
di Paola Bergamo
“Il corpo è l’arpa della vostra anima, sta solo a voi trarne meravigliose armonie o suoni confusi” [Kalil Gibran]
Scorrendo “Lo Yoga in poche parole” di Antonio Bettelli, di questi giorni alla sua seconda edizione, si percepisce subito l’armonia che ne sgorga.
Una sensazione di pace, indotta dalla lettura del libro, mi ha riportato alla mente il verso sublime del poeta libanese Kalil Gibran.
Un’armonia, fonte di equilibrio, palpabile via via che si va sfogliando, pagina per pagina, l’affascinante e raffinato glossario per aspiranti Yogin di Bettelli.
Qualche pillola: “Tra il più piccolo infinitesimo e il più grande infinito quale dei due è contenitore e quale è contenuto dell’altro?” sono le parole con cui si apre la definizione di ATMAN.
“Per quanto tempo sai stare seduto rimanendo vigile in una posizione immobile?” Non solo il quesito è impegnativo ma anche la pratica dell’ASANA, cioè della postura lo è, necessita di un allenamento continuo e costante nel tempo per trarre quel beneficio fisico e mentale che lo Yoga sa offrire.
“Yoga Chitta Vritti Niroda”: lo Yoga quale rimedio calmante dei vortici della coscienza, capace di sedimentare la mente in uno stato di calma (SUTRA)”. Particolarmente toccante è la descrizione del passaggio tra la vita e la morte della Madre dell’autore, molto sofferente: il respiro regolare garantito solo dall’apparecchiatura medica, il tracciato nervoso dell’elettrocardiogramma, i rintocchi del battito cardiaco via via sempre più rallentato e flebile. Perché, accanto alle ventidue parole scelte da Bettelli per proporre il “suo Yoga”, tanti sono i richiami a taluni accadimenti della propria vita che rendono perciò non sterile, non consumistico né tanto meno solo tecnico quanto piuttosto esistenziale e introspettivo l’invito ad avvicinarsi all’antica disciplina di origine vedica rivelata più di duemila anni fa dal Saggio Patanjali.
Definire lo Yoga in poche parole potrebbe apparire una missione impossibile che invece è perfettamente riuscita e del resto se il libro è particolare, l’autore è decisamente singolare: Bettelli è Ufficiale dell’Esercito Italiano, Generale di Corpo d’Armata, esperto elicotterista dell’Aviazione Italiana, noto opinionista per alcune rinomate testate giornalistiche, esperto di geopolitica, di difesa e sicurezza, apprezzato scrittore (indimenticabile il suo “Leonte”), è un poeta, indubbiamente un filosofo ed è uno Yòghi speciale.
Lo “confessa” sin dalle prime pagine del “suo Yoga”: ha conosciuto il valore e la fatica delle armi, il peso e la responsabilità dell’uniforme, la brutalità della guerra, la durezza e l’asprezza della vita, il senso del sacrificio nell’essere disposti a mettere a repentaglio la propria vita per difendere quella altrui, il senso del dovere, l’angoscia che comporta non poter essere sempre accanto agli affetti più cari. E’ stato soldato in scenari “caldi” come il Libano e l’Afghanistan e fu proprio a Kabul che il Generale Bettelli s’imbatté nella “Via” dello Yoga e dice : “Non c’era settimana nella quale il fragore di una esplosione non sconquassasse le pareti dei container utilizzati come ufficio o come dormitorio”.
Notti insonni, flashback che gli provocavano persino un senso di asfissia, gli allarmi frequenti che si susseguivano al fracasso dei razzi in arrivo, il rombo assordante della guerra, le telecamere che rimandavano di continuo le scene cruente del campo di battaglia: è in questa atmosfera, forse come valvola di sfogo, forse come anestetico alla gravità e crudeltà dell’uomo, che il Generale si avvicinò allo Yoga.
Provo grande trasporto pure io per l’antica disciplina indiana, cui mi avvicinai nel 1997, una data che per mie personali vicissitudini resta fissa nella mia mente. Subito percepii la grandezza del filone di pensiero, l’utilità a livello fisico e mentale, il prodigioso carattere terapeutico: lo Yoga forse arricchisce il senso del vivere. E’ perciò con grande curiosità che ho preso in mano il compendio di Bettelli per vedere come un soldato si poneva innanzi a questa disciplina antica, come proponeva questa complessa corrente di pensiero, rimasta immutata nel tempo a cui hanno peraltro attinto i pensatori di tutto il mondo. Ne sono rimasta colpita, affascinata per lo stile, per il linguaggio, per la delicatezza, per la sensibilità, per l’empatia e per l’umiltà con cui una personalità come il Generale vi si approccia riuscendo a farci comprendere le tante preziose e infinite sfumature dello Yoga.
Per me Yoga significava “Unione”, unione del corpo fisico con la mente, della materia con lo spirito ma Bettelli offre molto di più. Riesce a rendere accessibile, anche ai meno esperti, concetti profondi e complessi, tenendo il lettore per mano, offrendo un glossario da conservare a portata di mano, da sfogliare alla bisogna dove ha scelto parole molto significative tra le numerosissime che compongono lo Yoga.
Il libro vuole anche porre rimedio alla distorsione che l’ “occidentalizzazione” consumistica ha prodotto riducendo l’antica disciplina a una specie di ginnastica-stretching praticata per lo più dalle donne per tenersi in forma , restituendocelo nella sua autenticità.
Lo Yoga non è cercare risposte, ma arrivare a non porre domande!
Se lo Yoga comporta un allenamento sapiente del corpo, potente è l’allenamento della mente verso la via della meditazione, fino a riuscire a praticare la capacità di distacco, da tutto ciò che è materiale, per raggiungere quello stato di “super-coscienza” che fa stare bene.
Così suggerisce Bettelli: “cerco di sedermi e di osservare lo spazio vuoto tra i pensieri.” Lì forse è vero che vi è l’unica comprensione e il silenzio è una forma di devozione, una preghiera.
Consiglio la lettura a tutti, a chi lo Yoga non lo conosce e vi ci si vuole avvicinare, a chi lo conosce e vuole approfondire, a chi è curioso di conoscere lo Yoga del Generale che non vuole essere l’unica soluzione possibile ma proporre un cammino.





