria) con la scusa che li avvicinava alla passione di Cristo.
È risaputo che faceva usare lo stesso ago per molte iniezioni, usava il meno possibile antidolorifici, mischiava poveri Cristi che potevano essere guariti con malati terminali di malattie infettive.
Le autorevoli riviste “The Lancet” e “British Mediacl Journal” hanno criticato pesantemente i «metodi da campo di concentramento praticati nell’ospizio.
Ai moribondi non veniva fornito alcun trattamento per lenire il dolore. Questi venivano stipati in brandine sudicie, privati di ogni comfort.
“Gli ospiti della casa di Madre Teresa erano in balia di suore sprovviste di competenza medica, incapaci di fare diagnosi e di rispettare le più elementari precauzioni igieniche. Alcuni medici che hanno visitato la struttura, come il dottor Robin Fox, hanno riferito di aghi di siringa usati e riusati su diversi pazienti, sulla cattiva qualità di cure e di cibo», ha scritto il “British Medial Journal”. «Tra i malati incurabili finivano spesso anche poveracci, che sarebbero potuti guarire con le cure appropriate, ma che finivano anche loro per morire a causa delle infezioni e dell’inedia», ha aggiunto “The Lancet.
Ogni tanto faceva il suo viaggetto nella business class e andava a farsi fotografare con un bambino in braccio e lei andava a curarsi in cliniche lussuosissime in Svizzera..
“…Fanatica della sofferenza ad ogni costo, impartiva il battesimo a musulmani e induisti moribondi e incoscienti e nei suoi viaggi di propaganda ha accumulato fortune che sicuramente avrebbero consentito di creare ospedali efficienti e modernissimi, cosa che non ha fatto. In compenso ha fondato molti conventi nel mondo con lo scopo della conversione delle popolazioni locali e per creare nuove suore. Alcuni di questi conventi ospitavano e ospitano bambini, il Guardian ha denunciato le condizioni disumane in cui questi bambini erano tenuti. Questo e molto altro è ben documentato e testimoniato. Forse il tempo farà il suo lavoro, ma per la massa che ha la memoria selettiva del baciapile o del pesce rosso, sarà solo e sempre una buona samaritana.
La sua immagine è interamente racchiusa nella logica coloniale: quella del salvatore bianco che getta una luce sugli uomini dalla pelle ambrata più poveri del pianeta. Madre Teresa fu una martire – non per i poveri dell’India e del Sud globale – ma per quel senso di colpa bianco e borghese. (Come nota Prakash, svolgeva esattamente questa funzione al posto di, e non certo insieme a, una “autentica sfida a quelle forze che la povertà la producono e la coltivano”).
E tutti quei suddetti uomini dalla pelle ambrata, poi, come li avrebbe aiutati? In modo quanto meno discutibile, ammesso che l’abbia mai fatto.
Il suo persistente “secondo fine” era quello di convertire al cristianesimo alcuni fra gli individui più vulnerabili del Paese, come del resto ha dichiarato l’anno scorso il capo di una Ong induista. Esistono perfino alcune testimonianze secondo le quali lei e le sue suore avrebbero provato a battezzare persone in punto di morte.





