
di Giovanni Fasanella
Scrive una gentile lettrice, commentando uno dei miei scritti sul caso Moro:
«Aldo Moro si è suicidato il 28/3/78, scrivendo a Cossiga di poter “essere chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere sgradevole e pericolosa in determinate situazioni”, perché lì Andreotti capì che Moro aveva già parlato.
A chi? Al primo gruppo che lo deteneva, quello che non gli consegnava le lettere. E forse lo capì anche Mario Moretti (secondo gruppo) ma un po’ dopo, riflettendo sul cambiamento di atteggiamento della DC: non era possibile che il politico scrivesse sotto gli occhi dei suoi carcerieri che “avrebbe potuto dire di più” a meno che non lo avesse già fatto. Fare recapitare quella lettera per Moretti fu un terribile errore politico. Per Moro fu l’errore umano che gli costò la vita».
Cara lettrice, «suicidato» andrebbe scritto almeno tra virgolette, altrimenti, oltre alla storia, si stravolge anche la cronaca. Detto questo, per il resto si può anche concordare. Già Pellegrino, nel 2000, dichiarò in “Segreto di Stato” che quella lettera, incautamente resa pubblica da Mario Moretti, determinò una «torsione» nella vicenda Moro.
Aggiungerei un dettaglio importante, sottovalutato da molti. La pubblicazione di quella lettera fu con ogni probabilità all’origine del commissariamento del governo italiano da parte del direttorio atlantico di Stay-behind, che inviò in Italia squadre speciali incaricate di occuparsi della faccenda (Panorama del 27 marzo 2008).
Il direttorio in quel periodo era guidato dai Servizi dalla Germania Federale ed era composto anche da Gran Bretagna, Usa e Francia, ma l’Italia non ne faceva parte: evidentemente non era ammessa alla gestione delle questioni più delicate. Che cosa fecero le squadre speciali di Stay-behind? Come condussero le ricerche per liberare il prigioniero e, soprattutto, per “proteggere“ le rivelazioni che Moro aveva fatto o avrebbe potuto fare ai suoi carcerieri, impedendo che fossero rese pubbliche dalle BR o che finissero in mani sovietiche? I membri del “direttorio” la pensavano tutti allo stesso modo su come chiudere il caso?
Queste, a mio avviso, sono le domande. Capisco che Londra, Berlino, Parigi e Washington siano mete troppo impegnative. Ma se si vuole fare davvero un passo avanti nella ricerca della verità, bisognerebbe andare almeno a Bruxelles. Di sicuro, se si continua a girare intorno all’ombelico romano, non si arriverà da nessuna parte. Questo insegna la storia di quasi mezzo secolo.





