L’opposizione parla di “nuova Legge truffa” o di “nuovo Porcellum”
Nei giorni scorsi il centrodestra italiano ha depositato alle Camere una proposta di legge elettorale che modifica radicalmente il sistema vigente, il cosiddetto “Rosatellum”, con l’intento dichiarato di favorire la stabilità politica.
I punti principali sono l’abolizione dei collegi uninominali e il passaggio a un sistema completamente proporzionale con listini bloccati e, quindi, senza preferenze su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato.
Sono previsti un premio di maggioranza predeterminato: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la prima coalizione che supera il 40% dei voti validi e se nessuna coalizione raggiunge la soglia, un’ipotesi di ballottaggio tra le due principali, con soglia di sbarramento al 3%.
L’opposizione e molti commentatori hanno già parlato di “nuova Legge truffa” o di “nuovo Porcellum”, per via della rapidità con cui il testo è stato presentato e della finalità della riforma e, cioè, il consolidamento del potere dell’attuale maggioranza di centro-destra, a trazione Fratelli d’Italia, alla vigilia di una competizione elettorale, stravolgendo le regole del gioco democratico a vantaggio dei partiti che sostengono il governo, che, con l’attuale sistema elettorale, potrebbe essere sconfitti.
La struttura dello “Stabilicum” sembra evocare la “Legge Acerbo”, approvata nel 1923 nel Regno d’Italia ed elaborata da gerarca fascista Giacomo Acerbo, sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Benito Mussolini.
La Legge Acerbo” modificò il sistema proporzionale in vigore dal 1919, integrandolo con un premio di maggioranza in quota fissa, pari ai 2/3 dei seggi, a beneficio del partito più votato qualora questo avesse superato il quorum del 25% e il cui scopo era quello di consolidare il potere del fascismo e la costruzione del regime dittatoriale, con la fine di ogni libertà politica e di opinione.
Si può oggettivamente osservare che entrambi i sistemi assegnano alla maggioranza un vantaggio rispetto alla pura corrispondenza tra voti e seggi, con la soppressione della rappresentanza proporzionale reale e la fine delle preferenze, con liste bloccate.
Si può evocare Alexis de Tocqueville, che nella sua celebre opera La democrazia in America, descrive il pericolo della “dittatura della maggioranza” e l’esercizio di un potere politico in grado di prevaricare i diritti delle minoranze, rappresentando un grave pericolo per la democrazia e le libertà individuali.
Certo, lo “Stabilicum” è inserito in un quadro democratico con libertà formali consolidate: c’è pluralismo di partiti, media indipendenti, controllo giudiziario, e la Costituzione italiana prevede pesi e contrappesi istituzionali, nonché il ruolo di garante del presidente della Repubblica, mentre la “Legge Acerbo” fu approvata in un contesto già segnato da intimidazioni, violenze politiche e indebolimento delle istituzioni democratiche, che condussero agli esili, al confino e agli assassini politici – tra cui quello del socialista Giacomo Matteotti – che da lì a poco si trasformò in dittatura.
Ciò che oggettivamente può provocare l’approvazione della riforma elettorale è la distorsione della rappresentanza, con una differenza significativa tra consenso popolare e forza parlamentare e un bipolarismo forzato con un vulnus al pluralismo politico-culturale.
La storia insegna che anche modifiche apparentemente tecniche alle regole elettorali possono avere conseguenze significative sulla rappresentanza politica, in un mondo in cui le tendenze autoritarie si fanno strada anche nei sistemi liberaldemocratici.


Maurizio Ballistreri, Ordinario ab. di Diritto del Lavoro Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell'Università di Messina. Delegato della Rettrice dell'Università di Messina alle Relazioni sindacali. Direttore degli "Annali" della Facoltà di Economia dell'Università di Messina. Componente del Centro de Estudos, Jurídicos Económicos e Ambientais dell'Universidade Lusíada di Lisbona. Rank Full Teaching Professor International Academy of Social Sciences of Catholic University of New Spain, Florida, USA. Presidente Istituto di Studi sul Lavoro, Roma.


